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Ragazzi, questo è un blues con riff in Sì, perciò occhio agli accordi e statemi dietro, okay?



Ho sei anni. Sono le 16. Vado al cinema.
Mio fratello non può. E' troppo piccolo, resta con i nonni.
Una settimana dopo, ovvero l'altro ieri, muore nonno Mario. Credo di averlo salutato proprio quel pomeriggio, prima di andare al cinema.

Il cinema.
Il mio primo film è stato E.T., tre anni prima. Questo è il secondo.
Stavolta mio fratello non viene con noi perchè i miei non vogliono ripetere l'esperienza. Come dargli torto? Dopo appena 13' di film, quando Elliott si scontra per la prima volta con la creatura di Rambaldi, esplodo in un pianto disperato. Così mi raccontano. Via dal cinema, subito. Ho smesso di urlare solo una volta tornato a casa.
Vent'anni dopo, sul set di Gangs of New York glie l'ho detto, a Elliott. Rideva. Cazzo ti ridi gli ho detto, in italiano. Rideva ancora. Ero indeciso se abbracciarlo o spaccargli la faccia sul posto. Ma le comparse le pagavano bene, quindi gli ho stretto la mano e l'ho ringraziato. Stop.

Il cinema, dicevo.
Oggi i miei sono tranquilli. Hanno visto il trailer, dicono che si può fare. E poi sono più grande, vado in prima elementare.
E così mi portano a Hill Valley.

E scopro Levi Strauss, Chuck Berry, i Platters, Jerry Lewis, la Libia, il plutonio.
Scopro che i paninari indossano il giubbotto di salvataggio e bevono Pepsi senza pagare, fantascienza e cappuccino.
E mentre mi chiedo se diventerò uguale a mio padre scopro che il presidente degli Stati Uniti è un attore e che se modifichi un monopattino puoi fare un sacco di roba interessante.
Hill Valley è meravigliosa. Ci sono dentro fino al collo. E non me ne voglio più andare.
Soprattutto quando li vedo uscire di scena in volo, verso il futuro.

Sulle note di Huey Lewis & the News ci alziamo, felici, incantati. Si accendono le luci. Il mondo è un bel posto. Ce ne andiamo a casa ma in realtà io, da quella sala, non me ne sono mai andato.
E siccome non potevo vivere all'Atlantic, vent'anni dopo il cinema me lo sono fatto in casa.
E siccome nel frattempo John DeLorean aveva mandato in fallimento la DMC, mi sono dovuto accontentare di una riproduzione in scala.

Per vedere il futuro devo aspettare di compiere dieci anni e tornare lì, una sera, appena prima di Natale. Incredibile. E' ancora meglio. Sarà perchè stavolta c'è anche mio fratello.
Nel frattempo ho rischiato di finire ammazzato un paio di volte cercando di agganciare un'auto con lo skate, ho imparato un sacco di parolacce (ma mutato figlio di puttana resta tutt'ora la mia preferita), ho disegnato flussi canalizzatori sui diari di scuola, ho desiderato ardentemente una chitarra elettrica e, ovviamente, ho ripassato le battute grazie a centinaia di repliche in vhs.

Il futuro.
Qualcuno ha detto che è pericoloso vedere il futuro. E se poi ti condiziona la vita?
E se poi ti trasformi in uno che colleziona cofanetti supadupa über alles deluxe e altre robe strane? E se poi contribuisce a definire le sfumature del tuo carattere, la tua visione del mondo e la tua idea di eroe? E se poi, insomma, ti segna per sempre?
A mio figlio dirò che quando si tratta di Zemeckis vale la pena correre il rischio.

Michael.
A sette anni ero già più alto di lui ma questo non ostacolava la venerazione. Soprattutto dopo averlo visto trasformarsi in lupo mannaro e diventare un dio del basket.
(Per qualche anno ancora mi sono chiesto come facesse Stiles ad avvolgere il fumo nella carta stagnola, ma questa è un'altra storia.)

Un anno dopo si torna indietro, in un passato parecchio passato. Scopro Clint Eastwood, Verne, Samuel Colt, gli "indiani" e il moonwalking.

Poi arrivano le medie.
Lo skate, la breakdance, i fumetti. Tanto per ricordarmi quanto di ciò che sono gli appartiene.

Poi arriva Spin City. Sono gia grande, ormai. Eppure questo brivido non riesco ancora a descriverlo.

Due anni fa, in quel funesto primo giugno 2008, ho scoperto che non avrei più potuto fare l'altro pellegrinaggio (il primo, per ovvi motivi, è a Honolulu) ma sogno ancora l'hoverboard. E dai, che ci siamo quasi.

Venticinque anni dopo la prima riga di questo post torno al cinema.
Obama non è Goldie Wilson, le macchine ancora non volano ma il mio culo viaggia in ibrida, è gia qualcosa.

Nonostante i colpi bassi della realtà, la magia è inalterata, intatta.
Forse non siete pronti per questa musica. Ma ai vostri figli piacerà.






Ciliegina sulla torta:
Okay, nel 2015 volerà ma oggi è elettrica. 28-10-10. h16 in Campidoglio. Enjoy.






Tu-tum, tu-tum, tu-tum.


Dormivi.
Così abbiamo sbirciato con calma quel musetto imbronciato e quel nasino dritto dritto, come quello della mamma.
Trentuno settimane, quarantaquattro centimetri. Una sventola.
Mentre pedalo sotto il sole parigino in Place du Parvis mi arriva un messaggio: si è liberato un posto alla Casa del Parto Naturale AcquaLuce. Apriti cielo.
Lì lavora l'ostetrica che venne da noi la mattina del 29 maggio 2007. Lì contiamo di replicare l'indescrivibile esperienza della nascita del tuo fratellone. Perchè lì l'ambiente è come quello di casa nostra. Di casa tua.

A proposito di fratelloni, come noi Leo non vede l'ora di conoscerti. E' tutta mia, dice.
Mi piace pensare che in quel momento, due creature unite da sempre e venute al mondo in momenti distinti potranno finalmente ritrovarsi, che noi siamo solo il tramite per portarvi qui. Chissà, forse è davvero così. Non importa. Tanto impazzirò lo stesso.

A presto,

papà


Io sono tuo padre. (Vol. 8 - "come si cambia, per non morire")


Previously on Io sono tuo padre
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Diventare padre significa diventare cintura nera di diversivi, sesto dan di creatività.

Diventare padre significa essere grati a Dario che regalandoti una cuffia Sony stereo ti ha salvato la vita.

Diventare padre signif-NO! Leo! Non toccccCCCCCRAAASH!! *_*

Diventare padre significa garantirsi una dose quotidiana di sorprese ben oltre ogni umana immaginazione.
Riconoscere un padre è facile. E' quello che, quando un coboldo attraversa la strada in sella ad un unicorno cantando Yellow Submarine, dice "toh, un altro."
Lo riconosci anche dalle occhiaie e dal deambulatore, ma questa è un'altra storia.

Diventare padre significa ritrovarsi in macchina dischi dei quali non avresti mai pensato neanche di pronunciarne il nome.

Diventare padre significa ritrovarsi in mente canzoni che non hai il coraggio di scrivere qui.

Diventare padre significa sperimentare la dualità del tempo.
Giornate intere che volano via in un soffio e quando alla fine ti stendi su quel letto da cui ti sei alzato almeno sedici ore prima, giureresti che sia trascorsa almeno una settimana.

Diventare padre significa dimenticare la faccia sotto la barba.

Diventare padre significa che i tuoi problemi con l'autorità esigono risposte immediate.
Perchè nell'istante in cui hai preso tuo figlio tra le braccia sei diventato quel problema.

Diventare padre significa dove sono gli altri della mia ballotta mo che sono nel ciclone.

Diventare padre significa prendere posizione. Continuamente. Costantemente.
E' per questo, e non per i tuoi due metri incompatibili col pianeta, che ti fa male la schiena anche da fermo. Da tre anni stai giocando a Twister contro il mondo intero.

Diventare padre significa
"papà, che cos'è?"
"Non lo so. Vieni, andiamo al mare. Guarda, una lucertola!"

Diventare padre significa ringraziare Miyazaki e i pastelli. Nascondere i dvd Pixar e i pennarelli.

Diventare padre significa acquisire un superpotere: puoi vedere fino a dieci secondi nel futuro.
Pro: prendi al volo ferri da stiro e bicchieri in caduta libera. Gli salvi la vita un paio di volte al giorno. Jack Bauer è un dilettante.
Contro: nervi a pelle, allucinazioni auditive. Nei momenti peggiori, puoi scorgere con la coda dell'occhio Ignazio La Russa per poi scoprire che era il tuo riflesso su uno specchio di passaggio. Ciò ti predispone alla tachicardia e alla fine arte del sacramentare sottovoce.

Diventare padre significa... ok, sarò strano io ma i nomi dei personaggi dei fumetti che ti hanno reso ciò che sei, pronunciati da tuo figlio, sono bellissimi.

Diventare tuo padre significa dirottare i budget.
iPad? No. Stokke.

Diventare padre non è questo. Un figlio è più della somma delle sue parti.

Diventare padre significa che


Sineddoche. O anche "Presenta un'amica a Charlie Kaufman, per favore."


Premessa: con un'ostinazione che talvolta intenerisce, il soggetto insiste nel voler stendere recensioni in assoluta mancanza di tempo libero. Ammirevole (...) ad esempio lo sforzo nel produrre l'ormai famigerato (?!?) Lostipendio. E' in quest'ottica, quella che taluni commenterebbero con necessità fa virtù e talaltri con fossi in te ne approfitterei per recuperare il sonno, che va letto questo nuovo esperimento: recensire un film con una pagina di un libro.
Unica regola: l'utilizzo di testi assolutamente privi di ogni legame con il film in oggetto e, al contempo, la più totale aderenza ad esso.


Si, è pazzo.


Film: Sineddoche (Charlie Kaufman)
Libro: La Vita Autentica (Vito Mancuso)

«[...]Il narcisista ossessivo è dominato a livello mentale da una tale forza di gravità che è come se ospitasse dentro di sé un buco nero che risucchia tutto quanto gli passa vicino; oggetti, persone ed esperienze risultano incurvati verso di lui e alla fine annullati.
Per questo il destino del narcisista è un’oscura solitudine, perché anche quando è circondato dalla gente egli in realtà negli altri pensa e vede solo se stesso, una condizione davvero triste e gelida al di sotto di un superficiale ottimismo[...] Il narcisismo può condurre a uno stato persino peggiore del rifiuto di sé, perché nel rifiuto c’è almeno una tensione, seppure solo negativa, verso qualcosa di vero, mentre il narcisista può giungere a trasformare in menzogna tutto quello che dice e che fa.
E’ quindi meccanicamente condannato a essere ingiusto persino contro la sua volontà, soprattutto se si tratta di un uomo potente (come spesso accade a un narcisista di diventare) perché facendo sempre di se stesso il centro del sistema egli produce negli altri la percezione di non poter esprimere liberamente il proprio punto di vista ma di essere costretti a modificarlo per compiacerlo.
Si crea così un vortice di menzogne, di cui la prima vittima è proprio lui, il narcisista.[...]»

Insomma, l'inferno in terra.

Sia chiaro, io amo quest'uomo. Come amo il sempre ottimo Seymour Hoffman e la Keener che, però, mi sia consentito, cominciano a piallarmi lo scroto.
E proprio perchè li amo che vorrei poterli mettere in guardia dall'oblio verso cui, cantando a squarciagola, pare si stiano dirigendo a grandi passi, compiaciuti del proprio acume e innamorati della propria intelligenza.

Per Charlie:
Dio t'assista. Vogliti un pò più bene, fratello.

Per Dio:
Signore, suggerirei il reset di alcune sinapsi. Non dico un ictus, per carità.
Però, ecco, l'eclissi di una porzione di cervello, quella gioverebbe.



La Locura.

Ovvero: come isolare, in appena centotrenta secondi di genio, quel virus letale che sta lentamente (e neanche poi tanto) uccidendo il Paese.

Grazie, Aprea.




L'avrei postato comunque ma lo faccio a maggior ragione oggi.
Oggi che Raimondo Vianello se n'è andato. Lui che la locura non l'ha mai sfiorato.

Io sono tuo padre. (Vol. 7 - L'arte della guerra)



Politica, scuola, ecologia, arte, sport. Società. Amici.
Un figlio è un paio di occhiali 3D per vedere il mondo com'è davvero.

Avere un figlio significa trasformare la porta della tua casa nell'ingresso dell'Ambasciata di Nutopia.

Ma un figlio in un Paese che gli dedica si e no l'1% del Pil è il corno che precede la carica, una danza Maori, un kiai permanente.

Un figlio è uno strumento che nessuna scienza e nessuna tecnologia saranno mai in grado di eguagliare. E' Lo specchio di ogni sfumatura del tuo essere. Puoi vedere come ti muovi attraverso i suoi gesti.
Ascoltandolo puoi scoprire come parli. Il tono della voce, la cadenza, le parole che usi. E limare, smussare, affilare.

E presto, quando saranno due, sarai chiamato ad eleccellere nell'Hyōhō Niten.

Perchè la prima conquista dell'arte della spada è l'unità tra uomo e spada.
Quando la spada è nell'uomo e l'uomo è nella spada, anche un filo d'erba è un'arma affilata.
La seconda conquista è che la spada è assente nella sua mano, ma è presente nel suo cuore. Anche a mani nude egli può abbattere il proprio nemico a cento passi.
La conquista finale dell'arte della spada è l'assenza della spada nella mano e nel cuore.
La mente aperta contiene tutto. L'uomo di spada è in pace col mondo.
Egli non uccide, e porta la pace all'umanità.


Due figli sono due specchi. E tua nonna te lo diceva sempre: non mettere uno specchio contro l'altro o arriverà il diavolo.

Come frecce nella mano d'un prode, così sono i figli della propria giovinezza.
Beato l'uomo che ne ha piena la faretra.

(Sal 127: 4,5)

Io salto come un pop corn / su questa terra che brucia / su questa eterna sfiducia.
(Caparezza)




[Ecclesiaste 1:9ss]



"[...]Si macchiò più volte di delitti che, al cospetto di un popolo onesto e libero, gli avrebbe meritato, se non la morte, la vergogna, la condanna e la privazione di ogni autorità di governo (ma un popolo onesto e libero non l'avrebbe mai posto al governo).


Tutti questi delitti furono o tollerati, o addirittura favoriti e applauditi.
Ora, un popolo che tollera i delitti del suo capo, si fa complice di questi delitti.
Se poi li favorisce e applaude, peggio che complice, si fa mandante di questi delitti.

Perché il popolo tollerò, favorì e applaudì questi delitti?
Una parte per viltà, una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse o per machiavellismo. Vi fu pure una minoranza che si oppose; ma fu così esigua che non mette conto di parlarne. Finché egli era vittorioso in pieno, il popolo guardava i componenti questa minoranza come nemici del popolo e della nazione, o nel miglior dei casi come dei fessi (parola nazionale assai pregiata dagli italiani).

Si rendeva conto la maggioranza del popolo italiano che questi atti erano delitti?
Quasi sempre, se ne rese conto, ma il popolo italiano è cosìffatto da dare i suoi voti piuttosto al forte che al giusto; e se lo si fa scegliere fra il tornaconto e il dovere, anche conoscendo quale sarebbe il suo dovere, esso sceglie il suo tornaconto.

Egli, uomo mediocre, grossolano, fuori dalla cultura, di eloquenza alquanto volgare, ma di facile effetto, era ed è un perfetto esemplare e specchio del popolo italiano contemporaneo. Presso un popolo onesto e libero, sarebbe rimasto un personaggio provinciale, un pò ridicolo a causa delle sue maniere e atteggiamenti, e offensivo per il buon gusto della gente educata a causa del suo stile enfatico, impudico e goffo.
Ma forse, non essendo stupido, in un paese libero e onesto, si sarebbe meglio educato e istruito e moderato e avrebbe fatto migliore figura, alla fine.

Debole in fondo, ma ammiratore della forza, e deciso ad apparire forte contro la sua natura. Venale, corruttibile. Adulatore. Cattolico senza credere in Dio. Corruttore. Presuntuoso. Vanitoso. Bonario. Sensualità facile, e regolare. Buon padre di famiglia, ma con amanti. Scettico e sentimentale. Violento a parole, rifugge dalla ferocia e dalla violenza, alla quale preferisce il compromesso, la corruzione e il ricatto. Facile a commuoversi in superficie, ma non in profondità, se fa della beneficenza è per questo motivo, oltre che per vanità e per misurare il proprio potere. Si proclama popolano, per adulare la maggioranza, ma è snob e rispetta il denaro. Disprezza sufficientemente gli uomini, ma la loro ammirazione lo sollecita. Come la cocotte che si vende al vecchio e ne parla male con l’amante più valido, così egli predica contro i borghesi; accarezzando impudicamente le masse.
Come la cocotte crede di essere amata dal bel giovane, ma è soltanto sfruttata da lui che la abbandonerà quando non potrà più servirsene, così egli con le masse.
Lo abbaglia il prestigio di certe parole: Storia, Chiesa, Famiglia, Popolo, Patria, ecc., ma ignora la sostanza delle cose; pur ignorandole le disprezza o non cura, in fondo, per egoismo e grossolanità.
Superficiale. Dà più valore alla mimica dei sentimenti , anche se falsa, che ai sentimenti stessi. Mimo abile, e tale da far effetto su un pubblico volgare. Gli si confà la letteratura amena e la musica patetica. Della poesia non gli importa nulla, ma si commuove a quella mediocre e bramerebbe forte che un poeta lo adulasse.
Al tempo delle aristocrazie sarebbe stato forse un mecenate, per vanità; ma in tempi di masse, preferisce essere un demagogo.

Non capisce nulla di arte, ma, alla guisa di certa gente del popolo, e incolta, ne subisce un poco il mito, e cerca di corrompere gli artisti. Si serve anche di coloro che disprezza. Disprezzando (e talvolta temendo) gli onesti , i sinceri, gli intelligenti poiché costoro non gli servono a nulla, li deride, li mette al bando. Si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, e quando essi lo portano alla rovina o lo tradiscono (com’è nella loro natura), si proclama tradito, e innocente, e nel dir ciò è in buona fede, almeno in parte; giacché, come ogni abile mimo, non ha un carattere ben definito, e s’immagina di essere il personaggio che vuole rappresentare."

Elsa Morante. 1945.

Let it slow.



Sono giorni in cui diverse metafore che hanno a che fare con il volo in mongolfiera si fanno strada sempre più spesso nei miei pensieri.
Non ho idea del perchè. O forse si.
Sono giorni densi, intensi. Progetti, scommesse, ma soprattutto scelte.
E paure, certo. E incertezze, tante.
Poi, qualche giorno fa (mi sono arreso all'idea che i post sono sempre meno in tempo reale, ma chissenefrega, l'importante è scrivere, mi serve) sono sprofondato in un bell'articolo di Bruno Giussani, sull'ultimo Wired. Intervistava Piccard. Che non è il comandante dell'Enterprise, ma quasi.
E tra le tante cose belle che vi si possono leggere, c'era anche la risposta che cercavo da mesi.


... non si vola intorno al mondo per venti giorni in una navicella pressurizzata appesa a un pallone sospinto dai venti, guardando il pianeta dall'oblò, senza sviluppare una teoria sulla vita.
Bertrand Piccard vede nel volo in mongolfiera una splendida metafora. Come si dirige una mongolfiera? Sapendo che l'atmosfera è fatta di diversi strati di vento, che soffiano tutti in direzioni diverse. «Quindi se vogliamo cambiare traiettoria, dobbiamo cambiare quota. Nella vita, ciò significa salire a un livello psicologico, filosofico e spirituale più alto», dice Piccard. Come si fa? Come si traduce la metafora in qualcosa di più pratico e quotidiano? In mongolfiera è facile: basta lasciar cadere la zavorra (sabbia, acqua, equipaggiamento che non serve più, bombole vuote) e si sale. Ascoltiamo Piccard: «Penso che nella vita possa essere la stessa cosa.
La gente parla di "spirito pionieristico" pensando che i pionieri sono quelli che sviluppano idee nuove. Non è così. Le idee nuove sono facili da avere. I pionieri sono quelli che hanno il coraggio di buttare fuori bordo molta zavorra. Abitudini. Certezze. Convinzioni. Dogmi. Paradigmi. E quando lo facciamo la vita non è più solo una linea che si sviluppa in una direzione e in una dimensione: diventa l'insieme di tutte le possibili linee che vanno in tutte le direzioni, in tre dimensioni. Uno spirito pionieristico è quello che ci permette di esplorare tutti i modi di fare, di comportarsi, di pensare, per trovare quello che va nella direzione che desideriamo». Come il pilota della mongolfiera che cerca il vento giusto.
Non è facile sapere quale zavorra buttar via, e a quale quota salire. E spesso è un cammino paradossale. Durante una conferenza recente, Piccard ha raccontato un aneddoto rivelatore. Quand'erano in volo nell'Orbiter 3, i meteorologi un giorno chiesero a lui e Brian Jones di volare a bassa quota e lentamente. «Ma disobbedimmo, perché pensavamo che a quella velocità non saremmo mai riusciti a fare il giro del mondo. Così salimmo di quota e trovammo un jetstream che raddoppiò la nostra velocità. I meteorologi ci dissero di scendere subito; noi rifiutammo, eravamo fieri del nostro pilotaggio. Fin quando uno dei meteorologi mi disse: "C'è una bassa pressione alla vostra sinistra; se continuate così fra un paio d'ore virerete e finirete al Polo Nord.
Dimmi, visto che sei un pilota così bravo: preferisci andare molto velocemente nella direzione sbagliata, o lentamente nella direzione giusta?"».


Perchè pubblico queste parole? Beh, perchè è femmina.



La Luccicanza. Ma quella buona.


C'è un nuovo nome nella colonna dei link a sinistra, quella dei fumettari.
E' il frutto di una di quelle sessioni di navigazione random che, magicamente, finiscono col portarti proprio dove volevi stare.
Uno di quei momenti in cui, spinto da insaziabile curiosità, rimbalzo da una parte all'altra della rete in cerca di qualcosa.

Che poi questo qualcosa spesso si può tradurre con un'incoraggiamento a perseverare in determinate scelte che influenzano lo stile di vita. Scelte che hanno a che fare con l'auto che guidi e quella che vendi, le utenze che attivi e quelle che disdici, la scuola per i tuoi figli, la medicina, il tuo lavoro, fare la spesa, eccetera. Sciocchezze, insomma.

Navigazione random, dicevo.
A volte l'esperienza si conclude lasciandomi l'amaro in bocca e una vaga frustrazione, una sensazione di stallo e di impotenza. Gmork che se la ride in un angolo e il Nulla galoppa alla grande. Una bella merda.
Altre volte, invece, accade che dietro un clic si nascondano autentiche sorprese.
Per quanto possa sembrare strano, sono orgoglioso del fatto che alcune splendide amicizie siano nate proprio così, in rete, per caso.
Una manciata di icone 32x32 che diventano volti sorridenti e mani che si tendono ad ogni occasione di ritrovo. I commenti nei post che evolvono in piacevolissime chiacchierate vis à vis, mille città diverse a fare da sfondo a quello che una volta era solo il bagliore di un paio di monitor nel buio di case piene di libri.

Insomma. C'è un nuovo nome qui a sinistra ed è quello di Stuart McMillen.
Chi è? Stuart è una di quelle graditissime sorprese.
E' un ragazzo australiano, di Brisbane. Appena sedicimila chilometri da casa mia. Per una volta è bello riconoscere che Guzzanti si sbaglia.

Non mi ha ancora detto la sua età ma con quella faccia è di sicuro sotto i vent'anni.
Parliamoci chiaro: secondo me nel 2010, mentre la massima soddisfazione di coetanei (e non) è consiste nello starsene su Facebook a suggerirti di diventare fan di fomentare la rabbia dei vecchietti alla posta, un teenager che in certi momenti scavalca Scott McCloud non passa inosservato.

Eppure Stuart era uno di quelli che a scuola le prendeva da tutti. Uno di quelli che il ragazzo è sveglio ma non si applica.
Ma anche uno di quelli che, se non sei ancora totalmente rincoglionita dalla tv, magari gli fai capire che basta un taglio di capelli decente e un pò di flessioni e tu quelli che giocano a football non te li fili più e te lo sposi di corsa.


Perchè, dirai.
Beh, fai un salto a casa sua. Prenditela comoda. Guarda dappertutto, leggi tutto.
Poi dimmi se sei d'accordo con me, quando gli dico che se in ogni Paese ci sono in giro almeno dieci tipi come lui si può ancora pensare che questo pianeta non sarà costretto a cacciarci a calci nel culo nel giro di poche generazioni.

Lui dice che esagero.


Due virgola due centimetri.



Uno pensa che è come la prima volta.
E invece no.

Lui (lei?) se ne sta lì, senza sapere che esiste da appena nove settimane* ed è gia la seconda volta che mi lascia senza parole.

Ma questa è solo un'altra delle migliaia di cose incredibili che accadranno, da qui ad agosto e da agosto in poi.

Stay tuned. (Lo dico a me per primo, s'intende.)


* 9°/10° settimana: Iniziano a svilupparsi le ossa, i muscoli, i nervi ed i grossi vasi. L'estremità cefalica dell'embrione comincia a separarsi dal torace ed in essa si possono distinguere gli abbozzi del naso, delle orecchie e delle mandibole. Si formano le prime gemme dentali (strutture da cui si svilupperanno successivamente i denti. L'estremità cefalica ha un volume pari ad un terzo di tutto il corpo embrionale. La parete addominale non è ancora completa e c'è un "ernia ombelicale fisiologica". A livello cerebrale compare il cosiddetto "corpo calloso" ovvero la struttura nervosa che collega i due emisferi cerebrali.

We share the same soul. O-o-o-ooh.


E' un sentimento, anzi no, uno stato d'animo indescrivibile.
A volerci provare a tutti i costi, è come se una parte del corpo fosse pervasa da un delirio di onnipotenza, mentre un'altra - le gambe, i polsi, le mani - venisse attraversata da un tremito costante.

E' eccitazione, paura, gratitudine, sussulto, respiro profondo prima di un nuovo tuffo nell'ignoto.

E' Ilaria che, sorridente di un sorriso nuovo, mi mostra due linee rosse, nette, e mi dice

- buon Natale -

E' il Beta-HCG che ha aspettato i nostri trent'anni (e i trenta mesi di Leonardo) per tornare a farci visita scoprendoci diversi, lontani anni luce dall'uomo dalla donna che eravamo prima e - per quanto sia a volte tentato di pensare il contrario - migliori.

E' la gola secca, tuo figlio che capisce al volo e prima sorride, poi ti morde con tutta la forza che ha.

E' Jack che, ancora una volta, trova le parole al posto mio.

She could make angels
I've seen it with my own eyes
you gotta be careful when you've got good love
'cause the angels will just keep on multiplying.

E' vivo, è vero. E' un secco due a zero contro il mondo intero.

Buon anno, gente.

Fabrizio

There's nothing wrong with the planet.

Un promemoria.
Dedicato a tutti quelli che approcciano alla questione in modo sbagliato.


Te capì?


All I want for Christ.


E' iniziata la corsa agli armamenti, come la chiama Ilaria.
E ci sono le cose che notano tutti (alberi e presepi, zampognari e lucette colorate), quelle che nota qualcuno (gli arrangiamenti pop che improvvisamente si riempiono di cori e campanelle nel disperato tentativo di sfornare "involontariamente" la hit di Natale), e quelle che nessuno vuole vedere (una realtà quotidinana che si fa sempre più cinica e paradossale, le mille giustificazioni partorite dalla coscienza umana per tollerare un prelievo al bancomat dietro l'angolo dove un poveraccio muore di freddo).
Ma anche la lettera integrale di Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace International, a proposito dell'esito del summit appena concluso a Copenhagen, se vogliamo.

Lo show proseguirà senza intoppi, come sempre, guidato da espertissimi impresari e maestri di cerimonia. Sta a noi decidere chi interpretare e come.
Si può scegliere di agire o di fermarsi appena il tempo per cliccare "Mi piace" su Facebook.

Non starò certo qui a pontificare su come dovrebbe essere il Natale.
Certo però, non ditemi che è quel delirio compulsivo, quell'affanno senza senso che riempie i carrelli della spesa reali e virtuali. Chiunque pensa che non ci sia alternativa, che sia normale, che ci faccia bene, che sia per noi, ha una pessima opinione di sé e della specie vivente a cui appartiene.

(Nello spazio di questa parentesi c'è una giornata intera con tuo figlio. Il bello della diretta. E del tasto "salva come bozza".)

Cominciava a sembrarti tutto falso e meschino, allora sei fuggito via.
In barca, verso il largo, lontano da tutto e da tutti. All'improvviso un rumore sordo.
Il tuo battello ha urtato le gigantesche quinte che per anni hai chiamato cielo.
E finto. E' blu dipinto di blu.
Se questa non è solo una memorabile scena di Truman Show ma è - o è stata - la tua vita, al tuo grido disperato non risponderà Ed Harris, ma Dio.
O almeno a me è andata così.

E Dio, per chi ci crede e per chi no, sta nella verità. Pura, semplice e assoluta.
La verità delle cose, dei fatti, dei rapporti tra le persone, la verità con te stesso. Niente più versioni romanzate o licenze poetiche. La messa al bando di ogni ipocrisia.
Lo chiamo Dio perchè poi, a pensarci bene, si tratta del massimo a cui si possa aspirare: vivere liberi da ogni schiavitù, scegliere consapevolmente ogni cosa, avere il famoso coraggio delle proprie idee, sospesi come funamboli in un cosmo di cui sappiamo solo una manciata di come e zero perchè.
Si, lo so, una storia lunga e complessa. Non una roba da blog.

Per questo sono grato a chi, come Pierre Bourgeault autore dello Zio Sam qui sopra, parla chiaro.
(Ma anche questo non scherza.)

E' un processo di disintossicamento graduale e una volta che hai iniziato va sempre meglio.
Butti un pò di carico in mare e qualcuno già ti vede come una specie di asceta, di cultore delle privazioni.
In realtà ti stai solo liberando dei pesi che ti impediscono di andare avanti.
Devi arrivare a sentire quel rumore sordo, a toccare le quinte, se vuoi smetterla di sentirti sempre e ovunque a disagio. Devi porti domande che la tua coscienza, allenata a fare zapping, si affretterà a mettere da parte. Devi fartele ancora, e ancora. Il primo passo per liberarsi da qualsiasi schiavitù sta nel riconoscersi schiavi, poi viene il bello.
Quando quell'omino mesto e borghese che hai dentro capirà chi è che comanda, spegnerà la tv e alzerà le tapparelle, permettendo al sole di illuminare la stanza, finalmente.

Emancipate yourself from mental slavery, diceva qualcuno. In quella frase c'è l'augurio che faccio a chiunque legga queste righe. Per il Natale, per l'anno nuovo che sta arrivando, per la vita, l'universo e tutto quanto ne facciamo.
Non viene da uno che ce l'ha fatta, è chiaro. Ma da uno che diverse volte c'è riuscito, questo si.
E se lo auguro è perchè è meraviglioso. Molto meglio dell'essere "più buoni".

E alla fine un consiglio. Le indicazioni per trovare un tesoro* che arricchisce davvero, non l'ennesimo gingillo.
Da leggere tenendo a portata di mano un'antologia completa dei racconti di Camelot.
Si, proprio quella. La Tavola Rotonda.

Fidatevi.

*Sottotitolo e copertina orrendi, come ahimè è sempre accaduto con tutto ciò che c'è di davvero importante a questo mondo. Ma tu non ti fermerai per così poco, vero?


Ol' Thirty Bastard.




[1989]

Io e mio fratello Damiano ne eravamo certi.
Quando senti il tintinnare delle chiavi nelle tasche di qualcuno - ci dicevamo - quello è un adulto.
Era così per quelli poco più grandi di noi. Le chiavi di casa le sentivi rimbalzare nelle loro tasche e quel suono inconfondibile stava lì a dirti che anche se stavano giocando con te erano lontani anni luce. Erano i grandi.

Stasera, nel suo messaggio di auguri, Damiano mi ha ricordato quei pomeriggi e glie ne sono grato.

[Stacco, 1999.]

E' incredibile come il ricordo di una festa a sorpresa di dieci anni fa sia così vivido nonstante nel frattempo sia accaduto di tutto. Davvero, di tutto.

Dai nomi sui citofoni ai numeri sui display dei cellulari, dalle mailboxes ai profili sui social network, gli amici hanno cambiato mille volte forma e colore.
Alcune amicizie sono sbocciate, altre sono state recise, altre ancora resistono al vento, tenaci come nient'altro al mondo seppur mutate in qualcosa di radicalmente diverso da ciò che furono.

Ho creduto in Dio per poi smettere e ricominciare di nuovo.
Ho vissuto di ciò che so fare meglio, avere idee.
Che poi è diventato il lavoro che ancora oggi faccio fatica a spiegare a chiunque, incluso me stesso.
Ho cambiato strada così tante volte da aver perso di vista la meta prefissata, preso a guardare un cielo ogni giorno diverso.
Se penso al domani non ho dove poggiare il capo. Ma qualcuno ha detto che questa non è l'incertezza, questa è la libertà.
Ho sposato una donna che ogni volta mi tende la mano. Ed è uno specchio per vedere chi sono al di là di tutte le costruzioni mentali, i sogni e i progetti.
Ho un figlio. E certe volte questo pensiero è una rivelazione che ti esplode in mezzo agli occhi ridimensionando ogni cosa, altre volte è un punto interrogativo gigantesco, ma di quelli che auguro a chiunque di portare sulle spalle.

Ho suonato, ho cantato, ho scritto, ho disegnato.
E qualche minuto fa, in silenzio, ho festeggiato.

[2009]

Sono qui da 10.958 giorni, ad un passo dal nuovo anno che sembra sempre più quello decisivo, quello che plasmerà gli altri che verranno, indipendentemente da quanti saranno.

Tornerò a rileggere queste righe per vedere chi ero, la notte che ho compiuto i miei primi trent'anni.

My hair was long when we first met.


Fuggi, mia diletta,
simile a gazzella

Poi, da qualche giorno era tutto diverso.
Era improvvisamente cambiata l'aria, e la musica, e i colori.
Due anni trascorsi a rincorrerti e ora cedevi, ti lasciavi raggiungere.

Era oggi, tredici anni fa.
E quando siamo tornati su insieme, da quella strada che per anni avevo percorso da solo, gli occhi degli altri me li ricordo. Erano occhi che dicevano

Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?

Quella mattina, ancora mezzo addormentato, bevevo latte e mi trascinavo alla fermata. Autobus, metro, scuola. Ed ho in mente te.
Stamattina, ancora mezzo addormentato, prendevo un caffè e guardavo nostro figlio dormire. Ed ho in mente te.

2 + 13.
E' metà della mia vita che ti amo.

Io sono tuo padre. (Vol. 6 - The School Issue)



Diventare padre significa alle 8 pappa, alle 9 a nanna.
Tutti.

Diventare padre significa mors mea, vita sua.
Mors loro, vita nostra.
Per la proprietà transitiva degli elementi, mortacci vostra.

Diventare padre significa alterare il continuum spazio-tempo con 1.21GW di madonne tirate giù di prima mattina, quando puntualmente gli oggetti intorno a te ti ricordano che nulla - nulla - è pensato per agevolare un bambino e men che meno il genitore che lo segue, in questo stracazzo di città.

Diventare padre significa soprendersi davanti ad un film, un libro, una canzone, a pensare a come sarà condividere tutto questo con lui.
Volere che accada più presto e più volte possibile.

Diventare padre significa che, nel giorno in cui Edison testava la prima lampadina e in Francia le donne accedevano al voto, nel giorno in cui Taiwan cadeva in mano ai giapponesi e a New York inauguravano il Guggenheim, a poco più di un mese dai tuoi primi trent'anni lo accompagni a scuola per la prima volta. E non ci credi. E non ci crederai per molto, ancora.

(E se nel farlo ti senti improvvisamente vecchio, quel bambino all'ingresso che ti guarda ed esclama nonno! non aiuta.)

Diventare padre significa risposte pronte, strategie collaudate a casa, insieme, prima dello scontro.
u-jitsu sociale.
- No, signora. Non è vaccinato. Si, è nato a casa. Si, per scelta. No, non siamo nè amishmormoni, signora. No, neanche quelli del Regno. Abbiamo solo acceso il cervello.
(...)
Vede, io e Dio abbiamo un accordo.

Io non discuto sul perchè lui abbia popolato il mondo di gente come lei e l'abbia messa sulla mia strada e lui non discute di come distribuisco la sua ira. -

Diventare padre significa l'inserimento, il distacco graduale, la stanza della vista, quella dell'udito, del tatto, dell'olfatto, del gusto. Un paio di ciabattine nuove che sembrano disegnate da Frezzato, la foto più bella sulla bacheca dei nuovi arrivati, il cerchio delle presentazioni, il traffico la mattina, la maestra Martina, il profumo del legno, la rata in base all'ISEE, l'orario flessibile, lo porti tu, lo prendo io.

Da qui al 2025, anno in cui prenderà la patente.

Per questo, s'intende.

... "ma in verità siete madri e padri, fratelli e sorelle, zii e zie e tutti voi siete figli."

Il 30 novembre prossimo, questa bambina compirà 30 anni.
Anche se è canadese, nata da una scrittrice e da un genetista, fare un parallelo con la sua vita mi risulta particolarmente facile perchè, beh, vedete, ha solo un giorno più di me.

Nel '92 guardavo Maison Ikkoku (anzi, cara, dolce Kyoko...) su Rete Oro, giocavo a schiacciasette e costruivo le mie ultime casette in legno con i miei Goonies, ovvero mio fratello Damiano, Alessio, Cecco, Lele.
Ero convinto, come tutti, che quel coso trasparente sotto al tallone delle Nike Air Max poteva renderti un uomo migliore.
L'unico rapporto quotidiano con un monitor era mediato dalla schermata di avvio del Workbench Amiga e finalmente - seppure con imperdonabile ritardo - accedevo al futuro. Il mio aveva la faccia piatta e cangiante del Compact Disc.
C'era Snoop con Doggystyle e c'erano i Queen con il loro secondo Greatest Hits. L'estate durava davvero tre mesi, perchè era scandita dalle vacanze scolastiche e a settembre le facce sembravano tutte diverse, sembrava passata un'eterintà.
E il sabato era dedicato ad un rito per pochi eletti. Autobus + metro B + metro A. Ottaviano. Attraversare tutta la città, scorgere dai finestrini luoghi che avrei conosciuto bene solo molti anni dopo, per raggiungere il tempio. (Leggi "fumetteria").

E tu? Che facevi nel '92?

Io ho scritto le prime cose che mi tornano in mente e anche se so che c'è molto, molto altro, improvvisamente mi è parso tutto così dannatamente vacuo ed effimero al pensiero che, negli stessi istanti, una mia coetanea stava mettendo in fila una manciata di parole semplici semplici. Così semplici da zittire il mondo.
E non per sei minuti, come dice il titolo del video.
Per circa 17 anni e ancora, finchè il mondo, il mio e il tuo, non si deciderà a risponderle.



Io sono tuo padre. (Vol.5 - the pre-holiday release)


Diventare padre significa avere un alleato.
Diventare padre significa non riprendere fiato.

Diventare padre significa progettare fughe.
Per lui. Da lui.

Diventare padre significa Dio benedica i nonni.
Diventare padre significa Dio fulmini i nonni.

Diventare padre significa dire
scarlattina
quando tutti intorno a te dicono
ferie.

Diventare padre significa ricordarsi di ricordare.
Diventare padre significa che ti guardi dentro e poi gli racconti cosa hai visto.

Avere un figlio significa troppo.
Tanto che cominci a volerne un altro.


What goes around comes around.


Ner mejo che 'n sordato annava in guera
er cavallo je disse chiaramente:
Io nun ce vengo! E lo buttò pe tera
precipitosamente.

No, nun ce vengo - disse - e me ribbello
all'omo che t'ha messo l'odio in core
e te commanna de scannà 'n fratello
in nome der Signore.

Io - dice - sò 'na bestia troppo nobbile
p'associamme all'infamie che fai tu.
Se vôi la guera vacce in automobbile,
n'ammazzerai deppiù.

(Trilussa)

Diapositive



Laggiù, proprio adesso (fuso a parte), passeggia con la sua bella un'amico.
Lui sa di meritarselo e io so che è vero, quindi riesco a tenere a bada l'invidia contrapponendola ad una specie di profondo senso di giustizia, una solidarietà spontanea con i professionisti, i pochi rimasti a questo mondo.

Se così non fosse, il rosicamentum tremens mi avrebbe gia posseduto trasformandomi in un golem urlante e l'avrei raggiunto surfando sulla scia della mia saliva solidificata mietendo vittime e cantando Hold on, I'm coming.

E invece no. O meglio, darei ancora un braccio per essere lì ma decido di concentrarmi su un'altra immagine. Una diapositiva che mostra il presente e l'immediato futuro. Inspiro, espiro.
Un paio di soddisfacenti progetti conclusi e i big ones che reclamano la mia dedizione in un agosto che si prospetta denso e distensivo allo stesso tempo.

Nessuna trasferta se non nei primi di settembre, quando il tunnel del divertimento sarà alle spalle dei più.
Ho la netta sensazione che dall'ultimo trimestre di questo 2009 dipenderanno molte, moltissime cose.
Da qui ai prossimi 40 giorni dovrò dare il meglio di me ma avrò Ilaria e Leonardo dalla mia.
Nothing could be better, and nothing ever was.