thomasmagnum™ @ Flavors.me

Pastpresentfuture

Hasta la vista, baby. O anche "del chiudere una serie di questioni in sospeso e rinascere a vita nuova"




"Ci vediamo fra quattro giorni", dicevo alla chiusura del post precedente.
Sssseh. Come no.
Sono passati quasi due mesi. Due mesi in cui - come al solito - mi saranno venute in mente sei-sette-millemila cose per altrettanti post che poi sono puntualmente cadute sotto i colpi incessanti degli impegni quotidiani, del lavoro, dei marmocchi, della VitaVera™.

E così, alla fine, sono giunto ad una conclusione direi piuttosto ovvia.
Che senso ha un blog con una frequenza di aggiornamento simile? Bravi, nessuno.
E allora chiudiamolo, via.

L'ultimo giorno del 2010 è l'ultimo giorno del Nido. Eh si. Che poi, ritrovarsi a chiudere baracca praticamente a tre anni esatti dal primo post, e senza farlo appost, fa pensare.
Poco più di mille giorni in cui dire che è successo di tutto sarebbe sminuire la portata cosmica degli eventi che mi hanno sconquassato l'esistenza fino a stasera.
Per soffermarmi unicamente sugli eventi derivati dal blog stesso, mi basta pensare alle persone splendide conosciute attraverso queste pagine, gente fresca e spessa come piace ammé, uomini e donne della cui esistenza sarei rimasto all'oscuro perdendomi tutta la potenza che hanno dentro... insomma, mi basta pensare a questo per archiviare l'esperienza Nidodirobin alla voce gratitudine.

Gia vi vedo, folla sterminata (?!?) di lettori in preda al panico, attraversati dalle convulsioni da astinenza con gli occhi bianchi e la voce di Mario Biondi gridare
NOOOOOOOO!!! NON PUOI ABBANDONARCI COSI'!!! CHE NE SARA' DI NOI?!?
ma non temete, perchè in realtà (ta-daaa) il Nido non chiude. Trasloca.

Eh si. Nuovo spazio, nuova mission (se così la possiamo definire), nuovo tutto.
Il tempo di finire gli ultimi lavori, un'imbiancata ai muri, un'areata al locale e avrete l'indirizzo della casa nuova. Sarà mia cura comunicarlo quanto prima con apposito post, spam e strilloni in ogni dove, Facebook incluso. Stay tuned.

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Bene.
Detto questo, passiamo alle questioni in sospeso che accenno nel titolo.
Che poi, in realtà, la questione è una.
Il "logo" di Roma.
Giagia. Proprio lui. L'orrore.

"C'è stato un sogno, una volta, che era Roma. Si poteva soltanto sussurrarlo..."

Le righe che seguono sono rivolte a chi la faccenda la conosce bene, vuoi perchè tediato dal sottoscritto vuoi perchè partecipante o semplice cittadino interessato.
Questo per dire che - GIAMMAI! - non starò certo qui a ripetere tutta la litania.

Ho scritto una lettera aperta e la comitiva di buffoni riunita sotto il nome di Commissione non ha mai risposto.
Ho scritto a mezzo mondo segnalando la cosa. Stampa, radio, tv, rete, bloggers, associazioni, tutti.
Ho tirato giu un tumblr dedicato.
Ho contattato avvocati e enti sociali, mettendoci la faccia. Sempre.
Ad un certo punto mi rendo conto di una cosa: tutti i partecipanti in cui mi sono imbattuto fanno il tifo per me. Eggrazie per il lavoro che stai facendo, eccomplimenti eccetera.
E così dico: okay, non sono solo, andiamo fino in fondo.
Da lì la brillante idea: a detta di TUTTI abbiamo OGNI ragione per fare ricorso e OTTIME probabilità di vittoria. Quanto ci vuole? Duemila euro. Bene, 250 ce li metto io. Un paio di telefonate e siamo a 350. Che vuoi che siano 1650 euro per migliaia di persone? Se ognuno mette un'euro facciamo in un attimo! La motivazione c'è, sono tutti incazzati come me e commentano commentano commentano in ogni dove! In rete è tutto un fiorire di Vergogna! Logo di merda! Denunciamoli! Bisogna fare qualcosa!
Siamo a metà ottobre e ho dedicato a questa faccenda ogni spiraglio di tempo libero ma tirarsi indietro ora è davvero una cazzata abissale. E così apro questa pagina e aspetto fiducioso.
Fiducioso.
Fiducioso.
Un mese per racimolare la somma, circa 1500 utenti su pagine Facebook dedicate, poi amici, conoscenti, colleghi.
Fiducioso.

La faccio breve perchè ho fretta di chiudere il Nido e passare ad altro:
Cari colleghi partecipanti, se escludo le donazioni fatte da amici e conoscenti, indignati come e più di voi per questa offesa alla nostra città e alla nostra professione, il vostro contributo a quella che poteva essere l'unica risposta CONCRETA è stato semplicemente vergognoso.
E non mi riferisco a quanti di voi hanno partecipato con uno, cinque o dieci euro (anzi, a tutti loro va un mio sentito ringraziamento, dal momento che era proprio quella l'entità delle donazioni di cui avevamo bisogno per arrivare in pochi giorni alla somma richiesta e dal momento che i più anche in questo caso, sono stati amici che NON avevano partecipato), piuttosto mi riferisco alla stragrande maggioranza di voi che non ha voluto donare neanche un centesimo, nascondendosi dietro storie patetiche o semplicemente sparendo dalla "scena" (le pagine Facebook in primis) proprio nel momento in cui si iniziava la raccolta fondi.
A tutti voi che gridavate "è uno schifo!" va il mio augurio sincero di non combinare mai un cazzo di significativo con il vostro mestiere, soprattutto se questo ha a che fare con la progettazione di brand.
Non so come andrà a finire questa storia, probabilmente il logo avrà le sue difficoltà dovute anche ad altri problemi che ben conoscete, ad ogni modo volevo approfittare di queste ultime righe per mandarvi tutti riccamente affanculo, ovvero dove vi meritate di essere. A ideare marchi-marchette per i bar e le botteghe degli amici dei cognati dei cugini e a continuare le vostre splendide carriere di wannabes all'ombra dei grandi che rendono questo mestiere degno di essere esercitato. Spero comprendiate la frustrazione, la rabbia e la delusione che avete provocato in uno che ce l'ha messa davvero tutta per "fare rete", per coalizzare il malcontento che ci accomunava e dare vita a qualcosa di davvero partecipativo, una risposta ferma, decisa e coordinata che sarebbe arrivata dritta sulle scrivanie dei responsabili di questa vergognosa beffa ai danni di noi tutti. E se questa frustrazione, questa rabbia e questa delusione non le comprendete beh, lasciate che vi mandi a fare in culo un'altra volta, con sincera stima. Siete tristi. Miseri e tristi.
E se adesso qualcuno di voi se ne esce con motivazioni varie sul perchè e sul percome abbia deciso di non partecipare, a quel qualcuno dico sin d'ora: lascia perdere. Non sprecherò più nè una lettera nè un pixel per questa storia, vai a fare in culo anche tu, e di corsa.

Detto questo, rendo noto (non tanto per i tipi fanculizzati sopra bensì per coloro che hanno contribuito alla causa in qualsiasi modo) che, ad eccezione di un collega che aveva donato una somma pari alla mia - somma che è stata prontamente restituita - questa è cifra raggiunta:
265 euro. Ecco, io davanti ad un esempio così eloquente non riesco a non essere cinico e disilluso quando mi parlano di "internet come mezzo per il raggiungimento di una società davvero equa e partecipativa". Perchè credetemi, vorrei con tutto il cuore che fosse così ma se abbiamo a che fare con questa gente c'è poco da fare. E se succede con queste cazzate di concorsi truccati, figuriamoci con le questioni davvero importanti.
Ma non intendo cedere a questa visione delle cose e se non lo faccio è anche perchè so che in Italia esistono, per fortuna, anche persone fatte di tutt'altra pasta.
E' per questo che, piuttosto che impelagarmi in microrestituzioni con tanto di commissione PayPal, ho scelto di impiegare quei soldi come segue:

In questi giorni, dal logo delle Dolomiti in poi, mi arrivano diverse segnalazioni di concorsi-farsa o quantomeno dall'esito messo fortemente in discussione dai partecipanti e dai destinatari. Auguro a tutti quelli che stanno guidando le proteste di avere a che fare con gente più sveglia.

A conclusione di questo ennesimo episodio di italietta tutta lamentele e poche palle, ringrazio ancora tutti voi che avete contribuito anche solo facendo rimbalzare un link. C'è chi non ha fatto neanche quello, magari perchè impegnato su Farmville.

E un grazie di cuore anche all'Aiap, che pur dopo le numerose segnalazioni, al di là di un comunicato schifosamente politically correct non ha mosso un dito. Bravi. Belle merde.

Buon anno a tutti.

Eccolucca.

Tempo zero + pigrizia mille = per dire una cosa linka il post in cui la dicevi l'anno scorso.

Vo via.

L'anno prossimo sono 20, magari ci scappa un discorso un pò più articolato.

Ci vediamo fra 4 giorni.

Woooooosh.

Ragazzi, questo è un blues con riff in Sì, perciò occhio agli accordi e statemi dietro, okay?



Ho sei anni. Sono le 16. Vado al cinema.
Mio fratello non può. E' troppo piccolo, resta con i nonni.
Una settimana dopo, ovvero l'altro ieri, muore nonno Mario. Credo di averlo salutato proprio quel pomeriggio, prima di andare al cinema.

Il cinema.
Il mio primo film è stato E.T., tre anni prima. Questo è il secondo.
Stavolta mio fratello non viene con noi perchè i miei non vogliono ripetere l'esperienza. Come dargli torto? Dopo appena 13' di film, quando Elliott si scontra per la prima volta con la creatura di Rambaldi, esplodo in un pianto disperato. Così mi raccontano. Via dal cinema, subito. Ho smesso di urlare solo una volta tornato a casa.
Vent'anni dopo, sul set di Gangs of New York glie l'ho detto, a Elliott. Rideva. Cazzo ti ridi gli ho detto, in italiano. Rideva ancora. Ero indeciso se abbracciarlo o spaccargli la faccia sul posto. Ma le comparse le pagavano bene, quindi gli ho stretto la mano e l'ho ringraziato. Stop.

Il cinema, dicevo.
Oggi i miei sono tranquilli. Hanno visto il trailer, dicono che si può fare. E poi sono più grande, vado in prima elementare.
E così mi portano a Hill Valley.

E scopro Levi Strauss, Chuck Berry, i Platters, Jerry Lewis, la Libia, il plutonio.
Scopro che i paninari indossano il giubbotto di salvataggio e bevono Pepsi senza pagare, fantascienza e cappuccino.
E mentre mi chiedo se diventerò uguale a mio padre scopro che il presidente degli Stati Uniti è un attore e che se modifichi un monopattino puoi fare un sacco di roba interessante.
Hill Valley è meravigliosa. Ci sono dentro fino al collo. E non me ne voglio più andare.
Soprattutto quando li vedo uscire di scena in volo, verso il futuro.

Sulle note di Huey Lewis & the News ci alziamo, felici, incantati. Si accendono le luci. Il mondo è un bel posto. Ce ne andiamo a casa ma in realtà io, da quella sala, non me ne sono mai andato.
E siccome non potevo vivere all'Atlantic, vent'anni dopo il cinema me lo sono fatto in casa.
E siccome nel frattempo John DeLorean aveva mandato in fallimento la DMC, mi sono dovuto accontentare di una riproduzione in scala.

Per vedere il futuro devo aspettare di compiere dieci anni e tornare lì, una sera, appena prima di Natale. Incredibile. E' ancora meglio. Sarà perchè stavolta c'è anche mio fratello.
Nel frattempo ho rischiato di finire ammazzato un paio di volte cercando di agganciare un'auto con lo skate, ho imparato un sacco di parolacce (ma mutato figlio di puttana resta tutt'ora la mia preferita), ho disegnato flussi canalizzatori sui diari di scuola, ho desiderato ardentemente una chitarra elettrica e, ovviamente, ho ripassato le battute grazie a centinaia di repliche in vhs.

Il futuro.
Qualcuno ha detto che è pericoloso vedere il futuro. E se poi ti condiziona la vita?
E se poi ti trasformi in uno che colleziona cofanetti supadupa über alles deluxe e altre robe strane? E se poi contribuisce a definire le sfumature del tuo carattere, la tua visione del mondo e la tua idea di eroe? E se poi, insomma, ti segna per sempre?
A mio figlio dirò che quando si tratta di Zemeckis vale la pena correre il rischio.

Michael.
A sette anni ero già più alto di lui ma questo non ostacolava la venerazione. Soprattutto dopo averlo visto trasformarsi in lupo mannaro e diventare un dio del basket.
(Per qualche anno ancora mi sono chiesto come facesse Stiles ad avvolgere il fumo nella carta stagnola, ma questa è un'altra storia.)

Un anno dopo si torna indietro, in un passato parecchio passato. Scopro Clint Eastwood, Verne, Samuel Colt, gli "indiani" e il moonwalking.

Poi arrivano le medie.
Lo skate, la breakdance, i fumetti. Tanto per ricordarmi quanto di ciò che sono gli appartiene.

Poi arriva Spin City. Sono gia grande, ormai. Eppure questo brivido non riesco ancora a descriverlo.

Due anni fa, in quel funesto primo giugno 2008, ho scoperto che non avrei più potuto fare l'altro pellegrinaggio (il primo, per ovvi motivi, è a Honolulu) ma sogno ancora l'hoverboard. E dai, che ci siamo quasi.

Venticinque anni dopo la prima riga di questo post torno al cinema.
Obama non è Goldie Wilson, le macchine ancora non volano ma il mio culo viaggia in ibrida, è gia qualcosa.

Nonostante i colpi bassi della realtà, la magia è inalterata, intatta.
Forse non siete pronti per questa musica. Ma ai vostri figli piacerà.






Ciliegina sulla torta:
Okay, nel 2015 volerà ma oggi è elettrica. 28-10-10. h16 in Campidoglio. Enjoy.






Scuola. Pt.1


«Allora Leo, adesso papà va al lavor[GUARDAHOICALZINIDIDRAGONBALL!] ... ssseh.

Dicevo, Leo, papà adesso ti saluta e va al[GUARDAGUARDANBENTEN!] ... ok. Insomma Leo, dopo viene mamma a prender[GUARDAGUARDAHOLACINTACHESIAPRECOIBAKUGAN!] ...

Leo, come si chiama questo bambino?» «Daniele» «Ok, Daniele, per favore, puoi-[GUARDAHOLAMAGLIETTADISPIDERMAN!]... DANIELE, IO HO TUTTA UNA SERIE DI SUPERPOTERI CHE NON STO QUI A DIRTI E HO UNA DELOREAN CHE PENDE DAL SOFFITTO DI CASA E HO UNO DEI CENTO ESEMPLARI DI BOTTIGLIE DI SAKE DISEGNATE DA RUMIKO TAKAHASHI E HO IL CAPPELLO DI ARALE MA SE POSSO DARTI UN CONSIGLIO CERCA DI TENERE UN BASSO PROFILO ALTRIMENTI MAJIN BU, GLI ALIENI E VENOM TI STANERANNO IN FRETTA E A QUEL PUNTO NÉ. IO NÉ LEO POTREMO AIUTARTI CON LA NOSTRA BARRIERA ENERGETICA».

«Ciao Leo, a dopo» «Ciao papà».

Logo di Roma: Ricorso al T.A.R.


"Il tuo supporto /vale molto più di un corto / nella rassegna dove regna la rassegnazione."
(Caparezza | Il silenzio dei colpevoli)



1103 Partecipanti.

Circa 800 persone tra gli iscritti alle tre principali pagine Facebook dedicate:

Un dissenso largamente condiviso e la possibilità - l’UNICA possibilità concreta - di fermare l’avanzata di questo concorso-farsa.

Nel “mondo ideale” basterebbe che i soli partecipanti o gli iscritti alle pagine FB donassero meno di 2€ a testa per poter disporre dei 2000€ che occorrono a pagare le spese vive (marche da bollo etc.) richieste per il RICORSO AL T.A.R.
Ricorso che - ci tengo a ribadirlo - a detta dei legali Adoc ha ottime chance di successo viste le molteplici (e palesi) anomalie contestate.

Ma qui non siamo nel mondo ideale dunque molti si fermeranno alle chiacchiere.
Mi rivolgo a quelli che restano. Decine, sicuramente. Mi auguro di più.
Signori, abbiamo una settimana, dieci giorni al massimo, per raccogliere questa somma. Non sono in condizione di dirvi quanti siamo esattamente, dunque non posso chiedervi di donare una somma precisa. Quello che so è che, purtroppo, non c’è tempo per il microcredito.
Donazioni di 1, 5, 10 Euro rischiano di essere solo soldi buttati, perchè mai arriveremmo ad una somma utile.
Quindi quello che vi chiedo è una donazione minima di almeno 50 € a testa.
Ovviamente chiunque volesse dare di più è liberissimo di farlo. Inclusi i non partecipanti (che, beninteso, sono esonerati dalla “donazione minima” e possono contribuire anche con 1€.)


Mettiamola così: 100 € a persona e basta essere in 18, per farcela. 18 perchè, sia chiaro, i primi 200€ versati sono i miei.
18 su 1103. Se non ci sono almeno 18 persone sulle centinaia incontrate online e giustamente furiose per questa storia beh, ogni mia iniziativa, compreso questo tumblr, si rivelerebbe l’ennesima perdita di tempo in un Paese che appare ogni giorno più rassegnato alla mediocrità.

Ho ricevuto mail da alcuni di voi che, pur pronti a contribuire, si ponevano il problema dell’affidabilità di questa iniziativa.
E se non se ne fa nulla?
E se poi il sottoscritto “prende i soldi e scappa”?
Dubbi ragionevoli e condivisibili ma permettetemi due parole:
Sarà grato sin d’ora a quanti di voi mi accorderanno la loro fiducia inviando questo denaro tramite questo servizio. E’ collegato al mio conto PayPal. Non posso fare diversamente poichè qui non c’è un’associazione, un ente o chissà che altro.
Qui c’è solo un cittadino romano, professione art director, che non ne può più di queste buffonate e che sta cercando con tutti i mezzi che ha di porvi fine.
Chi scrive ha due bambini, una famiglia, un lavoro. Se volessi guadagnarmi 2000€ extra, credetemi, potrei farlo con sistemi più allegri e rapidi di questo.

E’ un “salto della fede”, come direbbe qualcuno.

Mi auguro di trovarvi pronti, risoluti e decisi quanto lo sono io. Perchè giunti a questo punto l’esitazione o il ripensamento sarebbero davvero il colpo di grazia.

Un ringraziamento speciale a quanti di voi decideranno di contribuire e, ovviamente, all’Adoc per la disponibilità nel farsi carico delle spese legali, permettendoci così di dover raccogliere una somma alla nostra portata.

Per qualsiasi info contattatemi su logoroma@gmail.com ma mi raccomando, giunti oltre la metà di ottobre, per i tempi tecnici del ricorso (e del legale che lo seguirà) abbiamo appena UNA SETTIMANA, massimo DIECI GIORNI per raccogliere questa somma.

Va detto che il servizio GoFoundMe, così come PayPal, applica una trattenuta del 5% sulle donazioni. Ma non facciamone un dramma. Se arriviamo a poco meno di 2000 sono disposto a mettere io stesso la somma che manca.

In compenso non è assolutamente necessario avere un conto PayPal per effettuare il versamento. Il servizio infatti accetta tutti i principali circuiti di credito.
Probabilmente in giro c’è anche di meglio, widget etc per raccolte fondi ma non ho tempo per approfondire questa questione. Anzi, non abbiamo tempo.

Non mi deludete.
Anzi, non deludiamoci.
Tutti gli aggiornamenti della "settimana di fundraising selvaggio" al solito tumblr.

PER IL VOSTRO CONTRIBUTO SEGUITE LE ISTRUZIONI SU QUESTO LINK. E’ SEMPLICISSIMO E SICURO AL 100% GARANTITO PAYPAL.

http://funds.gofundme.com/x0xk

PS: C’è bisogno di scriverlo? Ma si, scriviamolo: CONDIVIDETE, DIFFONDETE, FATE RIMBALZARE OVUNQUE. Conto su di voi. Grazie

PPS: Dal prossimo post questo blog torna quello di prima, prometto.




Roma in un'immagine - Lettera aperta alla Commissione

Tutto il tempo libero è andato. Ma la lettera è pronta.

Qui è possibile scaricarla e (con la gratitudine del sottoscritto) inviarla ovunque.

La lettera è gia stata inviata ai diretti interessati e a molti giornalisti on/offline.
Inutile dire che non ho altre parole sull'argomento e che conto sul vostro supporto.

Grazie.
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Roma, 26 Settemnbre 2010


C.A.

prof. Mario Morcellini,

prof. Luciano Caglioti,

prof.ssa Paola Panarese,

dott. Mario Defacqz,

dott.ssa Cristina Selloni,

prof. Armando Peres,

On. Giovanni Alemanno


OGGETTO: Lettera aperta alla Commissione del Concorso di idee “Roma in un'immagine


Gentili signori,

scrivo a nome della stragrande maggiornaza degli oltre 1000 partecipanti al concorso in oggetto in seguito alla recente presentazione del vincitore in data 16.09.10 presso il Museo dell'Ara Pacis.


A guidare queste nostre righe è l'estremo disappunto suscitato dalla visione dell'elaborato vincente e dalle parole con cui pubblicamente ne avete motivato la vittoria.

Parlo al plurale poiché in questa lettera aperta - alla quale mi auguro di ricevere presto risposta pubblica - mi faccio portavoce delle centinaia di professionisti, partecipanti e non, riuniti in spazi online creati ad hoc per esprimere a gran voce un dissenso largamente condiviso. Dissenso che deriva da un'attenta valutazione dell'elaborato vincente e dei 70 selezionati per l'esposizione presso il Museo.


Dopo le recenti “occasioni clamorosamente mancate” (mi riferisco con un eufemismo agli episodi relativi ai marchi “Italia Turismo” e “Magic Italy” entrambi al centro di accese polemiche) la comunità nazionale dei designers nutriva grandi aspettative per questo concorso che si presentava come la possibilità di dare alla Capitale un'immagine in linea con gli standard dei più noti City Brands mondiali. Citando dallo stesso materiale di approfondimento fornito dal Comune in allegato al Bando, esempi come New York, Amsterdam, Londra e Barcellona sono la testimonianza della grande considerazione altrove riservata al brand design applicato alle principali metropoli mondiali. Finalmente, si diceva, Roma avrebbe avuto l'occasione di allinearsi a quello che più che un semplice trend è piuttosto una solida strategia di marketing e comunicazione.

L'attesa, durata oltre un'anno, si è però conclusa nel peggiore dei modi poiché quanto appreso dalla comunicazione del vincitore è stato percepito unanimamente come l'ennesimo fallimento.


Occorre in primis andare oltre la legittima indignazione e l’espressione del gusto personale per condurre una lucida analisi della proposta vincitrice sulla base dell'esperienza derivante da una professione, quella appunto del designer, che chi scrive esercita quotidianamente da anni.

È indispensabile riconoscere che l’intero concorso, e le proposte che ne sono conseguite, vanno collocati nell’ambito della progettazione grafica, nello specifico del brand design. Materia, questa, dall’elevata componente tecnica, e giammai nell’ambito grossolanamente e impropriamente definito “creativo”, a voler ammiccare a presunte quanto illegittime parentele con la materia artistica.

Collocare quanto andiamo a contestare nell’ambito giusto ci consente di fare un’analisi che non scivoli continuamente nell’opinabile, che non si nasconda dietro la troppe volte evocata “questione di gusti” bensì proceda punto per punto seguendo unicamente i fin troppo chiari articoli presenti sul Bando.


(Dall'art. 7 del Bando di Concorso)


Il marchio proposto dovrà necessariamente rappresentare l’immagine della Lupa Capitolina, simbolo della fondazione di Roma ed essere accompagnato dall’espressione testuale/logotipo “Roma”.


Una prima obiezione viene mossa proprio in riferimento Lupa Capitolina, la cui presenza era il requisito primario del Concorso. Ci chiediamo come sia possibile che tra le mille e più stilizzazioni pervenute la scelta sia caduta su una versione che nulla mostra dei segni distintivi della Lupa Capitolina, sacrificando tali segni distintivi in favore di una fantomatica “colonna” che domina inspiegabilmente la scena.

Nel rational del vincitore si fa cenno a tale associazione colonna/Lupa motivandola al fine di legare “icasticamente la fase arcaica all'era regia, quella imperiale e quella medievale, sfruttando le immagini simbolo dal potere evocativo, ineludibile e apodittico”.

Centinaia di designers sono qui a chiedersi cosa ci sia di apodittico in una sintesi grafica che rende la Lupa Capitolina irriconoscibile e concentra l'attenzione su una colonna ionica (???) che NULLA ha a che vedere con le fasi arcaica, regia, imperiale e medievale della città, men che meno con il futuro.


Domanda: Prof. Morcellini e colleghi, come mai quest'improvvisa enfasi nel parlare di (cito testualmente) “richiamo alla tradizione classica evidente nella ricca iconografia del capitello”? Cosa ha a che vedere una colonna ionica con un marchio che dovrebbe rappresentare Roma?


Il marchio proposto dovrà avere le seguenti caratteristiche:


  • Distintivo e originale.

    Probabilmente il punto di partenza più difficile per motivare una contestazione. Ad ogni modo mi limiterò a citare una fotografia visibile nell'account Flickr del Sig. Michele Rallo, comprensiva di indicazioni sul copyright e rintracciabile alla PRIMA PAGINA delle immagini di Google digitando semplicemente le parole “Roma lupa”. Centinaia di partecipanti, in questi giorni, si chiedono se il marchio di una città nota in tutto il mondo possa essere così facilmente riconducibile grazie ad uno scatto di un utente privato immediatamente rintracciabile in rete.

  • Riproducibile e flessibile, mantenendo la sua efficacia espressiva e comunicativa nelle applicazioni su diverse dimensioni, nella riproduzione in positivo e negativo, a colori e in bianco e nero, nell’uso verticale e orizzontale e nelle due come nelle tre dimensioni;


    Qui entriamo nel vivo della contestazione in quanto il parere espresso, oltre all'essere unanimamente condiviso dai partecipanti, è squisitamente tecnico e dunque ampiamente dimostrabile:

    La presenza di sole linee sottili, l'utilizzo di un tratto irregolare non controbilanciato da forme solide e nette, il lettering sgraziato e poco leggibile, le cornici esterne che azzardano un intersezione con la “M” sono TUTTI elementi che rendono assai ardua ogni applicazione.

    In particolare, le caratteristiche elencate sopra impediscono riduzioni significative, rendono illeggibile la versione in negativo e in b/n così come un'adattamento in verticale o ancor meno una versione tridimensionale. La mancanza di riproducibilità è tale da balzare persino agli occhi dei non addetti ai lavori e ogni tentativo di gestione del marchio ne rivela i molteplici punti deboli citati sopra, rendendolo di fatto inutilizzabile.

    Chi scrive chiede a gran voce la pubblicazione del Manuale di utilizzo del logo, richiesto come condizione vincolante alla premiazione. Se su tale manuale questo marchio si rivelasse applicabile già solo negli adattamenti di base (intestati, coordinati etc) centinaia di designers italiani griderebbero al miracolo.


  • Versatile e applicabile in più forme sui principali supporti di comunicazione e nei diversi settori merceologici e prodotti di merchandising tenendo conto dei diversi materiali e tecniche di stampa e riproduzione.

    Direttamente collegata alla riproducibilità in scala, la versatilità risulta compromessa a monte per gli stessi motivi. Questo marchio è stato costruito senza tener minimanente conto delle odierne tecnologie di stampa. Esempi eclatanti sono la serigrafia (la riduzione del marchio da luogo all'amalgamarsi degli inchiostri serigrafici rendendolo illeggibile), l'incisione e/o stampa punzonata (stesso problema dovuto alle linee estremamente sottili e vicine tra loro, per non parlare della cornice di destra che arriva persino a sovrapporsi alla “M”!), il ricamo (idem).

    Chi scrive, forte di un esperienza pluriennale nell'industria della moda e nel tessile in generale, ci tiene in particolar modo a far notare che la serigrafia ed il ricamo in primis sono trattamenti indispensabili per produrre merchandising di base (t-shirt, cappelli, polo, felpe etc.).


Sempre all'art. 7 si legge inoltre che

Particolare valore sarà dato anche all’esplicitazione di molteplici modalità di funzioni e applicazione del marchio, che saranno ritenute parte integrante del progetto stesso. Espressamente si richiede una proposta di applicazione su: carta intestata, prodotti editoriali, magliette, shopper, banner web.”



Si prosegue in merito agli art. 5 e 6 che cito per rintero


L’aggiudicazione del premio è subordinata alle verifiche dell’originalità dei lavori presso gli organismi internazionali all’uopo preposti.


e


L’autore o gli autori della proposta vincitrice, partecipando al concorso rinunciano ad ogni diritto di utilizzazione sui propri elaborati. La privativa, in caso di vincita, si trasferirà al Comune di Roma, senza che l’autore/i possano avere nulla a che vantare al riguardo a qualsiasi titolo.


Si rende noto, come gia annunciato dalla stampa, che il logo in questione risulta essere regolarmente depositato dalla titolare di un'agenzia differente da quella annunciata in premiazione. Lungi da me entrare nel merito di questioni legali che verranno risolte in privato tra le parti la domanda che rivolgo alla Commissione è la seguente:Dal momento che la notizia di una presunta attribuzione indebita circola da ben prima della premiazione, non bastava forse questo semplice sospetto a rendere il logo incompatibile con la precisazione del Bando di cui sopra?

Infine, citando il comunicato stampa con il quale si è annunciata vincitrice la Mediapeople Srl di Torino, emergono dichiarazioni che, lette alla luce di queste obiezioni, risultano a dir poco paradossali:

Il bando chiedeva di interpretare in chiave contemporanea l'immagine della Lupa Capitolina abbinata all'espressione testuale/logotipo Roma”.

Domande:

Dov'è la “chiave contemporanea”? Quale criterio di giudizio ha spinto la Commissione a decretare su 1103 partecipanti una proposta che reca la scritta Roma priva dell'iniziale maiuscola?

E inoltre:

La valutazione è stata effettuata in base ai seguenti criteri: innanzitutto i prerequisiti presenti nel bando, poi originalità e riconoscibilità, creatività e attualità stilistica, efficacia del sistema comunicativo, flessibilità e riproducibilità della proposta, idea e rilevanza del progetto.”

Domanda:

Se i prerequisiti presenti nel bando risultano clamorosamente ignorati e l'efficacia del sistema comunicativo, flessibilità e riproducibilità della proposta destano i non pochi ragionevoli dubbi sopra esposti, non è forse il progetto totalmente inadatto a vincere una simile competizione?

Proseguiamo poi con la dichiarazione dello stesso Morcellini, in un testo che avrebbe il compito di motivare la vittoria di Mediapeople Srl

Ideato nel 2009, il progetto nasce da alcune premesse specifiche: (…) la volontà di rafforzare la visibilità della capitale e la valorizzazione della tradizione storica e culturale della città, con un segno immediato, raffinato e carico di significati.”

Gentile prof. Morcellini, tra le altre cose, può cortesemente illustrarci i significati di cui sarebbe carico il suddetto “segno”?

Continuando a leggere il suo intervento ci si trova inoltre basiti alle seguenti parole:

Il segno individuato come vincitore è stato apprezzato soprattutto per la sua eleganza e l'idea progettuale che lo sorregge”

Eleganza? Idea progettuale che lo sorregge? Una folta schiera di designers è qui a chiedersi quale sia questa idea progettuale, dal momento che il logo appare privo di ogni equilibrio grafico e sgraziato, dunque certo non elegante. Un'ulteriore appunto: qual'è, secondo lei, in una proposta così strutturata, il segno grafico che la contraddistingue? Qual'è la sintesi a cui il marchio dovrebbe aspirare una volta raggiunta la sua notorietà? Una colonna con una “M” al suo interno, forse?

Il tutto è arricchito dalla leggerezza del tratto con cui viene restituita l'icona capitolina”

In altre parole: la leggerezza del tratto che da tutti verrebbe indicata come difetto principale è stata la una qualità che ha contribuito alla vittoria? Quello che lei più avanti definisce “lettering pittorico” è quel genere di errore che i designers imparano in fretta ad evitare: garatteri sgraziati e privi di peso generano inevitabilmente confusione e – di nuovo – scarsa riproducibilità. Per non parlare della scelta cromatica che – sempre stando al suo intervento – darebbe “ulteriore slancio”, come se l'ennesimo utilizzo dei colori “istituzionali” adottati da Roma, dall'impero al Comune di oggi, fossero un elemento di novità.


Conclusioni:

In questa lettera si sostiene fermamente che questo marchio, non essendo provvisto dei criteri BASILARI con i quali si progetta un brand, e mancando clamorosamente TUTTI i requisiti di bando NON PUO' PRESTARSI AI MOLTEPLICI USI CITATI ED E' DUNQUE INUTILIZZABILE AI FINI DEL CONCORSO.

Infine, altre perplessità sorgono alla visione dei 70 lavori esposti all'Ara Pacis, la maggior parte dei quali, a detta di tutti i visitatori (non addetti ai lavori inclusi) manca totalmente delle caratteristiche proprie di un brand (su tutti, spiccano proposte imbarazzanti con l'uso della Lupa come elemento FOTOGRAFICO)

Sorvolando sulle dichiarazioni del Sindaco Alemanno, il quale paragona questo “disegno” ai noti city brand mondiali sostenendo che il primo non avrebbe “nulla da invidiare” ai secondi, ci chiediamo come sia possibile che una giuria composta da stimati accademici possa giungere ad una conclusione così DIAMETRALMENTE OPPOSTA al parere di centinaia e centinaia di professionisti che, di fronte a dei criteri di valutazione INCOMPRENSIBILI hanno scelto di procedere ad un ricorso collettivo con l'obiettivo di fermare questa operazione prima che la città subisca altre beffe.

Un gran numero di partecipanti chiede con forza delle spiegazioni esaurienti per le tante anomalie. Prima che i cittadini di Roma si rendano conto di aver pagato 40.000 Euro un marchio che non può svolgere le sue funzioni principali.

Si invita dunque alla Commissione a confutare quanto scritto finora, riconoscendone il valore non di mera teoria bensì di pareri tecnici condivisi da centinaia di professionisti.


Una Vs celere risposta, che sarà mia cura rendere pubblica come diretta replica a questa lettera, sarà ampiamente apprezzata.

Cordialmente,

Fabrizio Verrocchi e i circa 500 membri delle pagine Facebook “Roma in un'immagine – delusi dal risultato” e “Questo logo non rappresenta Roma.”

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