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25, 26, 27 Settembre. Puliamo il mondo. Ebbrave Forchette.

Legambiente chiama, Forchets risponde.











ECD: Niccolò Brioschi
CDC: Francesco Montella
AD: Livio Grossi
Copy: Hilija Russo
Photo: Zona 13


IL Uomo.

L'ho comprato, acquistando Il Sole24Ore penso per la quarta volta in vita mia.
L'ho comprato perchè incuriosito dalla campagna di presentazione che recitava: "IL UOMO. La nuova definizione del maschile" e, soprattutto, l'ho comprato perchè, dopo una prima sfogliata in edicola, ho intravisto qualcosa di raro che, quando c'è, mi basta per andare in cassa e pagare col sorriso.
Non entrerò nel merito degli equilibri grafici ed eviterò le seghe mentali che l'argomento porta inevitabilmente con sè ma una cosa devo dirla: in mezzo ad un quantitativo inaccettabile di pubblicità a doppia pagina, di quelle che già smadonni alla ricerca di un sommario che non arriva mai, in mezzo a tutti quei Prada, Nero Giardini, Loro Piana, Pirelli, Alfa Romeo e alle loro pagine sempre uguali che vendono un made in italy scomparso da almeno dieci anni, in mezzo a tutto questo, dicevo, sopravvive un pò di passione. Sana, vera.
E' il primo numero e il team sceglie di mostrare al pubblico gli ingredienti base della rivista: la griglia di impaginazione, i font acquistati e/o creati per essa e il criterio che li ha guidati nella stesura.
Ottima cosa per un mensile del genere e ottimi risultati per il pubblico a cui si rivolge.

Nonostante sia una sorta di XL per ometti cresciuti, con un rapporto pubblicità/contenuti forse anche peggiore, gli articoli scorrono via piacevoli alla lettura. Anche quelli meno ben scritti vengono aiutati da un impatto visivo decisamente fludio, minimale senza essere scialbo, elegante senza apparire snob.
Insomma, per quanto riguarda la grafica e - a tratti - la scelta degli articoli, è indubbiamente un bel lavoro.
Pur non essendo mai stato un lettore di riviste simili (ho abbandonato XL dopo i primi numeri e ne compro uno ogni tanto, pentendomene sempre) sono convinto che al momento non ce ne siano di altrettanto ben fatte in giro, almeno per quanto riguarda l'Italia.
Vorrei fare un applauso nominando i diretti responsabili del buon lavoro di impaginazione ma arrivato al colophon qualcosa mi ricorda che siamo ancora nel belpaese:
C'è un art director, un creative director e due autori del progetto grafico. Vabeh, facciamo i complimenti a tutti così non si offende nessuno...

Veniamo ai contenuti.
Sorvolando sui trafiletti idioti e sulle mezze pagine che non mancano di spiattellare argomenti assai complessi con imbarazzante superficialità, tralasciando il tono simil-ammiccante-finto-irriverente con cui sembra sia d'obbligo scrivere al giorno d'oggi, mi scopro a condividere buona parte dell'articolo su Obama ad opera di Paolo Martini (cover story del numero, ne consiglio la lettura a chiunque, compresi i link che vengono citati).
Poche pagine dopo vengo introdotto a Mad Men, serie tv su un team di pubblicitari degli anni '60 che ho deciso di vedere immediatamentissimamente. Apprezzo la perfetta playlist abbinata ai maggiori articoli e mi ritrovo, a fine lettura, curioso di scoprire il prossimo numero. Non è poco per una prima uscita di una roba che di solito mi lascia indifferente e non è poco considerati i 50 cent che chiede.
Più di una volta ho pensato "se ci fosse dentro Gipi come ne L'Internazionale sarebbe perfetta".

Tra le tante cose vi ho trovato una definizione di globalizzazione che cercavo da tempo, qualcosa di incisivo, critico senza essere polemico e breve per restare nella testa come monito per chi, come me, quando viaggia odia sentirsi un "cliente" ed evita in tutti i modi il turismo preconfezionato.
Peccato non ci sia l'autore. Comunque eccola qui:

"Le nazioni sono ormai quartieri tematici raggiungibili in tempi da metropolitana."

Tocco chic: sulla costa della rivista è riprodotto un tessuto sartoriale. Sarà così ogni mese. Si inizia dal Saxony (stranamente scritto con la "i") con tanto di peso, finezza della lana, armatura e composizione. Una scelta insolita ma efficace che, oltre a dirla lunga sulle intenzioni della rivista, compiace il lettore-tipo de Il Sole che da settembre si ritroverà questo malloppo in allegato una volta al mese.

Tocco shock: bel nome "IL". Peccato non stia tanto per "articolo maschile" quanto per un assai più banale "Intelligence in Lifestyle". Bah.

Bene. Detto questo, oggi riparte Heroes e fra una settimana Dexter. Aggiungiamo Mad Men e abbiamo risolto l'attesa del sesto cofanetto di Magnum P.I.
Così, pour parlè.

Delirium


Il social network, Kung Fu Panda, la frammentazione infinita nell'era dell'informazione accessibile e trasparente mancopegnente 2.0, i vecchi amici, FUBU (che poi non parlo del marchio ma del significato ovvero: For Us By Us), e mille altre robe. Questo e molto altro ancora nella capoccia del sottoscritto nei giorni appena trascorsi...e tutto è ancora in fase di sviluppo, elaborazione, process uploading.

Facebook: alla fine ho ceduto. Più che per capire quanti ex compagni di scuola "ce l'hanno fatta" o per "conoscere tante persone nel mondo", è una sorta di esperimento.
In breve, voglio vedere se riesco a convogliare la quantità di gente che ho in mente per presentare una serie di progetti. Vedremo. Appena ho un attimo di tempo attrezzo tutta la baracca dei link e controlink incrociati. Facebook che linka a questo blog che rimbalza su Facebook che ti segnala le foto su Flickr che ti rimanda qui e via dicendo. Per non parlare di Delicious o tutti gli altri. O semplicmente del fatto che con Myspace non se ne parla proprio. Ho provato ad avvicinarmici e non essendo poi tanto ggggiovane ci ho guadagnato solo un leggero mal di testa e un senso d'ansia.
Una cosa per ora l'ho capita: avvicinati a questi strumenti con distacco, sii cauto, sii zen. O fai così o ti rubano la vita in un attimo e diventi il re del social network con una vita sociale pari a zero.

Kung Fu Panda: ieri l'ho visto. Bello. Ben fatto, una gioia per gli occhi e per chi ha passato le estati davanti ai Kung-Fu movies anni '70. Alcune gag valgono l'applauso spontaneo e Fabio Volo, tolto qualche momento dove la dizione lascia ovviamente a desiderare, mi ha divertito in un modo inaspettato. Lo rivedrò in lingua originale perchè, a partire da Jack Black, i doppiatori stavolta sono davvero fondamentali.
Sempre a proposito di doppiaggio, non ho capito una cosa. Ok che Volo è ormai una star ma perchè inserire solo lui nei credits dei titoli di coda? Forse il lavoro degli altri doppiatori (professionisti) non merita di apparire? Che grandissima cazzata. E che cattiveria gratuita. Poi si lamentano degli scioperi della categoria. Bah.

For Us By Us. Ovvero: uno dei progetti che appariranno nel sopra citato "esperimento" Facebook riguarda l'abbigliamento. O meglio, un modo di concepirlo che nasce dal desiderio di realizzare prodotti basati su fenomeni vari (niente pirateria, ovvio), all'insegna del "se non ci arrivano i geni del merchandising ufficiale, fallo tu". Vediamo che succede.

L'altro progetto invece, riguarda la pubblicità e merita un discorso a parte:
Qualche giorno fa, da Ottokin (che ormai è diventato una delle mie principali fonti di "dritte" telematiche relative al lavoro), si parlava di Zooppa. Beh, inutile spendere parole in più. Lo spiegava fin troppo bene Paolo.
Andatevelo a vedere, prendetevi due minuti per pensare a che razza di iniziativa potenzialmente rivoluzionaria hanno tirato su e poi, se volete, buttatevi nella mischia.
Io l'ho fatto. Anzi, gia che ci siamo, cominciamo a fare un pò di questo cross-linkin-social-network-evolution-marketing-public-viral-guerrilla-uanagana-doppiocarpiato:

Clicca qui e votami!

Nei prossimi giorni, scadenze permettendo, proseguirà il lavoro di costruzione dell'impalcatura che sorreggerà l'impero multimediale monovolume del sottoscritto.
Bwahahahah! (Tuono) Il monto è mmmio!
Stay tuned.

E "Ilaria Condizionata" suona sempre più forte nella testa...

I pity you fool! It's time to run like a real man!



Punto primo: Laurence Tureaud (Dio gli ha appioppato questo nome da croupier e lui si è vendicato trasformandosi in Bosco Albert Baracus aka Mr.T) è chiaramente immortale.
Punto secondo: L'agenzia che ha realizzato questi spot ha tutto il mio rispetto ma il plauso va soprattutto ai tipi di Snickers. L'azienda l'ha sempre saputa lunga su product placement, co-marketing et similia ma qui si sono superati. Secondo me con questa mossa hanno ottenuto un ritorno maggiore rispetto agli ingaggi con Lucasfilm, indubbiamente più impegnativi.
Voglio dire: qui hanno pagato il buon Tureaud e l'agenzia che lo rappresenta. Quattro nerd per la postproduzione e via mentre in occasioni passate non posso neanche immaginare i budget stanziati per il coinvolgimento di Yoda e soci.

Gli snack sono prodotti da MARS (ma no?) e basta un salto da loro per rendersi conto che il celebre marchio si è lasciato alle spalle il packaging tamarro (ricordate il primo Mars? Quello si che sembrava progettato per l'A-Team!) per sfoggiare un'immagine da megacorporation in stile Monsanto.
Il che sarebbe strano se non fosse davvero una megacorporation in stile Monsanto.
Mars accompagna il logo con la parolina magica nutrition e tutto sembra diverso.
Poi ha la faccia tosta di aggiungere altre paroline magiche come "support for your healthy lifestyle" e di acquistare il dominio marshealthyliving.com.
L'incantesimo è riuscito: tutti dimenticano che, essenzialmente, l'azienda produce mattoncini di strutto.
Roba che la dieta di Homer Simpson, al confronto, sembra studiata da un team di autorevoli nutrizionisti.

Vabeh, la chiudo qui altrimenti si vede troppo che sto rileggendo la globalizzazione e i suoi oppositori di Stiglitz.
Era solo per dire che adoro quando un cliente intuisce che gli stai proponendo l'associazione del suo marchio con la mitologia moderna e odio dover ammettere che a me non capita mai.
Torno a lavorare.

Però che figata i clip.
Ah, un appunto. Mi viene in mente ora ma non c'entra nulla:
il prossimo che sostiene che "loghi" sia il plurale di logo lo vengo a cercare e lo uccido con le mie mani.

Sense of wonder.

dexter




Dopo l'i-Phone "cellulare della Mac" ho sentito parlare di "iPod sufflè". Sul serio.
Uno dovrebbe passeggiare per centri commerciali solo per captare quei frammenti di dialoghi che ti illuminano la giornata.
"Non c'è bisogno di prendere il nano, con tutti quei giga. Prendi il sufflè, non ha lo schermo ma la musica la devi sentì, mica vedè."

Sono arrivati gli invasori. Altro che TeleProboscide. Li metti in salone e ti diventa un angolo di novecento. Turbonerd ma sempre novecento.

"Via via che la cultura si omogeneizza a livello mondiale, il compito del marketing diventa sempre più quello di differire il terribile momento in cui i prodotti di marca cesseranno di apparire come stili di vita o idee strepitose per rivelarsi ad un tratto i comuni oggetti che sono.
Nella sua liquida etnicità, questo condimento universale del marketing è stato introdotto come antidoto all'orrore dell'omogeneità culturale. Incarnando identità d'impresa spiccatamente individuali e sempre nuove, i marchi cercano di immunizzarsi dalle accuse di vendere, di fatto, nient'altro che l'uniformità".
E' inutile che ci giri intorno. Se mentre lavori ti vengono in mente queste parole di Naomi Klein è davvero giunto il momento di dare una svolta e smetterla di lavorare con persone animate da valori che non condividi ed iniziare a fare delle scelte. Forse la prima è scegliere cosa farai da grande.

Piccole gioie:
  • - Un mese a Dexter e poco meno a Heroes.

  • - Online c'è il Dizionario Urbano (grazie SupaDupaTroopa DJ Jetter!) e si può acquistare qui.

  • - Quando ho scritto quel delirio travestito da recensione per Hellboy II - The Golden Army non avrei mai pensato di vincere. Come "vincere cosa?"?!? Per Universal Pictures, Way to Blue ha realizzato un piccolo contest: proiezione del film in anteprima per fumettari e affini. Ovviamente io andavo in rappresentanza della categoria degli affini...
    Insomma, scrivendo una recensione del film sui propri blog, gli invitati avrebbero partecipato alla corsa per accaparrarsi l'artbook del film.
    Il vostro baffo preferito ha vinto e ora si gusta l'artbook con il bel lavoro di character design sui personaggi di Mignola...che dire..anbelivebol!
    Grazie ancora a Silvia Palermo per la disponibilità e la gentilezza e ovviamente al mitico Tony Soprano di Capannelle a.k.a. S3keno Piccoli!

  • Grazie a Michele Foschini devo scegliere quale dei quattro bellissimi poster di The Spirit attaccare in studio. Adoro avere questo genere di problemi. (Michele, alla fine la Redbull l'ho bevuta io...devastante! Ma come fai?!?)

  • Argentario + Abbruzzo + "in volo senza piume / in un volume di fumetti sotto il lume".
    Si, mi sono riposato. Let's go.


Fasfud



Ok, iniziamo così, all'insegna del cazzeggio.
Mica tanto, poi. Non so voi, personalmente non mangio cibo da fast food da una decina d'anni. Nessuna crociata anti McDonalds et similia, è solo che quella roba fa cagare, c'è poco da girarci intorno.
Come potete vedere dall'immagine del post, anche in quel settore impera il fotoritocco estremo che sfocia spesso in vere e proprie riproduzioni in lattice/ceramica/resina&co. dell'oggetto in questione.
La paginetta che segnalo nasce sulla scia della campagna "Real Beauty" di Dove. Se però ci si sofferma un attimo a pensare che qui si tratta di cibo e non di cosmesi, la faccenda appare decisamente piu seria.
Beh, buon appetito.