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Appendice al Lostipendio*


"ogni mia risposta porterà semplicemente ad un'altra domanda (...) semplicemente, è successo."

(Lost S06E15 - Across the sea)

Continuo a cercare la storia verticale che Gipi scrisse anni fa, quando gli orsi polari erano un simpatico diversivo e la preoccupazione maggiore era la Rousseau.
Il guaio è che online non la trovo più: qui restano solo i commenti. Mastro Gipi, se ti capiterà di leggere questo post ti prego, ripristina quel post per il bene del volgo... che poi se uno insiste può scoprire con piacere che è stata inclusa nel volume Verticali (Coconino). In orizzontale, però.

Vabeh, torniamo a noi.

Big episode, dunque. Spiegone back in time particolarmente amato dagli appassionati di pattinaggio artistico (mia moglie), vista l'abbondanza di doppi lutz e tripli axel.
Piegato sotto i colpi di una rara forma di stitichezza creativa mentre il gran finale si avvicina inesorabile, il dream team di sceneggiatori le ha tentate tutte e ora che su Wired è apparsa la candida ammissione di Lindelof, Cuse e Vasco (dopo l'inaspettato successo della prima stagione siamo stati costretti a cercare un senso a questa storia, anche se questa storia un senso non ce l'ha) la faccenda si è fatta piuttosto complicata.
All'improvviso entra Aprea, quello della locura. Anche lui, come il tipo nella storia di Gipi, sbaglia stanza. Anche lui, sbagliando, si rivelerà salvifico. Perchè ormai lo sappiamo: le cose, semplicemente, succedono.
Convinto di sedersi al brainstorming su Occhi del Cuore 4, il Mr. Wolf della fiction italiana incrocia lo sguardo smarrito dei suoi colleghi e tuona: "Bisogna tornare alle origini! Vi ricordate del gemello cattivo? Quello! Quello e il dottore, loro sono la chiave! Perchè non venga in mente a nessuno che non avevamo la padronanza assoluta della storia sin dall'inizio! Cazzo!"

Gli sguardi si riaccendono d'entusiasmo.
Abbracci, brindisi. E un coro per Aprea:

- Genio! -

In preda alla ritrovata euforia i nostri eroi accendono al radio, pronti a ballare la giga.
Su questo pezzo.


Now I believe in miracles
And a miracle has happened tonight

...

I am tired of this devil
I am tired of this stuff
I am tired of this business
Sew when the going gets rough
I ain't scared of your brother
I ain't scared of no sheets
I ain't scare of nobody

etc, etc.

Dissolvenza in nero, chiudo basito.
____________________________

*Se sei nuovo alla gioconda e virile pratica del Lostipendio, qui tutte le info.

Ah, gia che ci sono, grazie a Paolo per aver scovato questo gioiellino. Roba che ti fa tornare il sorriso.



Così intensi e così italiani.


Seppia, ci concedi una foto?

Ore 21 di giovedi scorso. Sempre per la serie "post in differita".
Il Palladium di Roma ha accolto la folla in delirio per l'anteprima della terza stagione di Boris. Tre episodi più il cast in sala. Gratis.
Uno di quei rari casi in cui due metri per centodieci chili tornano utili.
Spartani.
Spalancate le porte al grido di milleriana memoria ci calpestiamo l'un l'altro per accaparrarci un posto.
L'attesa ci uccide.

Per quanto l'iniziativa avesse raggiunto tramite il solo Facebook lo spaventoso numero di milleseicento adesioni, gli organizzatori (i tipi del lanciatissimo RomaFictionFest) appaiono a dir poco basiti [F4] alla vista dei barbari che hanno invaso il teatro. Capiscono presto che il pubblico di Boris non è esattamente lo stesso con cui hanno a che fare durante il festival.
Una prima idea di introdurre la serata in modo classico, con riflessioni sullo stato della tv, saluti e salamelecchi vari viene abbandonata all'istante quando dalle platee iniziano a partire i vari "Muto! Devi stare muto!" seguiti dall'immancabile "Dai! Dai! Dai!", fino al "Biascica apri tuttoooooooo" che precede l'arrivo del cast.

Pannofino/Renè salta sul palco e chiama a sè tutto il carrozzone, per un giro di ringraziamenti (stavolta assai gradito) prima della proiezione. Momento ricco di spontaneetà e riuscito, imbarazzi permettendo, non fosse per il turno del povero Carlo De Ruggeri, intrappolato a vita nel ruolo dello stagista/schiavo/merda Lorenzo.
Lì, concedetemelo, si è andati un tantino oltre.
Ma vabeh... here comes the Stanis.
Assente ingiustificato (o forse si, sta pur sempre cambiando il volto della televisione italiana), Mr. Sermonti in duo con Paolo Calabresi aka Biascica ci regala un collegamento video indimenticabile.


Grazie a tale Mystyleasso88 per averlo prontamente caricato su Youtube.

Poi, finalmente, gli episodi.

E io non vi dico niente. Se non che è una b.o.m.b.a. Punto.

Ci sono cose che ti aspetti, cose che puoi prevedere, d'accordo. Ma come le fanno loro non le fa nessuno. C'è la naturale evoluzione di una serie che da piccolo cult sta diventando semplicemente cult. C'è Milano, fatta a pezzi com'è giusto che sia. E c'è casa, Roma, che a pezzi ci stava già. Due mondi, due modi diversi di fare le cose a cazzo di cane.
C'è uno sguardo diverso, nuovo, su alcuni personaggi e c'è - ma solo per ora, ovviamente, perchè siamo sicuri che presto lo schermo sarà suo - poco Stanis.
Macchiavelli c'è e non c'è (se non si fa è perchè manca qualcosa), la Rete si rinnova, Stanis ha i baffi, Alessandro e Arianna... uno spettacolo.

Per quanto alcuni pseudointellettualoidi novelli aldigrassi abbiano accusato questa nuova stagione di esasperare i toni meta-televisivi (Biascica, je risponni te?), io credo sia inevitabile.
A scavare sempre più in profondità, a setacciare ogni angolo buio del telemondo italico è normale che si arrivi in quei territori dove la tv cannibalizza sè stessa. A quel punto, l'unica chance per uscire dal loop è dare ad ogni personaggio un pò più di vita. Ed è esattamente quello che sembrano intenzionati a fare Torre, Vendruscolo e Ciarrapico in questa nuova stagione.

Restano le mediocrità, i capricci, le raccomandazioni a go-go, l'approssimazione, abbrutimento a 360°. In parole povere resta la fiction.
E' qui che Boris eccelle: in personaggi scritti a meraviglia pur nel loro essere paradigma di un mondo ben più vasto. Caricature, si, ma neanche poi tanto. Se vi è capitato di conoscere una "stella" della tv o di orbitare intorno al vuoto cosmico di Cinecittà sapete di cosa sto parlando.

E' impossibile poi non accorgersi delle diverse migliorie apportate a lato tecnico.
Fotografia, regia (davvero in gamba Marengo, il suo amore per la serie traspare benissimo), esterni che danno respiro, chicche varie.
Se nella seconda l'innegabile plus era la presenza del genio in un format praticamente invariato, qui tutto cambia, cresce, si evolve.
Perchè, come ha lasciato intendere il trio di sceneggiatori (quelli veri), la realtà dietro la fiction tende a superare la fantasia e per loro è una corsa continua, animati da quella voglia di denunciare ogni rassegnazione al brutto che li ha portati fin qui e che spero li sostenga sempre.

Dal primo giorno di lavoro sul set, con gli occhi (e il cuore) dello stagista più famoso d'Italia, ci hanno mostrato il vero volto di un girone infernale di questo Paese, patria degli Stanis e dei fii de Mazinga.

Tra Facebook e operazioni virali (come il Beat Box, ultima fatica del prode Dj Stile), quest'anno potrebbe essere quello decisivo.
Ben vengano allora il film di Natale, gli spin-off, il musical, quello che volete. Giungano pure i Tirabassi, i Mastandrea e i Guzzanti (e prossimamente Giallini!) per una nuotata rinvigorente nelle acque del pesce rosso.
Se lo spirito è questo, largo alle terribili verità che prendono vita grazie a questi adorabili professionisti, maestri d'autoironia e fin troppo modesti.

Insomma, Boris continua ad essere l'unico motivo per cui tornerei a comprare un televisore.

Stoooop! Buona!



Lostipendio*


*Che non è il salario mensile bensì la salutare pratica del vilipendio applicata alla serie più amata/odiata di tutti i tempi (più o meno). Arte liberatoria ma dall'apprendimento assai arduo, la cui comprensione è riservata a quegli individui che non hanno sposato la causa con fede cieca bensì conservano ancora un briciolo di dignità di spettatore e possono dunque esercitare il diritto di replica quando qualcosa non gli torna.
Vabeh, tutta 'sta premessa semplicemente per dire che con questo post - che aggiornerò con il proseguire della stagione se mi riesce - abbandono ogni irrealistico tentativo di recensione (iniziato e mai finito (-_-')) per esprimere la mia opinione sui vari episodi mediante l'utilizzo di versi, punteggiatura e/o onomatopee.
Uno ciascuno, s'intende.

Della serie "se hai poco tempo, tutto s'ha d'adattà".

Io ce li metto tutti sin d'ora, pronostici compresi. Lascio fuori solo i vari Experience, l'eventuale film e l'extended universe in genere. Poi, man mano che la serie prosegue, la si aggiorna con gli edit.


6.01 / 6.02: LA X Uh? (x2)

6.03: What Kate Does zzzZZZzzz...

6.04: The Substitute
Uhm

6.05: Lighthouse
Mah

6.06: Sundown
edit: maddaaaaaaaai!

6.07: Dr. Linus
edit: ... che rumore fa una miccia?
(E cmq grazie, Ben. L'unico che ci regala ancora delle interpretazioni in un mare di pesci lessi.)

8: Recon
edit: mmmm... cake. -_-'

6.09: Ab Aeterno
edit: "è meraviglioso Molly... l'amore che hai dentro. Portalo sempre con te." ...e l'onomatopea, manco a dirlo, è Swayze.
Se poi vogliamo andarci giù pesante allora facciamo così.

6.10: The Package
edit: ecco qui sta per accadere qualcosa di fondamen-SBONK! ... 배설물! Chŏ-gŏ ju-se-yo! -_-'

6.11: Happily Ever After edit: Tic-tac-tic-tac...

6.12: Everybody Loves Hugo
edit: BOOOOOOOOOM!!! aka "conosco i miei polli" -_-'

6.13: The Last Recruit
edit: SPLASH! aka "Jack's back on the track with his back pack"...

6.14: The Candidate
Crash, boom, bang. (qui c'ho quasi preso) cmq... edit: blub-blub-blub...ka-boom! (mi fido di te... mi fido di te... cosa sei disposto a perdere...)

6.15: Across the Sea
edit: No, vabeh. Questa merita un post tutto suo.

6.16: What they died for?
edit: crakle crakle. (ovvero: ok, ABC è Disney ma... ecco... io questi non me li aspettavo.)

6.17 / 6.18: Series Finale
edit: ma si, dai, anche qui. Post a parte.


Namaste.

Eh?

No, niente.

:(


It only ends once, anything else is progress.



Sono due settimane che cerco di parlare di Avatar qui sul Nido. Lavoro, pigrizia, figli e VitaVera™ me l'hanno impedito. Forse ce la faccio fra qualche giorno, sempre che freghi qualcosa a qualcuno.
Per ora fatevi bastare questo illuminante scambio tra l'uomo di fede e l'uomo di scienza.

DIDA: Nel frattempo...

Una colonna di fumo nero mi avvolge e mi scaglia violentemente contro un muro.

La colonna si chiama sconforto.
Il muro è lo schermo nero del mac spento al termine del terzo episodio.

E dire che in questi giorni di full immersion lavorativa mi sto giocando i pochi e preziosi momenti di tempo libero timbrando il cartellino alla Dharma, cercando di capirci qualcosa mentre si fa strada la peggiore delle ipotesi, quella che avvicinerà migliaia (che dico, milioni) di persone alla magia nera e ai riti vodoo, ai tarocchi, alle fatwā e a qualsiasi altro mezzo per esternare i propri sentimenti nei confronti di JJ e soci.

Mi riferisco al pastrocchio, allo script che la butta in caciara e fugge via con un bel finale aperto di quelli che non li dimentichi più.
Gli ultimi e interminabili dieci minuti affidati al maestro Renè Ferretti, un ralenti accompagnato dai singhiozzi acustici di Michael Giacchino, tutto è successo, nulla è successo, o forse si, ma non ce lo ricordiamo, ma anche no, è colpa di Hugo, ma forse - dissolvenza in nero. Stooop, buona!

Gia li vedo.
Un orda di Uruk-hai che si riversa nelle strade.
E a guidarli verso le case di Abrams, Lindelof, Cuse e compagnia ci sarò io.

Ok, calmiamoci.
Scusate. Sarà che da quando è comparso The Lost Samurai ho smesso di sperare. Boh.
Torno al lavoro. Lascio parlare un paio di voci al posto mio, cheèmmeglio.
Perchè sono totalmente d'accordo a metà con loro. Perchè mi sono sembrate le voci più adatte ad essere condivise.
Ma soprattutto perchè sono teste pensanti e, quando si tratta di Lost, le teste pensanti sono tesori da custodire gelosamente.

La parola a Paolo e Mauro.

Alla prossima.


And I will not do that.



I tell you what worries me - because I love Magnum and we have loyal fans - is they take these TV show titles, and they buy them and they spend $100 million on special effects, and then they make fun of them and trivialize it.
Then they try and get the actor who used to be in it to do some ridiculous cameo to prove to the audience that it's OK.

And I will not do that.

Parola di Tom.
(Rendiamo grazie a Tom)

E ora scusate, vado in un angolo a piangere.


All I want for Christ. Pt.2

Degna conclusione del post di qualche giorno fa a tema Natale e dintorni. Quello era un post serio. Questo... vabeh. Che non si dica in giro che ho perso il tocco.


Ora che ci penso, qualche giorno fa il Nido ha compiuto 2 anni. E io che pensavo di chiuderlo... naaah.

Lo chiudo?


Cosa ho visto.


Sono in questa grande festa danzante nelle strade.
Mi passa davanti uno striscione con le parole processato e arrestato.

E una faccia fin troppo nota, che non ghigna più.
E' un attimo, prima di essere di nuovo inghiottito dalla folla.
Indossiamo tutti la mascherà di un tipo con i baffetti e la mosca.
Stiamo cantando in coro "remember, remember, the 5th of December".
Torno a ballare.

E tu? Cos'hai visto? Join the Mosaic.


Promo

Facciamo finta che oggi sia l'oggi di venticinque anni fa.
Che ci si innamori di donne così, per intenderci.

Gentili ascoltatori, il Nido vi regala una perla pescata negli abissi del web. Una frammento di mondo buono.
Altro che celebrity playlists.



Poi chi vuol proprio regalarmi una bella soddisfazione può leggersi questo.
Dal Vangelo secondo James J. Walters.

Le cose eccono.


Quando pranzi alle 3 sei uno che ha da fare.
Quando ti vesti mentre pranzi sei uno che ha parecchio da fare.
Quando scuoci la Garlofalo sei un cretino che ha parecchio da fare.

Pensavo di arrivare a 30 anni senza ma poi ho capito che è meglio dare la priorità alla sanità mentale piuttosto che allo spazio sulla scrivania.
Così ho comprato un planner settimanale.
Io che non sono mai stato tipo da agenda (cartacea o elettronica) e ho sempre combattuto contro l'entropia dei post-it, ho rischiato di implodere e così - apriti cielo - ho finalmente deciso di ascoltare il consiglio della consorte.
Anche la vita può rivelarsi migliore, quando dalla realtà rimuovi quella fastidiosa finestra in sovrimpressione che dice: "Attenzione. Spazio mnemonico insufficiente. Si consiglia un backup dei dati per scoraggiare quei quattro ictus che ti stanno aspettando dietro l'angolo".

Muovo i miei primi passi nel meraviglioso mondo del planning cosciente del fatto che ne vedrò i benefici solo a medio-lungo termine. Per ora, incastrare gli impegni settimanali in quelle caselle è piacevole quanto trascorrere il ferragosto al pronto soccorso.
Ma andiamo con ordine (ecco, appunto).

Scarsa, scarsissima capacità di concentrazione, ultimamente. E'una specie di autismo.
Compro il planner per le cose importanti e poi certi dettagli apparentemente insignificanti mi si fissano nella memoria come fossero marchiati a fuoco, ricollegandosi tra loro nei modi più assurdi.
Mentre progetto il packaging per i prodotti di un cliente mi scopro a pensare ad Ozymandias, al profumo di Veidt e a quanto sia terribilmente anni '80 l'accostamento oro/viola del suo costume.
E ore dopo rintraccio l'origine di quel flusso di pensieri, scoprendo un processo di associazioni mentali decisamente folle. Provo a descriverlo:
Un tipo in ufficio sta guardando divertito il mitico primo spot del Mac. Un'altro tipo passa dietro di lui e sospira: "ah, che nostalgia...".
Il sospiratore avrà al massimo 25 anni. Nostalgia de che, penso io. Nell'84 eri appena nato, imbecille. L'imbecille si chiama Adriano. Subito dopo, mi giro verso la mia scrivania e lo sguardo mi cade su una cartella colori per una collezione. Dalla pila di carta spuntano due campioni. Pantone 132c, Pantone 2602c. Oro e viola.
Ci ho messo mezza giornata a ricollegare tutto ma confesso una certa soddisfazione. Che poi la cosa sia un tantino inquietante è un altro discorso...

Da due settimane il mio culo viaggia in Hibryd Sinergy Drive. Quattropuntosette litri per cento chilometri. Quasi 29mila euri. Poi un giorno vi racconterò come ho fatto a pagarla la metà.
Al lavoro le urgenze sono direttamente proporzionali alla quantità di stronzate che volano nell'aria ma continuo a lottare per tenermi stretta l'indipendenza necessaria a sperimentare, competere e respirare.

Trovo un attimo per andare al cinema dove mi aspettano un Fincher flaccido e imborghesito e la sensazione che Eric Roth scriva le sceneggiature riempendo i campi di un file excel chiamato F_Gump.xls.

Nel frattempo (lo sto vedendo ora), sommando feed e posta arretrata arrivo a quota 728.
Giunto a 815, giuro che programmerò la sveglia con questa:


Anche scartando a priori il fancazzismo dei campioni di Facebook e le loro richieste ad iscrivermi ai gruppi per la salvaguardia della focaccia coi pinoli, resta un numero che non concede scusanti.
Quindi beh, smetto di chiedere scusa e invoco direttamente la pietà.

Leggo dall'hard disk esterno:
Heroes, Lie to me, Life, Lost, Trust me, United States of Tara e il tanto atteso live movie di 20th Century Boys sono tutti lì ad aspettarmi. Li guardo con quel misto di senso del dovere e disperato bisogno d'intrattenimento tipico del mio approccio alla serialità. Se vedrò la vecchiaia, la mia sarà demenza seriale.
Poi arrivano gli amici, quelli che ti capiscono davvero e che ti tendono la mano. E in quella mano c'è un dvd con tutte le stagioni di The Shiled e quattro film che - tanto per cambiare - ti sei lasciato scappare al cinema.
Poi uno dice che non andrà mai a letto con il portatile. 'Fanculo.

New entry degli ultimi giorni, una questione che s'impone con prepotenza su tutto il resto:
E' arrivato il momento di presentare la domanda per iscrivere Leonardo al Nido. E' confortante sapere che anche in questo caso c'è una certa inclinazione al paradosso.
Tornerò sull'argomento quando avrò il tempo necessario a trattarlo con l'attenzione che merita e solo dopo che avrò fatto quattro chiacchiere con chi gestisce la cosa nel quartiere.
Per ora penso che il termine pagliacciata possa rendere l'idea della mia posizione.

Le giornate sembrano tele di Pollock, dischi da deframmentare. Sposto cubetti colorati, unità di tempo.
Ma quando Ray Charles canta Hit the road, Jack, Leonardo gli risponde No mo', no mo', no mo', no mo' e allora va bene così.
Sta funzionando tutto a meraviglia.



Annodare il fazzoletto.




"Il tempo è come una strada. Possiamo percorrerla avanti e indietro ma non possiamo costruire un'altra strada". Tentare di far accadere qualcosa che non sia gia successo si rivelerà un fallimento. Eccetera, eccetera, eccetera.

Vallo a spiegare a George McFly, caro Daniel -è-dai-tempi-di-Solaris-che-mi-pagano-per-gestilcolare- Faraday.

Il nostro pelato preferito, oltre ad essere l'omonimo di un noto filosofo britannico, oltre a scegliere come pseudonimo il nome di un altro noto filosofo britannico, oltre ad essere il miglior cosplayer del colonnello Kurtz che la storia ricordi, è il centro della faccenda.
Bene. E' dalla scena del primo episodio in cui sorride mostrando la buccia d'arancia che ho grandi progetti per lui.
Certo, non avrei mai immaginato che sarebbe finito a dover morire due volte per ripristinare il continuum spazio-tempo.
O forse il disco salta perchè è morto dove/quando non doveva morire?
O semplicemente perchè Jack e soci sono riusciti a lasciare l'isola?
Tutto è gia successo ed è destinato a riaccadere in eterno? La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere?
Cos'è sta storia delle 70 ore? E Jacob? E Walt e Desmond che sono "speciali"? E papà Shepard?
Non mi manderete a puttane tutta la faccenda del magnete (e con essa altre circa sette-ottocento questioni in sospeso), vero?

La bionda con l'incazzatura facile è la madre di Faraday. E mi sta bene.
Se Widmore è il padre, però, il tutto comincia a prendere una piega da famiglia Petrelli e la cosa non mi ispira affatto.
Stanotte ho sognato di scoprire l'identità del figlio di Marvin Candle (che, ovviamente, intorno a metà sesta stagione si rivelerà fondamentale). Si tratta di Keanu Reeves, che arriva sull'isola in giacca e cravatta. L'eletto in doppiopetto.

Boh.
Non so voi ma io dopo i primi venti minuti speravo che il cielo flashasse gia a fine stagione...


Nbc, Abc, Fox, Hbo...& Me. (Feat. O.D.G.)

Heroes è ufficialmente una porcata.
Tim Kring non ha resistito e ha ceduto alle pressioni della NBC. Sono spuntati fratellastri e redivivi un pò dappertutto e l'impalcatura abilmente costruita nella prima stagione, dopo gli scossoni della seconda, sembra sia definitivamente crollata per fare spazio ad altro: i Pokemon.
Sono riusciti a farmi odiare Hiro Nakamura e Mohinder, porca puttana.

Sempre a tema NBC, Life riparte piano, troppo piano se si pensa al finale della prima stagione. Ted è ancora spassosissimo e amo i duetti di Crews con la Reese ma lo schema degli episodi comincia ad essere troppo macchinoso e prevedibile.
Quando uno abituato a trovare il colpevole di turno negli episodi di Magnum P.I. si sente a proprio agio in una serie trent'anni più giovane c'è qualcosa che non quadra.

Dexter richiede una sospensione dell'incredulità sempre maggiore. E' gia avvenuto un mezzo salto dello squalo e ho paura che presto assisteremo ad un doppio carpiato con avvitamento.
Non ci voglio neanche pensare.

Mi dicono che Pushing Daisies merita. Vuze ci sta lavorando, presto ne saprò qualcosa.

Troppo presto per Fringe al quale, per ora, riconosco senz'altro un ottimo packaging ad opera di J.J. Abrams & soci ma nulla più.
John Noble tiene in piedi il tutto. E' solo grazie a lui che riesco a tollerare le facce da schiaffi da ggggiovaniprodigggi del duo Olivia/Pacey.

Presto anche per True Blood.
Alan Ball dovrebbe essere una garanzia ma non riesco a non pensare alle ultime tre stagioni di Six Feet Under. Parto prevenuto.

Poche storie, la golden age è finita nell'88.

Fortuna che stamattina è arrivato O.D.G. a salvarmi dalle tenebre della disillusione...


Alienazione.



Realismo:
Il primo che mi riporta a terra dicendomi che per quanto bella si tratta pur sempre di una fan-art lo cito per danni morali.

Cinismo:
Il primo che mi ricorda che con ottime probabilità l'adattamento cinematografico (semmai si farà) sarà molto più vicino a Fast&Furious che al telefilm originale lo denuncio per rivelazione di servizi d'ufficio.

Lasciatemi solo con la mia dannata tendenza ad idealizzare le cose che amo.
E non parliamo neanche del film di Magnum perchè mi faccio direttamente esplodere.

28.09.08


O, come dice Michele, "vieni a farti un giro in motosega".

Ora, visto l'impegno di Showtime nei virali a tema, l'invenzione del termine homic-idol tutto per lui e le versioni dexterizzate delle maggiori riviste americane realizzate per promuovere la nuova stagione in arrivo mi chiedo: anche noi "fan" avremo un nome coniato appositamente?
Che so, Fe-Dex?
°_°

Userò gli occhi del cuore...due.


Oggi assecondo la mia naturale inclinazione al cazzeggio e spendo qualche parola su un'idea che di certo meriterebbe più di un post su questo blog.
Parlo di Boris, serie tv in onda su Fox. E ve lo dice uno che non ha la tv e ogni volta se ne inventa una nuova per non perderne un episodio.
Giunta oltre la metà della seconda stagione, la serie che non è una serie, la fiction sulla fiction, il telefilm sulle soap, il serial sulle telenovele insomma Boris, dicevo, ha raggiunto i massimi livelli con la recente partecipazione dell'inarrivabile Corrado Guzzanti nei panni di Mariano Giusti, attore raccomandatissssssimo affetto da turbe psico/misticheggianti.

Ambientata sul set de "Gli occhi del cuore", solita (pessima) soap a tema medici e dintorni, la storia ruota attorno ai membri della troupe e del cast e si sviluppa in parallelo con il girato, seguendo le storie dei singoli personaggi.
Tra le tante risate e le frecciatine (devo al mio torbido passato di comparsa a Cinecittà la fortuna di apprezzare in toto alcune situazioni), si fa strada l'idea che muove la serie: una critica feroce eppure lucidissima alla galassia televisiva del nostro belpaese.
Luca Vendruscolo, Giacomo Ciarrapico e Mattia Torre, autori della serie, devono averne passate davvero tante. Molto di quello che si vede in Boris sembra il risultato di esperienze personali degli autori, sofferte all'inizio e superate con genuino umorismo nel corso del tempo.
Memorabili i siparietti in cui ci vengono mostrati i tre sceneggiatori de Gli Occhi del Cuore mentre cercano di uscire da una scena complicata, in tre davanti a un Mac, e all'improvviso arriva il lampo di genio: "Ce l'ho! Chiudi su di lui basito" e il collega preme F4 (ha la shortcut per "basito" su Word...)

Forse è nelle stesse parole di Venduscolo che si può scovare il senso ultimo dell'operazione: "noi smascheriamo la rassegnazione al brutto".
Rassegnazione di cui cadono vittime i due estremi della troupe: dal regista Renè (Renato. Un'altra frecciatina ai tanti nomignoli che regnano nell'ambiente) interpretato da Francesco Pannofino, l'attore/doppiatore a cui dobbiamo l'indimenticabile Forres Gump e l'amore che le nostre donne nutrono per Denzel Washington e George Clooney, fino all'ultima ruota del carro: lo stagista/schiavo Alessandro, il bravo Alessandro Tiberi che si piega ad ogni umiliazione e che meriterebbe un premio solo per il modo in cui regge le scene in coppia con Guzzanti.

Tra i due, mille personaggi ben studiati, scritti con un sapiente mix di autoironia e veleno.
Su tutti spicca Stanis Larochelle, il divo con tanto di nome d'arte (anche lui ovviamente stra-raccomandato) assolutamente negato per la recitazione, interpretato da Pietro Sermonti che, dopo anni di fiction, sembra proprio felice di togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
Ottimi persino i personaggi minori, benedetti da un casting azzeccatissimo che rende giustizia a tutte quelle macchiette e maestranze varie che popolano i set romani.

Ecco, se proprio si vuole trovare un neo in questa divertentissima formula, credo sia il monopolio di una comicità che fa leva esclusivamente sul romanesco.
Da romano non posso che apprezzarla (anche perchè non è mai scontata nè greve come spesso succede) ma credo sia anche un limite che impedisce alla serie di decollare altrove. Ma come dice Doc Brown "ho pensato: chissenefrega!".

Sul lato del confezionamento, questa seconda stagione sembra aver goduto di un'attenzione maggiore in termini di passaggi e spazi pubblicitari, forse proprio grazie alle "apparizioni" - è il caso di dirlo - del Corrado nazionale. Peccato per il blog che, pur essendo aggiornato frequentemente, per ora offre qualche breve filmato o intervista ai fan che invece sono affamati di curiosità e ansiosi (io per primo) di ottenere un Boris-raduno romano che regali al cast il bagno di folla che merita.

Ciliegina sulla torta, la sigla cantata dagli Elii, orecchiabile e nonsense dunque perfetta per lo spirito della serie. La trovate qui.

Vabeh, ho fatto un pizzico di meritata pubblicità ad un progetto che a mio avviso ne merita davvero tanta. Peccato ogni episodio duri poco più di venti minuti!
Il consiglio per chi non lo conosce è: se dalla tv vuoi qualcosa di evasivo ed intelligente allo stesso tempo, dagli un'occhiata. Satisfaction guaranteed.
Chiudo con un pò di gemme Guzzantiane per rendere l'idea...

F(or)ever

Venerdi, Sabato e Domenica. Tony Manero è un dilettante. Quest'anno ho una fidelity card con la febbre. Non faccio in tempo a vantarmi di aver steso uno streptococco e a passare al sesto kyu dell'Aikido (yeeeah!) che sono di nuovo a terra.
Che succede?
Non ne ho idea. Da gennaio è la quarta volta che mi becco la febbre. In sei mesi mi sono ammalato di più che negli ultimi dieci anni porca miseria. Il guaio è che non sono mai febbroni da cavallo ma superata la soglia dei 38° diventa difficile distinguermi dalla Sacra Sindone.
Non voglio allarmare nessuno, tantomeno me stesso ma qui urge un esame del sangue e un pò di controlli di quelli che non si fanno mai. Facciamoli, vediamo cosa esce fuori.
Tra le motivazioni per cui è nato questo blog, il bollettino medico non era neanche lontanamente presente. Spero questa sia l'ultima volta che scrivo di weekend passati a letto davanti alle serie tv.

Ecco. Appunto. Finita la prima stagione di Lost ed iniziata la seconda. Resto della mia: i personaggi parlano tra loro in modo completamente insensato. Con un paio di uscite mi è calato pure il buon John Locke.
La botola, i numeri, Desmond...boh. E l'ultimo episodio diviso in 3 (tre!) lunghissssssime lentissssssime parti...e cicciobello Hurley a cui spettano i siparietti comici che fanno tanto Nando Martellone di Boris...che tristezza.
Il mio problema con le serie tv è che...come dire...io le idealizzo.
Non mi viene un termine migliore, in sostanza è come quando uno si innamora e non vede più i difetti (o è pronto a qualsiasi cosa pur di minimizzarli e giustificarli).
Beh, con Lost non mi succede proprio. Non riesco ad abbandonarmici come si deve. Non ci credo.
Tutt'altra musica invece con il riscoperto Dirty Sexy Money di cui avevo visto solo il pilota mesi fa e che ho gustato in questo ennesimo weekend di paura.
Una serie che vale la pena gustare in lingua originale anche solo per lo spettacolo che regala il grande Donald Sutherland.
Nonostante qui si parli dei capricci improbabili di un'altrettanto improbabile famiglia di miliardari, nonostante il faccione di Peter Krause mi avesse gia abbondantemente stufato in Six Feet Under, il nocciolo della questione è sempre lo stesso: i dialoghi.
Qui sono costruiti ad arte e riescono a far apparire credibile un contesto altrimenti privo di ogni mordente.
Ovviamente questa è l'opinione di uno che ha amato Pulp Fiction per finire con il detestare Tarantino, di uno che dopo 20 minuti di Juno gia non ne poteva più di quel modo di parlare così dannatamente costruito.
Vabeh, oltre al bollettino medico, il blog non dovrebbe essere neanche un posto dove recensire serie tv e affini...insomma sto uscendo fuori tema.
Dovrei parlare di fumetto, anzi dovrei parlarvi di un fumetto e appena mi rimetto in sesto lo faccio. Giuro.
Tutto questo per dire: se scrivo dialoghi poco credibili, se qualcosa non quadra, ditemelo. Siate spietati o semplicemente onesti ma ditemelo, okay?

Parentesi
Ieri, vent'anni fa, moriva Andrea Pazienza e pur avendo letto parecchie sue cose non sono nessuno per scriverne. Preferisco onorare il ricordo di quell'uomo tormentato e pieno di talento con queste parole, scritte da Gipi appena l'anno scorso e corredate da una bellissima foto.
Chiusa parentesi.

In questo momento Ilaria sta suonando il piano e Leo la segue con i suoi "ghaa-ghaaa".
Ringrazio Michele per avermi ricordato quanto c'è di raro e indescrivibilmente prezioso in questa casa e vado a godermelo.

Il più chiassoso nella stanza è il più debole nella stanza.



Con un bambino di quasi nove mesi la media mensile di cinema cola a picco.
Fino al 2006 ho (abbiamo) viaggiato tranquillamente sui 4 film al mese. Oggi me la sogno una media simile.
Sono 15 giorni che cerco disperatamente di andare a vedere Into the wild dopo un hype portentoso, recensioni interessanti, amici estasiati & co.
Non c'è stato verso di vederlo neanche in anteprima alla passata Festa del Cinema. Chi c'era sa che Sean Penn era in sala e ho detto tutto.
Per non parlare degli altri mille titoli che - grazie mulo, grazie torrent - alla fine sono riuscito a vedermi a casa ma per i quali avrei volentieri pagato un biglietto.
Seguire il cinema da fuori, però, mi ha permesso di notare cose a cui forse non avrei prestato sufficiente attenzione rintronato dal THX e accecato dal buio in sala.
Qualcuno ben più saggio di me mi direbbe "cosa puoi imparare da questa storia?".
Beh, lo confesso. Ci ho pensato. Questa è la conclusione:
Alcuni generi cinematografici sono letteralmente scomparsi e questo è evidente. Non sto facendo il nostalgico, è un dato di fatto. Pensate un istante a pellicole come War Games, Navigator, Explorers. Per non parlare dei Goonies o del mio primo film al cinema: E.T.
Ok, qualcuno può dirmi che si tratta di un naturale mutamento dei gusti del pubblico ma io ho il sospetto che questi fantomatici "gusti" siano un tantino imposti. Vabeh. Qualcun'altro può anche dirmi che non ho scoperto nulla di nuovo. Forse. Tanto sono io a dovermi scontrare con il fatto che quando mio figlio avra 6-7 anni dovrò trovare il modo di fargli digerire La Storia Infinita piuttosto che Harry Potter o i pirati di Johnny Depp.
Nota più amara che nostalgica, invece, per la considerazione del mestiere di sceneggiatore. Ogni tanto mi capitava anche nella fase di overdose da cinema di cui parlo sopra ma oggi è sempre più frequente: recentemente ho BUTTATO AL CESSO alcune serate davanti a cose come:
Io sono Leggenda (il solo fatto di sapere che la storia è narrata dal punto di vista OPPOSTO rispetto a quello del romanzo da cui è tratto la dice lunga. Ok, Fight Club di Palanhiuk era scritto in modo da favorirne l'adattamento cinematografico...ma tutti gli altri è così difficile adattarli?!?)

La Bussola d'Oro (Dio maledica la magia, le scuole di magia, i bambini che vanno a scuola di magia, i manieri vittoriani, gli animali parlanti e soprattutto i buchi neri nello script.)

Truman Capote (nessuna pietà, neanche per i miei adorati Philip Seymour Hoffman e Chris Cooper, quest'ultimo probabilmente il mio attore preferito in assoluto.)

Questi sono solo i primi tre che mi sono venuti in mente e tra loro, senza dubbio, il premio Vaccata Imperiale va alla Bussola, vero insulto all'intelligenza umana.
Ho accuratamente evitato l'Emporio di Dustin Hoffman anche grazie agli eloquenti ed efficienti avvertimenti dei ragazzi di Director's Cup e ora sto esitando con Cloverfield ma la curiosità è tanta e so che a giorni lo vedrò. Speriamo bene.
Rara eccezione degli ultimi mesi American Gangster.
Anche se l'autore del commento "epico, ai livelli de Il Padrino" meriterebbe il carcere a vita, Ridley Scott non mi ha deluso. Come non mi hanno deluso Crowe e Washington (certo però che Denzel ha un tantino stufato...è in gamba ma perchè recita sempre allo stesso modo?!?). Sapere che della vera storia di Frank Lucas c'è un 1% per ammissione dei diretti interessati non giova molto ma resta una titolo assolutamente valido, ricco di scene memorabili.
Insomma, vengo al punto altrimenti mi perdo. Ho la netta sensazione che da qualche anno a questa parte girino molti più sceneggiatori improvvisati e molti meno professionisti. Sono ormai troppi i film - di generi e produzioni diverse - che si reggono UNICAMENTE sul tiro della star coinvolta, sull'alto potenziale di merchandising, sull'apparentemente inevitabile spettacolo della CG.
Tutte cose che io stesso tendo ad apprezzare e considerare valori aggiunti, beninteso.
E' quando non c'è NIENT'ALTRO sotto che mi preoccupo. Sembra che nessuno si ponga più il problema di calibrare bene dialoghi ed eventi in modo da rendere più fluido e credibile un particolare snodo della storia. Non bastano mai gli extra della Pixar in cui Lasseter si ostina a ripeterci che "è la storia a regnare, il resto è al suo servizio".
Probabilmente la causa principale è la scarsezza di professionisti ma forse c'entra anche l'opinione che gli addetti ai lavori hanno del pubblico pagante.
Non vi è mai successo, mentre un film scorre davanti ai vostri occhi, di sentirvi palesemente presi per il culo? Trattati da poveri idioti ai quali bisogna spiegare proprio tutto (e ripetutamente) altrimenti non capiscono un acca della trama?
Mah. Per me sono questi due elementi insieme. Fatto sta che il calo qualitativo (parlando di Hollywood e mainstream, ovvio) è innegabile.
Mi tocca rifugiarmi nelle serie tv (discorso a parte per quelle, a volte addirittura peggiore) e aspettare incoscientemente le terze di Heroes e Dexter, le seconde di Dirty Sexy Money e Californication più quel che sarà di Jericho per passare un paio di domeniche da yankee. Lost è volutamente escluso.

L'anno scorso, in uno scambio di mail con Christopher Priest (autore del romanzo da cui è stato tratto The Prestige), lo scrittore rispose ad alcuni miei sinceri complimenti dicendo che era "abbastanza soddisfatto" del risultato, pur informandomi che "il libro era molto diverso". Incuriosito, l'ho letto e l'ho trovato una meraviglia. Nonostante avessi decisamente apprezzato il film, tra i due c'era un abisso.
Questo per dire che ok, sono due media diversi con diversi codici, canoni e blablabla, tutto vero.
Ma allora un supervisore che legge gli script e che quando serve ti dice "fermo amico, sta venendo fuori una vaccata" non esiste?
Posso farlo io? Anche gratis, giuro.

Ok, la chiudo qui. Vado a sperare che il prossimo Batman e There will be blood - i due titoli per i quali sto trepidando - siano immuni da questa sindrome da deficienza acquisita.

PS: Chi mi indovina la citazione del titolo vince una virile stretta di mano e un caffè. ;)