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Will, Cliff & me.


Insomma, chi è Bao Publishing?

"Il Roberto Saviano del fumetto italiano." (cfr. Boris, S3E01)

Ehm... bel logo. Chi è il grafico che l'ha realizzato?

Non è un grafico. E' Cliff Chiang.

Ah.

...

Qualche anticipazione?

Sicuri?

Si, dai, facci qualche nome.

Ok. Dunque.
Mike Allred, David B, Émile Bravo, Neil Gaiman, Rob Guillory, Joe Kelly, Karl Kerschl, John Layman, Dave McKean, Scott Morse, JM Ken Niimura, Frederik Peeters, Reuno, Cameron Stewart, Charles Vess...

°_°


Già. In pratica mancano solo Obama e Jacob.

Chi?

Quello di Lost.

Ahah...

Ha detto che fino a maggio è pieno di impegni ma poi sarà ben lieto di discuterne.

Obama?!?

No, Jacob.

...

e Will, nel titolo? Chi è?

Eisner.

°______°

I premi, intendo.
Otto tra titoli ed autori presenti nel catalogo Bao sono in nomination. La cosa ci riempie d'orgoglio. E' il migliore incoraggiamento che si possa desiderare. La prova del nostro fiuto per le cose belle.

WOOF!

Prego?

Era Cliff.

E cos...?

"Diglielo, fratello."

[to be continued...]

______________________________________________________

E' inutile che mi guardi così.
Che pure tu, se ti chiedevano di fare l'art director per una squadra simile, davi di matto.


Nerdeluxe.


Io - che sono a tanto così dal geek e che quel tanto così è essenzialmente il bacon - la trovo meravigliosa, quindi la trascrivo qui.
Aggiungo pure che, tempo fa, scrivevo proprio su questo blog che se il presidente degli Stati Uniti ascolta Miles Davis e gioca a basket c'è ancora qualche barlume di speranza a questo mondo.

Ma veniamo a noi.
Dal decalogo delle "leggi del geek che sarebbero dovute esistere e che invece non ci sono".

The Unified Geek Theory
At present, the President of the United States, the wealthiest person in the United States, and the most trusted newscaster in the United States are all geeks.
At the same time, movies based on comic book characters are routinely taking in hundreds of millions of dollars. The only reasonable conclusion is: We’ve won!

Grazie a Geekdad su Wired. Il resto è qui.

Republican't.

Tempo libero + idiozia + una goccia di cattivo gusto.
Cuocere in Photoshop per circa trenta minuti.
Yes weekend.


Vote, Hope, Dope, Pope, Nope, insomma...


I poster dell'ardua sentenza.

Non ce l'ho fatta. Non ho resistito.
Come dicevo sotto, ormai sono emotivamente coinvolto. Non ne esco.
Mi unisco alla cricca mondiale che ha omaggiato Obama con un poster.
E' un omaggio che passa per Guy Fawkes e Alan Moore ma la data è quella, non potevo esimermi.

Eccolo qui.
Click to enlarge and God bless America.

Fabrizio Verrocchi ha stretto amicizia con Barack Obama.



Fino ad un attimo prima di leggere il profilo di Barack Obama non ero emotivamente coinvolto.
Ero felice e consapevole della portata storica dell'evento ma non emotivamente coinvolto.

Sesso: Maschile
Situazione sentimentale: Sposato con Michelle Obama
Data di nascita: 4 agosto 1961
Religione: Christian
Interessi: Basketball, writing, loafing w/ kids
Musica preferita: Miles Davis, John Coltrane, Bob Dylan, Stevie Wonder, Johann Sebastian Bach (cello suites), and The Fugees
Film preferiti: Casablanca, Godfather I & II, Lawrence of Arabia and One Flew Over the Cuckoo's Nest
Libri preferiti: Song of Solomon (Toni Morrison), Moby Dick, Shakespeare's Tragedies, Parting the Waters, Gilead (Robinson), Self-Reliance (Emerson), The Bible, Lincoln's Collected Writings Programmi TV preferiti: Sportscenter
Citazioni preferite: "The Arc of the moral universe is long, but it bends towards justice." (Martin Luther King)

No dico. Sul trono del mondo c'è uno che ascolta Miles Davis e i Fugees.
Uno che ama il Basket, il Padrino, Moby Dick.
Uno di noi.

Ora si, cazzo, che sono emotivamente coinvolto.

OBAMA BIDEN LANDED.


Ok.
Adesso però non fate come quelli che aspettavano il messia su un cavallo scintillante con le fiamme dietro tipo Delorean e poi quando è arrivato quel tipo in sella ad un asino e ha detto "ama il nemico" ci siete rimasti male.
Sarà anche l'inizio di una nuova era, sarà il sogno di Luther King che si avvera, sarà quel che sarà ma dategli una mano.
Non commettete l'errore di pensare che sia venuto PER voi e che ora che l'avete messo lì potete starvene seduti a guardarlo mentre ripulisce il mondo con i suoi superpoteri.

Per quanto io sia ancora estasiato dal contributo spontaneo dei migliori grafici USA alla causa Obama, il sostegno non si esprime solo grazie all'arte. Non basta scrivere CHANGE su un bel poster.

Ora come non mai è il momento delle scelte conrcrete, dei cambiamenti nella piccola vita di ciascuno.
Il mondo ha ottenuto l'iniezione di speranza di cui aveva disperatamente bisogno.
E' solo cavalcando l'onda di questo fermento globale che si può davvero cambiare qualcosa.
Alziamo il culo e mettiamoci al lavoro. Yes we can.


IL Uomo.

L'ho comprato, acquistando Il Sole24Ore penso per la quarta volta in vita mia.
L'ho comprato perchè incuriosito dalla campagna di presentazione che recitava: "IL UOMO. La nuova definizione del maschile" e, soprattutto, l'ho comprato perchè, dopo una prima sfogliata in edicola, ho intravisto qualcosa di raro che, quando c'è, mi basta per andare in cassa e pagare col sorriso.
Non entrerò nel merito degli equilibri grafici ed eviterò le seghe mentali che l'argomento porta inevitabilmente con sè ma una cosa devo dirla: in mezzo ad un quantitativo inaccettabile di pubblicità a doppia pagina, di quelle che già smadonni alla ricerca di un sommario che non arriva mai, in mezzo a tutti quei Prada, Nero Giardini, Loro Piana, Pirelli, Alfa Romeo e alle loro pagine sempre uguali che vendono un made in italy scomparso da almeno dieci anni, in mezzo a tutto questo, dicevo, sopravvive un pò di passione. Sana, vera.
E' il primo numero e il team sceglie di mostrare al pubblico gli ingredienti base della rivista: la griglia di impaginazione, i font acquistati e/o creati per essa e il criterio che li ha guidati nella stesura.
Ottima cosa per un mensile del genere e ottimi risultati per il pubblico a cui si rivolge.

Nonostante sia una sorta di XL per ometti cresciuti, con un rapporto pubblicità/contenuti forse anche peggiore, gli articoli scorrono via piacevoli alla lettura. Anche quelli meno ben scritti vengono aiutati da un impatto visivo decisamente fludio, minimale senza essere scialbo, elegante senza apparire snob.
Insomma, per quanto riguarda la grafica e - a tratti - la scelta degli articoli, è indubbiamente un bel lavoro.
Pur non essendo mai stato un lettore di riviste simili (ho abbandonato XL dopo i primi numeri e ne compro uno ogni tanto, pentendomene sempre) sono convinto che al momento non ce ne siano di altrettanto ben fatte in giro, almeno per quanto riguarda l'Italia.
Vorrei fare un applauso nominando i diretti responsabili del buon lavoro di impaginazione ma arrivato al colophon qualcosa mi ricorda che siamo ancora nel belpaese:
C'è un art director, un creative director e due autori del progetto grafico. Vabeh, facciamo i complimenti a tutti così non si offende nessuno...

Veniamo ai contenuti.
Sorvolando sui trafiletti idioti e sulle mezze pagine che non mancano di spiattellare argomenti assai complessi con imbarazzante superficialità, tralasciando il tono simil-ammiccante-finto-irriverente con cui sembra sia d'obbligo scrivere al giorno d'oggi, mi scopro a condividere buona parte dell'articolo su Obama ad opera di Paolo Martini (cover story del numero, ne consiglio la lettura a chiunque, compresi i link che vengono citati).
Poche pagine dopo vengo introdotto a Mad Men, serie tv su un team di pubblicitari degli anni '60 che ho deciso di vedere immediatamentissimamente. Apprezzo la perfetta playlist abbinata ai maggiori articoli e mi ritrovo, a fine lettura, curioso di scoprire il prossimo numero. Non è poco per una prima uscita di una roba che di solito mi lascia indifferente e non è poco considerati i 50 cent che chiede.
Più di una volta ho pensato "se ci fosse dentro Gipi come ne L'Internazionale sarebbe perfetta".

Tra le tante cose vi ho trovato una definizione di globalizzazione che cercavo da tempo, qualcosa di incisivo, critico senza essere polemico e breve per restare nella testa come monito per chi, come me, quando viaggia odia sentirsi un "cliente" ed evita in tutti i modi il turismo preconfezionato.
Peccato non ci sia l'autore. Comunque eccola qui:

"Le nazioni sono ormai quartieri tematici raggiungibili in tempi da metropolitana."

Tocco chic: sulla costa della rivista è riprodotto un tessuto sartoriale. Sarà così ogni mese. Si inizia dal Saxony (stranamente scritto con la "i") con tanto di peso, finezza della lana, armatura e composizione. Una scelta insolita ma efficace che, oltre a dirla lunga sulle intenzioni della rivista, compiace il lettore-tipo de Il Sole che da settembre si ritroverà questo malloppo in allegato una volta al mese.

Tocco shock: bel nome "IL". Peccato non stia tanto per "articolo maschile" quanto per un assai più banale "Intelligence in Lifestyle". Bah.

Bene. Detto questo, oggi riparte Heroes e fra una settimana Dexter. Aggiungiamo Mad Men e abbiamo risolto l'attesa del sesto cofanetto di Magnum P.I.
Così, pour parlè.