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Appendice al Lostipendio*


"ogni mia risposta porterà semplicemente ad un'altra domanda (...) semplicemente, è successo."

(Lost S06E15 - Across the sea)

Continuo a cercare la storia verticale che Gipi scrisse anni fa, quando gli orsi polari erano un simpatico diversivo e la preoccupazione maggiore era la Rousseau.
Il guaio è che online non la trovo più: qui restano solo i commenti. Mastro Gipi, se ti capiterà di leggere questo post ti prego, ripristina quel post per il bene del volgo... che poi se uno insiste può scoprire con piacere che è stata inclusa nel volume Verticali (Coconino). In orizzontale, però.

Vabeh, torniamo a noi.

Big episode, dunque. Spiegone back in time particolarmente amato dagli appassionati di pattinaggio artistico (mia moglie), vista l'abbondanza di doppi lutz e tripli axel.
Piegato sotto i colpi di una rara forma di stitichezza creativa mentre il gran finale si avvicina inesorabile, il dream team di sceneggiatori le ha tentate tutte e ora che su Wired è apparsa la candida ammissione di Lindelof, Cuse e Vasco (dopo l'inaspettato successo della prima stagione siamo stati costretti a cercare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l'ha) la faccenda si è fatta piuttosto complicata.
All'improvviso entra Aprea, quello della locura. Anche lui, come il tipo nella storia di Gipi, sbaglia stanza. Anche lui, sbagliando, si rivelerà salvifico. Perchè ormai lo sappiamo: le cose, semplicemente, succedono.
Convinto di sedersi al brainstorming su Occhi del Cuore 4, il Mr. Wolf della fiction italiana incrocia lo sguardo smarrito dei suoi colleghi e tuona: "Bisogna tornare alle origini! Vi ricordate del gemello cattivo? Quello! Quello e il dottore, loro sono la chiave! Perchè non venga in mente a nessuno che non avevamo la padronanza assoluta della storia sin dall'inizio! Cazzo!"

Gli sguardi si riaccendono d'entusiasmo.
Abbracci, brindisi. E un coro per Aprea:

- Genio! -

In preda alla ritrovata euforia i nostri eroi accendono al radio, pronti a ballare la giga.
Su questo pezzo.


Now I believe in miracles
And a miracle has happened tonight

...

I am tired of this devil
I am tired of this stuff
I am tired of this business
Sew when the going gets rough
I ain't scared of your brother
I ain't scared of no sheets
I ain't scare of nobody

etc, etc.

Dissolvenza in nero, chiudo basito.
____________________________

*Se sei nuovo alla gioconda e virile pratica del Lostipendio, qui tutte le info.

Ah, gia che ci sono, grazie a Paolo per aver scovato questo gioiellino. Roba che ti fa tornare il sorriso.



La Locura.

Ovvero: come isolare, in appena centotrenta secondi di genio, quel virus letale che sta lentamente (e neanche poi tanto) uccidendo il Paese.

Grazie, Aprea.




L'avrei postato comunque ma lo faccio a maggior ragione oggi.
Oggi che Raimondo Vianello se n'è andato. Lui che la locura non l'ha mai sfiorato.

Così intensi e così italiani.


Seppia, ci concedi una foto?

Ore 21 di giovedi scorso. Sempre per la serie "post in differita".
Il Palladium di Roma ha accolto la folla in delirio per l'anteprima della terza stagione di Boris. Tre episodi più il cast in sala. Gratis.
Uno di quei rari casi in cui due metri per centodieci chili tornano utili.
Spartani.
Spalancate le porte al grido di milleriana memoria ci calpestiamo l'un l'altro per accaparrarci un posto.
L'attesa ci uccide.

Per quanto l'iniziativa avesse raggiunto tramite il solo Facebook lo spaventoso numero di milleseicento adesioni, gli organizzatori (i tipi del lanciatissimo RomaFictionFest) appaiono a dir poco basiti [F4] alla vista dei barbari che hanno invaso il teatro. Capiscono presto che il pubblico di Boris non è esattamente lo stesso con cui hanno a che fare durante il festival.
Una prima idea di introdurre la serata in modo classico, con riflessioni sullo stato della tv, saluti e salamelecchi vari viene abbandonata all'istante quando dalle platee iniziano a partire i vari "Muto! Devi stare muto!" seguiti dall'immancabile "Dai! Dai! Dai!", fino al "Biascica apri tuttoooooooo" che precede l'arrivo del cast.

Pannofino/Renè salta sul palco e chiama a sè tutto il carrozzone, per un giro di ringraziamenti (stavolta assai gradito) prima della proiezione. Momento ricco di spontaneetà e riuscito, imbarazzi permettendo, non fosse per il turno del povero Carlo De Ruggeri, intrappolato a vita nel ruolo dello stagista/schiavo/merda Lorenzo.
Lì, concedetemelo, si è andati un tantino oltre.
Ma vabeh... here comes the Stanis.
Assente ingiustificato (o forse si, sta pur sempre cambiando il volto della televisione italiana), Mr. Sermonti in duo con Paolo Calabresi aka Biascica ci regala un collegamento video indimenticabile.


Grazie a tale Mystyleasso88 per averlo prontamente caricato su Youtube.

Poi, finalmente, gli episodi.

E io non vi dico niente. Se non che è una b.o.m.b.a. Punto.

Ci sono cose che ti aspetti, cose che puoi prevedere, d'accordo. Ma come le fanno loro non le fa nessuno. C'è la naturale evoluzione di una serie che da piccolo cult sta diventando semplicemente cult. C'è Milano, fatta a pezzi com'è giusto che sia. E c'è casa, Roma, che a pezzi ci stava già. Due mondi, due modi diversi di fare le cose a cazzo di cane.
C'è uno sguardo diverso, nuovo, su alcuni personaggi e c'è - ma solo per ora, ovviamente, perchè siamo sicuri che presto lo schermo sarà suo - poco Stanis.
Macchiavelli c'è e non c'è (se non si fa è perchè manca qualcosa), la Rete si rinnova, Stanis ha i baffi, Alessandro e Arianna... uno spettacolo.

Per quanto alcuni pseudointellettualoidi novelli aldigrassi abbiano accusato questa nuova stagione di esasperare i toni meta-televisivi (Biascica, je risponni te?), io credo sia inevitabile.
A scavare sempre più in profondità, a setacciare ogni angolo buio del telemondo italico è normale che si arrivi in quei territori dove la tv cannibalizza sè stessa. A quel punto, l'unica chance per uscire dal loop è dare ad ogni personaggio un pò più di vita. Ed è esattamente quello che sembrano intenzionati a fare Torre, Vendruscolo e Ciarrapico in questa nuova stagione.

Restano le mediocrità, i capricci, le raccomandazioni a go-go, l'approssimazione, abbrutimento a 360°. In parole povere resta la fiction.
E' qui che Boris eccelle: in personaggi scritti a meraviglia pur nel loro essere paradigma di un mondo ben più vasto. Caricature, si, ma neanche poi tanto. Se vi è capitato di conoscere una "stella" della tv o di orbitare intorno al vuoto cosmico di Cinecittà sapete di cosa sto parlando.

E' impossibile poi non accorgersi delle diverse migliorie apportate a lato tecnico.
Fotografia, regia (davvero in gamba Marengo, il suo amore per la serie traspare benissimo), esterni che danno respiro, chicche varie.
Se nella seconda l'innegabile plus era la presenza del genio in un format praticamente invariato, qui tutto cambia, cresce, si evolve.
Perchè, come ha lasciato intendere il trio di sceneggiatori (quelli veri), la realtà dietro la fiction tende a superare la fantasia e per loro è una corsa continua, animati da quella voglia di denunciare ogni rassegnazione al brutto che li ha portati fin qui e che spero li sostenga sempre.

Dal primo giorno di lavoro sul set, con gli occhi (e il cuore) dello stagista più famoso d'Italia, ci hanno mostrato il vero volto di un girone infernale di questo Paese, patria degli Stanis e dei fii de Mazinga.

Tra Facebook e operazioni virali (come il Beat Box, ultima fatica del prode Dj Stile), quest'anno potrebbe essere quello decisivo.
Ben vengano allora il film di Natale, gli spin-off, il musical, quello che volete. Giungano pure i Tirabassi, i Mastandrea e i Guzzanti (e prossimamente Giallini!) per una nuotata rinvigorente nelle acque del pesce rosso.
Se lo spirito è questo, largo alle terribili verità che prendono vita grazie a questi adorabili professionisti, maestri d'autoironia e fin troppo modesti.

Insomma, Boris continua ad essere l'unico motivo per cui tornerei a comprare un televisore.

Stoooop! Buona!