Visualizzazione post con etichetta Imparalarte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Imparalarte. Mostra tutti i post

Cliffhanger.


(continua da qui)

B?


Bradford & Hall?

Layman e Guillory, ma insomma! Quante volte devo ripetervi che non si mangia in classe?

Kelly & Niimura?

Morse?

Neel?

Neil, ti ho visto, sai? Smettila di passare foglietti a McKean!
Silenzio per favore.

Peeters?

Bene signori.
Nonostante in questa classe di fuoriclasse ci sia già abbastanza classe, voi tutti siete a conoscenza della dedizione e dell'amore per il proprio lavoro che contraddistinguono il nostro illustrissimo Preside e rendono onore al nostro prestigioso Istituto.
E' dunque con immensa gioia ed autentico orgoglio che vi comunico la pubblicazione dei dati inerenti le prossime disposizioni scolastiche, nello specifico i nomi dei nuovi arrivati per il semestre in arrivo che, inutile dirlo, si preannuncia denso e ricchissimo.

Salutiamo dunque questa nuova stagione di meraviglie assicurando un momento di meritata suspance al Lettore, destinatario ultimo di ogni nostra prodezza.
Al mio tre girate la lavagna.





Woof.


La Locura.

Ovvero: come isolare, in appena centotrenta secondi di genio, quel virus letale che sta lentamente (e neanche poi tanto) uccidendo il Paese.

Grazie, Aprea.




L'avrei postato comunque ma lo faccio a maggior ragione oggi.
Oggi che Raimondo Vianello se n'è andato. Lui che la locura non l'ha mai sfiorato.

Will, Cliff & me.


Insomma, chi è Bao Publishing?

"Il Roberto Saviano del fumetto italiano." (cfr. Boris, S3E01)

Ehm... bel logo. Chi è il grafico che l'ha realizzato?

Non è un grafico. E' Cliff Chiang.

Ah.

...

Qualche anticipazione?

Sicuri?

Si, dai, facci qualche nome.

Ok. Dunque.
Mike Allred, David B, Émile Bravo, Neil Gaiman, Rob Guillory, Joe Kelly, Karl Kerschl, John Layman, Dave McKean, Scott Morse, JM Ken Niimura, Frederik Peeters, Reuno, Cameron Stewart, Charles Vess...

°_°


Già. In pratica mancano solo Obama e Jacob.

Chi?

Quello di Lost.

Ahah...

Ha detto che fino a maggio è pieno di impegni ma poi sarà ben lieto di discuterne.

Obama?!?

No, Jacob.

...

e Will, nel titolo? Chi è?

Eisner.

°______°

I premi, intendo.
Otto tra titoli ed autori presenti nel catalogo Bao sono in nomination. La cosa ci riempie d'orgoglio. E' il migliore incoraggiamento che si possa desiderare. La prova del nostro fiuto per le cose belle.

WOOF!

Prego?

Era Cliff.

E cos...?

"Diglielo, fratello."

[to be continued...]

______________________________________________________

E' inutile che mi guardi così.
Che pure tu, se ti chiedevano di fare l'art director per una squadra simile, davi di matto.


Googoal.



Non riescono a starmi simpatici, non riescono mai a convincermi del tutto.
Però le SearchStories sono una gran bella idea. Li fanno apparire molto più ganzi di quello che sono in realtà.
Quindi funzionano.
E l'ultima, fresca di SuperBowl, è uno spettacolo.

Applausi.

La Luccicanza. Ma quella buona.


C'è un nuovo nome nella colonna dei link a sinistra, quella dei fumettari.
E' il frutto di una di quelle sessioni di navigazione random che, magicamente, finiscono col portarti proprio dove volevi stare.
Uno di quei momenti in cui, spinto da insaziabile curiosità, rimbalzo da una parte all'altra della rete in cerca di qualcosa.

Che poi questo qualcosa spesso si può tradurre con un'incoraggiamento a perseverare in determinate scelte che influenzano lo stile di vita. Scelte che hanno a che fare con l'auto che guidi e quella che vendi, le utenze che attivi e quelle che disdici, la scuola per i tuoi figli, la medicina, il tuo lavoro, fare la spesa, eccetera. Sciocchezze, insomma.

Navigazione random, dicevo.
A volte l'esperienza si conclude lasciandomi l'amaro in bocca e una vaga frustrazione, una sensazione di stallo e di impotenza. Gmork che se la ride in un angolo e il Nulla galoppa alla grande. Una bella merda.
Altre volte, invece, accade che dietro un clic si nascondano autentiche sorprese.
Per quanto possa sembrare strano, sono orgoglioso del fatto che alcune splendide amicizie siano nate proprio così, in rete, per caso.
Una manciata di icone 32x32 che diventano volti sorridenti e mani che si tendono ad ogni occasione di ritrovo. I commenti nei post che evolvono in piacevolissime chiacchierate vis à vis, mille città diverse a fare da sfondo a quello che una volta era solo il bagliore di un paio di monitor nel buio di case piene di libri.

Insomma. C'è un nuovo nome qui a sinistra ed è quello di Stuart McMillen.
Chi è? Stuart è una di quelle graditissime sorprese.
E' un ragazzo australiano, di Brisbane. Appena sedicimila chilometri da casa mia. Per una volta è bello riconoscere che Guzzanti si sbaglia.

Non mi ha ancora detto la sua età ma con quella faccia è di sicuro sotto i vent'anni.
Parliamoci chiaro: secondo me nel 2010, mentre la massima soddisfazione di coetanei (e non) è consiste nello starsene su Facebook a suggerirti di diventare fan di fomentare la rabbia dei vecchietti alla posta, un teenager che in certi momenti scavalca Scott McCloud non passa inosservato.

Eppure Stuart era uno di quelli che a scuola le prendeva da tutti. Uno di quelli che il ragazzo è sveglio ma non si applica.
Ma anche uno di quelli che, se non sei ancora totalmente rincoglionita dalla tv, magari gli fai capire che basta un taglio di capelli decente e un pò di flessioni e tu quelli che giocano a football non te li fili più e te lo sposi di corsa.


Perchè, dirai.
Beh, fai un salto a casa sua. Prenditela comoda. Guarda dappertutto, leggi tutto.
Poi dimmi se sei d'accordo con me, quando gli dico che se in ogni Paese ci sono in giro almeno dieci tipi come lui si può ancora pensare che questo pianeta non sarà costretto a cacciarci a calci nel culo nel giro di poche generazioni.

Lui dice che esagero.


There's nothing wrong with the planet.

Un promemoria.
Dedicato a tutti quelli che approcciano alla questione in modo sbagliato.


Te capì?


Therefore I'm.


Sarà che Graham Smith dice il vero e lo dice bene.
Sarà che la potenza dell'Helvetica neue nero su fondo 803c a.k.a. process yellow è indiscussa.
Sarà che vi intravedo anche una certa - condivisa - critica a questo dover essere sarcastici a tutti i costi per apparire creativi nel mio mestiere.

Sarà che sono pignolo ma una virgola e un punto mancanti avrebbero reso questo poster ancora più bello.
Sarà quel che sarà ma la scimmia ha vinto, quindi è stato stampato e affisso all'istante.

E siccome Graham Smith è buono giusto, qui c'è una jpeg in A3 e qui il master vettoriale.

Sarà che vado per associazioni visive e Leo fra poco dormirà, quindi a proposito di giallo e nero stasera mi rivedo Watchmen.

Buona serata, gente.

Perchè "parlare di musica è come ballare di architettura".


Quando finalmente esce uno dei dischi che tanto aspettavi e ascolti il singolo e guardandone il video scopri con piacere che uno dei tuoi artisti preferiti ha sviluppato (e migliorato) un'idea che ti era venuta per un video e poi ascolti tutto il resto e non ne resti affatto deluso anzi, direi piuttosto che ti esalti, ti vengono i brividi e provi un misto di sensazioni che non sarai mai in grado di inquadrare chiaramente, allora il desiderio di condividere tutto ciò diventa ineludibile.

E allora silenzio.


25, 26, 27 Settembre. Puliamo il mondo. Ebbrave Forchette.

Legambiente chiama, Forchets risponde.











ECD: Niccolò Brioschi
CDC: Francesco Montella
AD: Livio Grossi
Copy: Hilija Russo
Photo: Zona 13


Children see, children do.

Questo il titolo, secco, immediato, eloquentissimo, dell'ultimo lavoro di DDB, un'agenzia australiana che si è prestata (anzi, regalata) alle cause della NAPCAN, acronimo per National Association for the Prevention of Child Abuse and Neglect.

Matt Eastwood è uno che in dieci anni di carriera ha portato ben otto premi Agency of the Year in casa di chiunque si fosse preso il disturbo di contattarlo per un'iniezione di creatività.

E' uno che, quando lavora su qualcosa in cui crede, ti regala quei momenti di dannatissimo orgoglio per il semplice fatto di fare questo mestiere.
E tra un'ondata e l'altra di denso cinismo, mentre attorno a te cresce l'esercito dei naufraghi disillusi, ti concede un minuto e mezzo di aria fresca. Un'attimo di verità.




Agency: DDB, Sydney
Executive Creative Director: Matt Eastwood
Art Director: Simon Johnson
Copywriter: Charlie Cook
Director: Sean Meehan
Agency Producers: Sean Ashcroft & Sam McGarry
Music Company / Composer: Speed of Sound

Canada Über Alles.




Fidati. Guardalo tutto. E' così che si rende questo mestiere il più bello al mondo.

IL Uomo.

L'ho comprato, acquistando Il Sole24Ore penso per la quarta volta in vita mia.
L'ho comprato perchè incuriosito dalla campagna di presentazione che recitava: "IL UOMO. La nuova definizione del maschile" e, soprattutto, l'ho comprato perchè, dopo una prima sfogliata in edicola, ho intravisto qualcosa di raro che, quando c'è, mi basta per andare in cassa e pagare col sorriso.
Non entrerò nel merito degli equilibri grafici ed eviterò le seghe mentali che l'argomento porta inevitabilmente con sè ma una cosa devo dirla: in mezzo ad un quantitativo inaccettabile di pubblicità a doppia pagina, di quelle che già smadonni alla ricerca di un sommario che non arriva mai, in mezzo a tutti quei Prada, Nero Giardini, Loro Piana, Pirelli, Alfa Romeo e alle loro pagine sempre uguali che vendono un made in italy scomparso da almeno dieci anni, in mezzo a tutto questo, dicevo, sopravvive un pò di passione. Sana, vera.
E' il primo numero e il team sceglie di mostrare al pubblico gli ingredienti base della rivista: la griglia di impaginazione, i font acquistati e/o creati per essa e il criterio che li ha guidati nella stesura.
Ottima cosa per un mensile del genere e ottimi risultati per il pubblico a cui si rivolge.

Nonostante sia una sorta di XL per ometti cresciuti, con un rapporto pubblicità/contenuti forse anche peggiore, gli articoli scorrono via piacevoli alla lettura. Anche quelli meno ben scritti vengono aiutati da un impatto visivo decisamente fludio, minimale senza essere scialbo, elegante senza apparire snob.
Insomma, per quanto riguarda la grafica e - a tratti - la scelta degli articoli, è indubbiamente un bel lavoro.
Pur non essendo mai stato un lettore di riviste simili (ho abbandonato XL dopo i primi numeri e ne compro uno ogni tanto, pentendomene sempre) sono convinto che al momento non ce ne siano di altrettanto ben fatte in giro, almeno per quanto riguarda l'Italia.
Vorrei fare un applauso nominando i diretti responsabili del buon lavoro di impaginazione ma arrivato al colophon qualcosa mi ricorda che siamo ancora nel belpaese:
C'è un art director, un creative director e due autori del progetto grafico. Vabeh, facciamo i complimenti a tutti così non si offende nessuno...

Veniamo ai contenuti.
Sorvolando sui trafiletti idioti e sulle mezze pagine che non mancano di spiattellare argomenti assai complessi con imbarazzante superficialità, tralasciando il tono simil-ammiccante-finto-irriverente con cui sembra sia d'obbligo scrivere al giorno d'oggi, mi scopro a condividere buona parte dell'articolo su Obama ad opera di Paolo Martini (cover story del numero, ne consiglio la lettura a chiunque, compresi i link che vengono citati).
Poche pagine dopo vengo introdotto a Mad Men, serie tv su un team di pubblicitari degli anni '60 che ho deciso di vedere immediatamentissimamente. Apprezzo la perfetta playlist abbinata ai maggiori articoli e mi ritrovo, a fine lettura, curioso di scoprire il prossimo numero. Non è poco per una prima uscita di una roba che di solito mi lascia indifferente e non è poco considerati i 50 cent che chiede.
Più di una volta ho pensato "se ci fosse dentro Gipi come ne L'Internazionale sarebbe perfetta".

Tra le tante cose vi ho trovato una definizione di globalizzazione che cercavo da tempo, qualcosa di incisivo, critico senza essere polemico e breve per restare nella testa come monito per chi, come me, quando viaggia odia sentirsi un "cliente" ed evita in tutti i modi il turismo preconfezionato.
Peccato non ci sia l'autore. Comunque eccola qui:

"Le nazioni sono ormai quartieri tematici raggiungibili in tempi da metropolitana."

Tocco chic: sulla costa della rivista è riprodotto un tessuto sartoriale. Sarà così ogni mese. Si inizia dal Saxony (stranamente scritto con la "i") con tanto di peso, finezza della lana, armatura e composizione. Una scelta insolita ma efficace che, oltre a dirla lunga sulle intenzioni della rivista, compiace il lettore-tipo de Il Sole che da settembre si ritroverà questo malloppo in allegato una volta al mese.

Tocco shock: bel nome "IL". Peccato non stia tanto per "articolo maschile" quanto per un assai più banale "Intelligence in Lifestyle". Bah.

Bene. Detto questo, oggi riparte Heroes e fra una settimana Dexter. Aggiungiamo Mad Men e abbiamo risolto l'attesa del sesto cofanetto di Magnum P.I.
Così, pour parlè.

Delirium


Il social network, Kung Fu Panda, la frammentazione infinita nell'era dell'informazione accessibile e trasparente mancopegnente 2.0, i vecchi amici, FUBU (che poi non parlo del marchio ma del significato ovvero: For Us By Us), e mille altre robe. Questo e molto altro ancora nella capoccia del sottoscritto nei giorni appena trascorsi...e tutto è ancora in fase di sviluppo, elaborazione, process uploading.

Facebook: alla fine ho ceduto. Più che per capire quanti ex compagni di scuola "ce l'hanno fatta" o per "conoscere tante persone nel mondo", è una sorta di esperimento.
In breve, voglio vedere se riesco a convogliare la quantità di gente che ho in mente per presentare una serie di progetti. Vedremo. Appena ho un attimo di tempo attrezzo tutta la baracca dei link e controlink incrociati. Facebook che linka a questo blog che rimbalza su Facebook che ti segnala le foto su Flickr che ti rimanda qui e via dicendo. Per non parlare di Delicious o tutti gli altri. O semplicmente del fatto che con Myspace non se ne parla proprio. Ho provato ad avvicinarmici e non essendo poi tanto ggggiovane ci ho guadagnato solo un leggero mal di testa e un senso d'ansia.
Una cosa per ora l'ho capita: avvicinati a questi strumenti con distacco, sii cauto, sii zen. O fai così o ti rubano la vita in un attimo e diventi il re del social network con una vita sociale pari a zero.

Kung Fu Panda: ieri l'ho visto. Bello. Ben fatto, una gioia per gli occhi e per chi ha passato le estati davanti ai Kung-Fu movies anni '70. Alcune gag valgono l'applauso spontaneo e Fabio Volo, tolto qualche momento dove la dizione lascia ovviamente a desiderare, mi ha divertito in un modo inaspettato. Lo rivedrò in lingua originale perchè, a partire da Jack Black, i doppiatori stavolta sono davvero fondamentali.
Sempre a proposito di doppiaggio, non ho capito una cosa. Ok che Volo è ormai una star ma perchè inserire solo lui nei credits dei titoli di coda? Forse il lavoro degli altri doppiatori (professionisti) non merita di apparire? Che grandissima cazzata. E che cattiveria gratuita. Poi si lamentano degli scioperi della categoria. Bah.

For Us By Us. Ovvero: uno dei progetti che appariranno nel sopra citato "esperimento" Facebook riguarda l'abbigliamento. O meglio, un modo di concepirlo che nasce dal desiderio di realizzare prodotti basati su fenomeni vari (niente pirateria, ovvio), all'insegna del "se non ci arrivano i geni del merchandising ufficiale, fallo tu". Vediamo che succede.

L'altro progetto invece, riguarda la pubblicità e merita un discorso a parte:
Qualche giorno fa, da Ottokin (che ormai è diventato una delle mie principali fonti di "dritte" telematiche relative al lavoro), si parlava di Zooppa. Beh, inutile spendere parole in più. Lo spiegava fin troppo bene Paolo.
Andatevelo a vedere, prendetevi due minuti per pensare a che razza di iniziativa potenzialmente rivoluzionaria hanno tirato su e poi, se volete, buttatevi nella mischia.
Io l'ho fatto. Anzi, gia che ci siamo, cominciamo a fare un pò di questo cross-linkin-social-network-evolution-marketing-public-viral-guerrilla-uanagana-doppiocarpiato:

Clicca qui e votami!

Nei prossimi giorni, scadenze permettendo, proseguirà il lavoro di costruzione dell'impalcatura che sorreggerà l'impero multimediale monovolume del sottoscritto.
Bwahahahah! (Tuono) Il monto è mmmio!
Stay tuned.

E "Ilaria Condizionata" suona sempre più forte nella testa...

Roniro & Alpino back in action.



Essere una leggenda vivente ti mette un tantino sotto pressione.
Negli ultimi anni Bob ha ceduto alle avances della commedia deludendo i duri&puri ma mostrando una sana propensione all'autoironia.
Pacino, invece, continua a restare fuori da ogni possibile definizione tranne, forse, quella dell'uomo che tutti vorrebbero dirigere per il suo superpotere del monologo finale.
Diciamo pure che l'unica critica che gli si può muovere contro è quella di non essersi più pettinato da L'Avvocato del Diavolo in poi.
O forse, semplicemente, Pacino non ha ancora incontrato il suo Ben Stiller.
Sta di fatto che, mentre anni fa la decisione sarebbe stata assai sofferta, oggi non ci sono dubbi: nel gioco dello sbirro buono e di quello cattivo oggi Bob sarebbe senz'altro il primo.

Comunque, come se non fosse chiaro che stiamo parlando di living legends, nell'homepage di Righteous Kill c'è un questionario che misura la propria fedeltà ai boss:
Lo spettatore deve indovinare chi dei due ha pronunciato determinate battute pescate a caso tra le decine di memorabili ruoli interpretati.
Ovviamente non ne ho toppata una e ne vado fiero. Si va dal più scontato "talkin' to me?" a "Fredo, mi hai spezzato il cuore" (che se non sai di che stiamo parlando è il caso che vai a darti fuoco all'istante) in poi.
No, dico...vi risulta che sia mai stato fatto qualcosa di simile per altre star del cinema?
Voglio dire, trovatemi altri due attori che non sono obbligati a morire - meglio ancora se in circostanze sospette - per diventare immortali e che siano così iconici, così marchi di sé stessi.

Spero che questo nuovo lavoro che li rivede insieme dopo tanto tempo sia degno dell'aspettativa che genera il semplice accostare i loro nomi in un trailer.
Ho le mie riserve e la prima è senz'altro la presenza di Curtis-MezzoSacco-Jackson, uno dei tanti pupazzi che hanno reso il rap quel circo di buffoni che è oggi. L'altra è il fatto che il film, con questo suo "molti rispettano il distintivo, tutti rispettano la pistola" sembra aggiungere ben poco ai personaggi che i due sanno portare sullo schermo. Questo senza nulla togliere all'immortale "chiacchiere e distintivo", sia chiaro.
Per finire, confesso che non credo molto in Jon Avnet...

Aspettando il film, fate un salto su Director's Cup e godetevi i due giganti che confessano alle telecamere del Late Show di Letterman quali sono le dieci ragioni per cui vale la pena di fare il loro mestiere.

Domanda: secondo voi il titolo italiano di Righteous Kill, ovvero Sfida senza regole, degno delle migliori pellicole con Van Damme che passano su retequattro nei sabato pomeriggo d'estate, è opera di un qualche genio della comunicazione convinto di farne un seguito ideale di The Heat/La Sfida o è un caso?

Mah. Intanto, mentre la giovane Hollywood si affanna ad inseguire canoni estetici ai limiti della dignità umana, io pagherei la mia libbra di carne per essere il tipo coperto dal lenzuolo che vedete in foto vicino a quei due vecchietti lì.


Signore e signori vi presento Jack Jaselli




Lasciatelo cantare, è un italiano vero.


No Evil.

Se ci sono in giro clienti come questo, capaci di affidarsi ad un'agenzia che si chiama così e che realizza gioielli così, in grado di capire che la validità di una strategia comunicativa non è direttamente proporzionale al budget e soprattutto che quello che a prima vista sembra azzardato o peggio stupido può non rivelarsi semplice onanismo da creativi beh, vale ancora la pena di fare questo mestiere.

Secondo voi costa/paga più questo o ingaggiare due miliardari campioni del mondo di calcio e fargli dire/fare cose prive di senso?

Fatevi un giro in casa Net10, soprattutto leggetevi la pagina "How are they Evil?"
Parlano chiaro e i fatti sono altrettanto cristallini. 10cents al minuto. Sempre. Punto.
Inutile girarci intorno: gli altri sono "Il Male".

[EDIT] Chi sei tu? Sono Batman! Ah. E tu? Sono Batman! Uhm...



[EDIT]
Un sentito ringraziamento al buon Paolo di Director's Cup per aver raddrizzato questa sghemba faccenda.
Dal momento che risulta assai difficile reperire il trailer originale del Batman di Tim Burton e che un tizio rivendichi come proprio il montaggio del suddetto, il tutto appare come una mezza bufala. O meglio, la bizzarra idea di un simpaticone che ha avuto una mezza giornata di tempo libero di troppo. E io ci sono cascato con tutte le scarpe.

Ammetto che le pause a schermo nero seguite da incalzanti scene d'azione sembrano un tantino anacronistiche se pensiamo ad un trailer dell'89 ma chi ci va a pensare? (-_-')
E io che immaginavo lo scoop...quanto sono ingenuo...

Vabeh, mi sa che per gettarmi alle spalle questa storia stasera vado a vedermi Speed Racer.
Che c'entra?

...Boh.
[FINE EDIT]

Sia chiaro, io li adoro entrambi. (Il primo è amore vero da quando avevo 10 anni, il secondo è una quasi-certezza, viste le premesse a mio avviso ottime di Nolan & soci nel precedente Begins).
Però...come dire...possibile che in 21 anni si riesce SOLO a dare una sistemata ai logo WB e DC?
°_°
Quiz: Come hanno risposto i diretti responsabili ai cine-giornalisti, cine-amatori, cine-qualsiasicosa che pretendevano spiegazioni?
1 - Ehm...vado un secondo di sopra...tap-tap-tap-tap-tap-tap! CRAAASH! Bump! Wrrrrooooommm! (Vedasi Homer Simpson nel giorno di S.Valentino)
2 - Beh no, dai...dire che è la stessa cosa la trovo una forzatura...ci sono degli elementi comuni, ecco tutto.
3 - Ecco! Finalmente qualcuno ha colto il sentito omaggio alla pellicola di Burton!

Il più chiassoso nella stanza è il più debole nella stanza.



Con un bambino di quasi nove mesi la media mensile di cinema cola a picco.
Fino al 2006 ho (abbiamo) viaggiato tranquillamente sui 4 film al mese. Oggi me la sogno una media simile.
Sono 15 giorni che cerco disperatamente di andare a vedere Into the wild dopo un hype portentoso, recensioni interessanti, amici estasiati & co.
Non c'è stato verso di vederlo neanche in anteprima alla passata Festa del Cinema. Chi c'era sa che Sean Penn era in sala e ho detto tutto.
Per non parlare degli altri mille titoli che - grazie mulo, grazie torrent - alla fine sono riuscito a vedermi a casa ma per i quali avrei volentieri pagato un biglietto.
Seguire il cinema da fuori, però, mi ha permesso di notare cose a cui forse non avrei prestato sufficiente attenzione rintronato dal THX e accecato dal buio in sala.
Qualcuno ben più saggio di me mi direbbe "cosa puoi imparare da questa storia?".
Beh, lo confesso. Ci ho pensato. Questa è la conclusione:
Alcuni generi cinematografici sono letteralmente scomparsi e questo è evidente. Non sto facendo il nostalgico, è un dato di fatto. Pensate un istante a pellicole come War Games, Navigator, Explorers. Per non parlare dei Goonies o del mio primo film al cinema: E.T.
Ok, qualcuno può dirmi che si tratta di un naturale mutamento dei gusti del pubblico ma io ho il sospetto che questi fantomatici "gusti" siano un tantino imposti. Vabeh. Qualcun'altro può anche dirmi che non ho scoperto nulla di nuovo. Forse. Tanto sono io a dovermi scontrare con il fatto che quando mio figlio avra 6-7 anni dovrò trovare il modo di fargli digerire La Storia Infinita piuttosto che Harry Potter o i pirati di Johnny Depp.
Nota più amara che nostalgica, invece, per la considerazione del mestiere di sceneggiatore. Ogni tanto mi capitava anche nella fase di overdose da cinema di cui parlo sopra ma oggi è sempre più frequente: recentemente ho BUTTATO AL CESSO alcune serate davanti a cose come:
Io sono Leggenda (il solo fatto di sapere che la storia è narrata dal punto di vista OPPOSTO rispetto a quello del romanzo da cui è tratto la dice lunga. Ok, Fight Club di Palanhiuk era scritto in modo da favorirne l'adattamento cinematografico...ma tutti gli altri è così difficile adattarli?!?)

La Bussola d'Oro (Dio maledica la magia, le scuole di magia, i bambini che vanno a scuola di magia, i manieri vittoriani, gli animali parlanti e soprattutto i buchi neri nello script.)

Truman Capote (nessuna pietà, neanche per i miei adorati Philip Seymour Hoffman e Chris Cooper, quest'ultimo probabilmente il mio attore preferito in assoluto.)

Questi sono solo i primi tre che mi sono venuti in mente e tra loro, senza dubbio, il premio Vaccata Imperiale va alla Bussola, vero insulto all'intelligenza umana.
Ho accuratamente evitato l'Emporio di Dustin Hoffman anche grazie agli eloquenti ed efficienti avvertimenti dei ragazzi di Director's Cup e ora sto esitando con Cloverfield ma la curiosità è tanta e so che a giorni lo vedrò. Speriamo bene.
Rara eccezione degli ultimi mesi American Gangster.
Anche se l'autore del commento "epico, ai livelli de Il Padrino" meriterebbe il carcere a vita, Ridley Scott non mi ha deluso. Come non mi hanno deluso Crowe e Washington (certo però che Denzel ha un tantino stufato...è in gamba ma perchè recita sempre allo stesso modo?!?). Sapere che della vera storia di Frank Lucas c'è un 1% per ammissione dei diretti interessati non giova molto ma resta una titolo assolutamente valido, ricco di scene memorabili.
Insomma, vengo al punto altrimenti mi perdo. Ho la netta sensazione che da qualche anno a questa parte girino molti più sceneggiatori improvvisati e molti meno professionisti. Sono ormai troppi i film - di generi e produzioni diverse - che si reggono UNICAMENTE sul tiro della star coinvolta, sull'alto potenziale di merchandising, sull'apparentemente inevitabile spettacolo della CG.
Tutte cose che io stesso tendo ad apprezzare e considerare valori aggiunti, beninteso.
E' quando non c'è NIENT'ALTRO sotto che mi preoccupo. Sembra che nessuno si ponga più il problema di calibrare bene dialoghi ed eventi in modo da rendere più fluido e credibile un particolare snodo della storia. Non bastano mai gli extra della Pixar in cui Lasseter si ostina a ripeterci che "è la storia a regnare, il resto è al suo servizio".
Probabilmente la causa principale è la scarsezza di professionisti ma forse c'entra anche l'opinione che gli addetti ai lavori hanno del pubblico pagante.
Non vi è mai successo, mentre un film scorre davanti ai vostri occhi, di sentirvi palesemente presi per il culo? Trattati da poveri idioti ai quali bisogna spiegare proprio tutto (e ripetutamente) altrimenti non capiscono un acca della trama?
Mah. Per me sono questi due elementi insieme. Fatto sta che il calo qualitativo (parlando di Hollywood e mainstream, ovvio) è innegabile.
Mi tocca rifugiarmi nelle serie tv (discorso a parte per quelle, a volte addirittura peggiore) e aspettare incoscientemente le terze di Heroes e Dexter, le seconde di Dirty Sexy Money e Californication più quel che sarà di Jericho per passare un paio di domeniche da yankee. Lost è volutamente escluso.

L'anno scorso, in uno scambio di mail con Christopher Priest (autore del romanzo da cui è stato tratto The Prestige), lo scrittore rispose ad alcuni miei sinceri complimenti dicendo che era "abbastanza soddisfatto" del risultato, pur informandomi che "il libro era molto diverso". Incuriosito, l'ho letto e l'ho trovato una meraviglia. Nonostante avessi decisamente apprezzato il film, tra i due c'era un abisso.
Questo per dire che ok, sono due media diversi con diversi codici, canoni e blablabla, tutto vero.
Ma allora un supervisore che legge gli script e che quando serve ti dice "fermo amico, sta venendo fuori una vaccata" non esiste?
Posso farlo io? Anche gratis, giuro.

Ok, la chiudo qui. Vado a sperare che il prossimo Batman e There will be blood - i due titoli per i quali sto trepidando - siano immuni da questa sindrome da deficienza acquisita.

PS: Chi mi indovina la citazione del titolo vince una virile stretta di mano e un caffè. ;)

Chi me l'ha fatto fare?



Sei ore in una quarta superiore. Età media 19/20 ("A preeessò, m'hanno steccato du vorte...").
Sei ore di grafica. Per la precisone, sei ore di Advanced (...) Adobe Illustrator & Photoshop.
Sei ore di voce di diaframma che neanche Gassman ai tempi d'oro.
Sei ore a parlare di grafica, ma prima ancora di estetica, equilibri, campi e spazi, impatto visivo, gerarchie, necessità di apprendere regole e padroneggiare strumenti per poi eventualmente sovvertire le prime e sperimentare con i secondi, creatività, prima di chiederti se è bello o è brutto chiediti se funziona, ricorda che il computer e i software sono al tuo servizio e non il contrario, eccetera, eccetera, eccetera.
Al termine della sesta ora non ho più voce, quando parlo mi fa male lo stomaco ma ho l'impressione di averli in pugno. Qualcuno forse l'ho addirittura convinto che ne vale la pena. Alcuni di loro - meraviglia!- fanno delle domande ed io, con la poca voce che resta, rispondo. Annuiscono. Fenomenale: c'è persino chi ha preso appunti. Non ci credo. Sono un vincente.
Meritata pausa, per tutti.
"Stacchiamo un attimo e l'oretta che resta la usiamo per iniziare a buttare giu qualche idea per realizzare un marchio. Che ne dite?"
Un coro ("Seeee!") e qualche "da paura!" mi convincono definitivamente: li ho in pugno.

Durante quell'ora recupero le forze e mi concedo addirittura il lusso di uscire dalla classe per parlare con un cliente al cellulare.
Li lascio lavorare. Altro miracolo: lo fanno in silenzio.
Dieci minuti alla campanella. Chiedo a questi futuri designers di mostrarmi i lavori. Così, tanto per farmi un'idea del livello generale e capire come impostare le prossime lezioni.
Mi portano i loro elaborati.

Scorro le stampe sotto i loro sguardi avidi di pareri positivi, conferme.
All'improvviso sento addosso una stanchezza infinita mista ad un senso di sconfitta totale.
Davanti ai miei occhi la visione dell'epica battaglia che mi aspetta per tutta la durata del corso.
Venti fogli A4. Mi dico "Ok, dai, sono solo sketch..." ma so che sto mentendo a me stesso.

Sedici su venti sono in Comic Sans.