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Roma T.V.B.



In questi giorni di delirio (giorni? Tsk! Mesi! Quando finirà?) in cui accadono cose importantisssssimisssime in continuazione e ogni volta mi dico che vorrei scriverne e non trovo il tempo e poi smadonno e quel poco tempo libero lo impiego a smadonnare, ho fatto una piacevole scoperta che mi autoimpongo di divulgare.

Si tratta dei succhi di frutta T.V.B.
Sono buoni, che buoni è dire poco. Sono buoni a bestia, direi.
Oggi ne ho serenamente abusato e temo farò altrettanto da qui in poi.

Lascio al sito ufficiale (c'è pure il blog, aò) il compito di fare una presentazione vera e propria ma un paio di cose , anzi, di più, devo dirle qui.

L'idea è ottima. Il succo (come dicevo sopra) pure.
Il marchio è romano. Era dalla nevicata dell'85 che non ero così felice per qualcosa legato alla mia città.
La comunicazione è insolita per il settore (compresi i succhi bio-peace&love-freakpower analoghi) e dagli espositori da banco, dai volantini, dal sito stesso, traspare la piacevole sensazione che qualcuno abbia deciso di investire due cent in più per un aspetto troppo spesso sottovalutato.
Confesso che il tono con cui parlano al cliente è stato, prima ancora dell'ottima miscela contenuta nelle boccette, la ragione per cui mi sono trovato a comprarne colto da una rara (per il sottoscritto) attitudine all'acquisto compulsivo.
E dire che costano (comprensibilmente e allo stesso tempo paradossalmente) un fottio.
Però hanno trovato il cliente ideale.

Vabeh, mi stappo l'ultimo "Manosanta" e torno al lavoro.
E per dimostrare che le righe qua sopra sono nate da puro desiderio di condividere una bella scoperta e che non me ne viene nulla, concludo chiedendo ai diretti responsabili:

CON UN SUCCO COSI', UNA COMUNICAZIONE COSI' E UN SITO COSI', CHI E' QUEL TESTAPPERA CHE VI HA FATTO LE ETICHETTE IN COMIC SANS?!?!?

Vabeh.
Slurp.


I pity you fool! It's time to run like a real man!



Punto primo: Laurence Tureaud (Dio gli ha appioppato questo nome da croupier e lui si è vendicato trasformandosi in Bosco Albert Baracus aka Mr.T) è chiaramente immortale.
Punto secondo: L'agenzia che ha realizzato questi spot ha tutto il mio rispetto ma il plauso va soprattutto ai tipi di Snickers. L'azienda l'ha sempre saputa lunga su product placement, co-marketing et similia ma qui si sono superati. Secondo me con questa mossa hanno ottenuto un ritorno maggiore rispetto agli ingaggi con Lucasfilm, indubbiamente più impegnativi.
Voglio dire: qui hanno pagato il buon Tureaud e l'agenzia che lo rappresenta. Quattro nerd per la postproduzione e via mentre in occasioni passate non posso neanche immaginare i budget stanziati per il coinvolgimento di Yoda e soci.

Gli snack sono prodotti da MARS (ma no?) e basta un salto da loro per rendersi conto che il celebre marchio si è lasciato alle spalle il packaging tamarro (ricordate il primo Mars? Quello si che sembrava progettato per l'A-Team!) per sfoggiare un'immagine da megacorporation in stile Monsanto.
Il che sarebbe strano se non fosse davvero una megacorporation in stile Monsanto.
Mars accompagna il logo con la parolina magica nutrition e tutto sembra diverso.
Poi ha la faccia tosta di aggiungere altre paroline magiche come "support for your healthy lifestyle" e di acquistare il dominio marshealthyliving.com.
L'incantesimo è riuscito: tutti dimenticano che, essenzialmente, l'azienda produce mattoncini di strutto.
Roba che la dieta di Homer Simpson, al confronto, sembra studiata da un team di autorevoli nutrizionisti.

Vabeh, la chiudo qui altrimenti si vede troppo che sto rileggendo la globalizzazione e i suoi oppositori di Stiglitz.
Era solo per dire che adoro quando un cliente intuisce che gli stai proponendo l'associazione del suo marchio con la mitologia moderna e odio dover ammettere che a me non capita mai.
Torno a lavorare.

Però che figata i clip.
Ah, un appunto. Mi viene in mente ora ma non c'entra nulla:
il prossimo che sostiene che "loghi" sia il plurale di logo lo vengo a cercare e lo uccido con le mie mani.

Fasfud



Ok, iniziamo così, all'insegna del cazzeggio.
Mica tanto, poi. Non so voi, personalmente non mangio cibo da fast food da una decina d'anni. Nessuna crociata anti McDonalds et similia, è solo che quella roba fa cagare, c'è poco da girarci intorno.
Come potete vedere dall'immagine del post, anche in quel settore impera il fotoritocco estremo che sfocia spesso in vere e proprie riproduzioni in lattice/ceramica/resina&co. dell'oggetto in questione.
La paginetta che segnalo nasce sulla scia della campagna "Real Beauty" di Dove. Se però ci si sofferma un attimo a pensare che qui si tratta di cibo e non di cosmesi, la faccenda appare decisamente piu seria.
Beh, buon appetito.