Cosa ho visto.


Sono in questa grande festa danzante nelle strade.
Mi passa davanti uno striscione con le parole processato e arrestato.

E una faccia fin troppo nota, che non ghigna più.
E' un attimo, prima di essere di nuovo inghiottito dalla folla.
Indossiamo tutti la mascherà di un tipo con i baffetti e la mosca.
Stiamo cantando in coro "remember, remember, the 5th of December".
Torno a ballare.

E tu? Cos'hai visto? Join the Mosaic.


My hair was long when we first met.


Fuggi, mia diletta,
simile a gazzella

Poi, da qualche giorno era tutto diverso.
Era improvvisamente cambiata l'aria, e la musica, e i colori.
Due anni trascorsi a rincorrerti e ora cedevi, ti lasciavi raggiungere.

Era oggi, tredici anni fa.
E quando siamo tornati su insieme, da quella strada che per anni avevo percorso da solo, gli occhi degli altri me li ricordo. Erano occhi che dicevano

Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?

Quella mattina, ancora mezzo addormentato, bevevo latte e mi trascinavo alla fermata. Autobus, metro, scuola. Ed ho in mente te.
Stamattina, ancora mezzo addormentato, prendevo un caffè e guardavo nostro figlio dormire. Ed ho in mente te.

2 + 13.
E' metà della mia vita che ti amo.

Vo via.


18 anni.
Cosa?
Lucca.
Lucca?
Lucca.
Lucca?!?

Si, Lucca! Hai presente?
Porta Elisa, il Fillungo, le piazze, gli amici, i naruti, LUCCA!

Due mulini.


Curiosa omonimia.
A parte il nome (e l'essere due gocce d'acqua, mi sembra evidente), i Mills hanno qualcos'altro in comune.
Entrambi hanno avuto a che fare con grandissimi figli di puttana ed entrambi ne sono usciti sconfitti.

"... sei un servizio giornalistico. Sei una faccia su una t-shirt, se ti va bene."
(Se7en)


Almeno avvisami.


Jack, dimmi che è uno scherzo. Che era una festa in maschera. Che era per ridere. Che hai perso una scommessa e ti è toccato il cosplay da playmobil. Il tupè di Austin Powers.

Domani esce il tuo nuovo album, porcaputtana.
Così non si fa. Non va bene. Uno dei tanti motivi per cui ti adoro è che pur arrivato in vetta il tuo entourage non esiste, il tuo entourage è tua moglie. Però, cazzo, non dico un consulente d'immagine ma un amico sincero ce l'hai?
Uno che sa dirti "non è cosa" quando non è cosa?
Parte del tuo successo in Europa occidentale lo devi a me, amico.
Al mio aver diffuso la tua musica attraverso ogni supporto audio esistente. Non puoi farmi questo.
Rischi di trasformarmi in Gil Renard. Non so se mi spiego.

Prometto di esserti fedele sempre, nella buona e nella cattiva sorte.
Ma tagliati quei capelli, ti prego.

Io sono tuo padre. (Vol. 6 - The School Issue)



Avere un figlio significa alle 8 pappa, alle 9 a nanna.
Tutti.

Avere un figlio significa mors mea, vita sua.
Mors loro, vita nostra.
Per la proprietà transitiva degli elementi, mortacci vostra.

Avere un figlio significa alterare il continuum spazio-tempo con 1.21 Gigawatt di madonne tirate giù di prima mattina, quando puntualmente gli oggetti intorno a te ti ricordano che nulla - nulla - è pensato per agevolare un bambino e men che meno il genitore che lo segue, in questo stracazzo di città.

Avere un figlio significa soprendersi davanti ad un film, un libro, una canzone, a pensare a come sarà condividere tutto questo con lui. A volere che accada più presto e più volte possibile.

Avere un figlio significa che, nel giorno in cui Edison testava la prima lampadina e in Francia le donne accedevano al voto, nel giorno in cui Taiwan cadeva in mano ai giapponesi e a New York inauguravano il Guggenheim, a poco più di un mese dai tuoi primi trent'anni lo accompagni a scuola per la prima volta. E non ci credi. E non ci crederai per molto, ancora.

(E se nel farlo ti senti improvvisamente vecchio, quel bambino all'ingresso che ti guarda ed esclama nonno! non aiuta.)

Avere un figlio significa risposte pronte, strategie collaudate a casa, insieme, prima dello scontro.
Ju-jitsu sociale.
No, signora. Non è vaccinato. Si, è nato a casa. Si, per scelta. No, non siamo nè amishmormoni, signora. No, neanche quelli del Regno. Abbiamo solo acceso il cervello.
(...)
Vede, io e Dio abbiamo un accordo.

Io non discuto sul perchè lui abbia popolato il mondo di gente come lei e l'abbia messa sulla mia strada e lui non discute di come distribuisco la sua ira.

Avere un figlio significa l'inserimento, il distacco graduale, la stanza della vista, quella dell'udito, del tatto, dell'olfatto, del gusto. Un paio di ciabattine nuove che sembrano disegnate da Frezzato, la foto più bella sulla bacheca dei nuovi arrivati, il cerchio delle presentazioni, il traffico la mattina, la maestra Martina, il profumo del legno, la rata in base all'ISEE, l'orario flessibile, lo porti tu, lo prendo io.

Da qui al 2025, anno in cui prenderà la patente.

Per questo, s'intende.

La Storia è Finita.


Pensavo di sopravvivere almeno fino al remake, per poi lasciarmi uccidere dolcemente dalla straziante visione del nuovo Falcor in CG.

E invece no.
Queste sono cose che una volta che le hai viste puoi anche morire in pace. (Che poi bastava IMDB)

Sarà che a vederlo, lui che era tutto ciò che un bambino di 5 anni potesse desiderare, mi sono sentito come Morla. Allergico alla gioventù.

Ecco.
Ecco la tristezza.

Artax, arrivo.
blub-blub-blub...

Promo

Facciamo finta che oggi sia l'oggi di venticinque anni fa.
Che ci si innamori di donne così, per intenderci.

Gentili ascoltatori, il Nido vi regala una perla pescata negli abissi del web. Una frammento di mondo buono.
Altro che celebrity playlists.



Poi chi vuol proprio regalarmi una bella soddisfazione può leggersi questo.
Dal Vangelo secondo James J. Walters.