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Ragazzi, questo è un blues con riff in Sì, perciò occhio agli accordi e statemi dietro, okay?



Ho sei anni. Sono le 16. Vado al cinema.
Mio fratello non può. E' troppo piccolo, resta con i nonni.
Una settimana dopo, ovvero l'altro ieri, muore nonno Mario. Credo di averlo salutato proprio quel pomeriggio, prima di andare al cinema.

Il cinema.
Il mio primo film è stato E.T., tre anni prima. Questo è il secondo.
Stavolta mio fratello non viene con noi perchè i miei non vogliono ripetere l'esperienza. Come dargli torto? Dopo appena 13' di film, quando Elliott si scontra per la prima volta con la creatura di Rambaldi, esplodo in un pianto disperato. Così mi raccontano. Via dal cinema, subito. Ho smesso di urlare solo una volta tornato a casa.
Vent'anni dopo, sul set di Gangs of New York glie l'ho detto, a Elliott. Rideva. Cazzo ti ridi gli ho detto, in italiano. Rideva ancora. Ero indeciso se abbracciarlo o spaccargli la faccia sul posto. Ma le comparse le pagavano bene, quindi gli ho stretto la mano e l'ho ringraziato. Stop.

Il cinema, dicevo.
Oggi i miei sono tranquilli. Hanno visto il trailer, dicono che si può fare. E poi sono più grande, vado in prima elementare.
E così mi portano a Hill Valley.

E scopro Levi Strauss, Chuck Berry, i Platters, Jerry Lewis, la Libia, il plutonio.
Scopro che i paninari indossano il giubbotto di salvataggio e bevono Pepsi senza pagare, fantascienza e cappuccino.
E mentre mi chiedo se diventerò uguale a mio padre scopro che il presidente degli Stati Uniti è un attore e che se modifichi un monopattino puoi fare un sacco di roba interessante.
Hill Valley è meravigliosa. Ci sono dentro fino al collo. E non me ne voglio più andare.
Soprattutto quando li vedo uscire di scena in volo, verso il futuro.

Sulle note di Huey Lewis & the News ci alziamo, felici, incantati. Si accendono le luci. Il mondo è un bel posto. Ce ne andiamo a casa ma in realtà io, da quella sala, non me ne sono mai andato.
E siccome non potevo vivere all'Atlantic, vent'anni dopo il cinema me lo sono fatto in casa.
E siccome nel frattempo John DeLorean aveva mandato in fallimento la DMC, mi sono dovuto accontentare di una riproduzione in scala.

Per vedere il futuro devo aspettare di compiere dieci anni e tornare lì, una sera, appena prima di Natale. Incredibile. E' ancora meglio. Sarà perchè stavolta c'è anche mio fratello.
Nel frattempo ho rischiato di finire ammazzato un paio di volte cercando di agganciare un'auto con lo skate, ho imparato un sacco di parolacce (ma mutato figlio di puttana resta tutt'ora la mia preferita), ho disegnato flussi canalizzatori sui diari di scuola, ho desiderato ardentemente una chitarra elettrica e, ovviamente, ho ripassato le battute grazie a centinaia di repliche in vhs.

Il futuro.
Qualcuno ha detto che è pericoloso vedere il futuro. E se poi ti condiziona la vita?
E se poi ti trasformi in uno che colleziona cofanetti supadupa über alles deluxe e altre robe strane? E se poi contribuisce a definire le sfumature del tuo carattere, la tua visione del mondo e la tua idea di eroe? E se poi, insomma, ti segna per sempre?
A mio figlio dirò che quando si tratta di Zemeckis vale la pena correre il rischio.

Michael.
A sette anni ero già più alto di lui ma questo non ostacolava la venerazione. Soprattutto dopo averlo visto trasformarsi in lupo mannaro e diventare un dio del basket.
(Per qualche anno ancora mi sono chiesto come facesse Stiles ad avvolgere il fumo nella carta stagnola, ma questa è un'altra storia.)

Un anno dopo si torna indietro, in un passato parecchio passato. Scopro Clint Eastwood, Verne, Samuel Colt, gli "indiani" e il moonwalking.

Poi arrivano le medie.
Lo skate, la breakdance, i fumetti. Tanto per ricordarmi quanto di ciò che sono gli appartiene.

Poi arriva Spin City. Sono gia grande, ormai. Eppure questo brivido non riesco ancora a descriverlo.

Due anni fa, in quel funesto primo giugno 2008, ho scoperto che non avrei più potuto fare l'altro pellegrinaggio (il primo, per ovvi motivi, è a Honolulu) ma sogno ancora l'hoverboard. E dai, che ci siamo quasi.

Venticinque anni dopo la prima riga di questo post torno al cinema.
Obama non è Goldie Wilson, le macchine ancora non volano ma il mio culo viaggia in ibrida, è gia qualcosa.

Nonostante i colpi bassi della realtà, la magia è inalterata, intatta.
Forse non siete pronti per questa musica. Ma ai vostri figli piacerà.






Ciliegina sulla torta:
Okay, nel 2015 volerà ma oggi è elettrica. 28-10-10. h16 in Campidoglio. Enjoy.






Sineddoche. O anche "Presenta un'amica a Charlie Kaufman, per favore."


Premessa: con un'ostinazione che talvolta intenerisce, il soggetto insiste nel voler stendere recensioni in assoluta mancanza di tempo libero. Ammirevole (...) ad esempio lo sforzo nel produrre l'ormai famigerato (?!?) Lostipendio. E' in quest'ottica, quella che taluni commenterebbero con necessità fa virtù e talaltri con fossi in te ne approfitterei per recuperare il sonno, che va letto questo nuovo esperimento: recensire un film con una pagina di un libro.
Unica regola: l'utilizzo di testi assolutamente privi di ogni legame con il film in oggetto e, al contempo, la più totale aderenza ad esso.


Si, è pazzo.


Film: Sineddoche (Charlie Kaufman)
Libro: La Vita Autentica (Vito Mancuso)

«[...]Il narcisista ossessivo è dominato a livello mentale da una tale forza di gravità che è come se ospitasse dentro di sé un buco nero che risucchia tutto quanto gli passa vicino; oggetti, persone ed esperienze risultano incurvati verso di lui e alla fine annullati.
Per questo il destino del narcisista è un’oscura solitudine, perché anche quando è circondato dalla gente egli in realtà negli altri pensa e vede solo se stesso, una condizione davvero triste e gelida al di sotto di un superficiale ottimismo[...] Il narcisismo può condurre a uno stato persino peggiore del rifiuto di sé, perché nel rifiuto c’è almeno una tensione, seppure solo negativa, verso qualcosa di vero, mentre il narcisista può giungere a trasformare in menzogna tutto quello che dice e che fa.
E’ quindi meccanicamente condannato a essere ingiusto persino contro la sua volontà, soprattutto se si tratta di un uomo potente (come spesso accade a un narcisista di diventare) perché facendo sempre di se stesso il centro del sistema egli produce negli altri la percezione di non poter esprimere liberamente il proprio punto di vista ma di essere costretti a modificarlo per compiacerlo.
Si crea così un vortice di menzogne, di cui la prima vittima è proprio lui, il narcisista.[...]»

Insomma, l'inferno in terra.

Sia chiaro, io amo quest'uomo. Come amo il sempre ottimo Seymour Hoffman e la Keener che, però, mi sia consentito, cominciano a piallarmi lo scroto.
E proprio perchè li amo che vorrei poterli mettere in guardia dall'oblio verso cui, cantando a squarciagola, pare si stiano dirigendo a grandi passi, compiaciuti del proprio acume e innamorati della propria intelligenza.

Per Charlie:
Dio t'assista. Vogliti un pò più bene, fratello.

Per Dio:
Signore, suggerirei il reset di alcune sinapsi. Non dico un ictus, per carità.
Però, ecco, l'eclissi di una porzione di cervello, quella gioverebbe.



L'allenadraghi



Ieri mio papà è andato in un villaggio che si chiama Berk.
Siccome che mio papà è un fichingo gigante e ha la barba lunga lunga qualcuno l'ha fatto entrare prima.
Poi ieri mio papà è tornato ed era tutto contento e ha detto che non vede l'ora di tornarci con me e che appena sono un pò più grande mi ci porta, a Berk.

- Grande quanto?
- Devi riempire l'elmo che mi ha regalato Stoick l'Immenso, allora sarai pronto.

Poi è andato da mamma e ha detto che è davvero bello bello bello e che non solo è meraviglioso come hanno reso il rapporto padre-figlio e non solo l'avventura si fonde alla perfezione con la poesia ma che l'intuizione di rendere i draghi muti, a differenza dei libri della Cowell, l'ha reso davvero magico.

Che mi sa che vuol dire che gli è piaciuto tanto.

Poi, siccome che mio papà quando attacca non lo ferma più nessuno, ha cominciato a parlare strano. Diceva che DreamWorks ha fatto il colpaccio, che Alessandro Carloni ne sa a pacchi e che presto scriverà una recensione per Director's Cup - no, non Alessandro Carloni, lui, papà - e che quando vede cose come questa (o Up) gli torna la fiducia nel genere umano.

Poi ha continuato a parlare per un'altra ora e mezza ma io e mamma dormivamo.
Però io facevo finta, perchè un vero fichingo non dorme mai.

Nerdeluxe.


Io - che sono a tanto così dal geek e che quel tanto così è essenzialmente il bacon - la trovo meravigliosa, quindi la trascrivo qui.
Aggiungo pure che, tempo fa, scrivevo proprio su questo blog che se il presidente degli Stati Uniti ascolta Miles Davis e gioca a basket c'è ancora qualche barlume di speranza a questo mondo.

Ma veniamo a noi.
Dal decalogo delle "leggi del geek che sarebbero dovute esistere e che invece non ci sono".

The Unified Geek Theory
At present, the President of the United States, the wealthiest person in the United States, and the most trusted newscaster in the United States are all geeks.
At the same time, movies based on comic book characters are routinely taking in hundreds of millions of dollars. The only reasonable conclusion is: We’ve won!

Grazie a Geekdad su Wired. Il resto è qui.

Les deux moulins.


Curiosa omonimia.
A parte il nome e il cognome (e il fatto d'essere due gocce d'acqua, mi sembra evidente), i Mills hanno qualcos'altro in comune.
Entrambi hanno avuto a che fare con grandissimi figli di puttana ed entrambi ne sono usciti sconfitti.

"... sei un servizio giornalistico. Sei una faccia su una t-shirt, se ti va bene."
(Se7en)

"Magari"
(TM)

... and then I've got my nazi scalps.

EDIT: Sono appena tornato dal bis. Stavolta in italiano.
Come era facile intuire, con tutto il rispetto dovuto ai nostri doppiatori (tranne Sandro Acerbo che ha decisamente rotto il ca**o), il film perde molto, moltissimo. Ripeto: da vedere SOLO ed esclusivamente in lingua/e originale/i.


Cast stellare e Castellari

La “e” di basterds non sta lì per dare una pennellata di slang giovanilista bensì per ovviare ad una mera questione di copyright. I “veri” bastards sono infatti i protagonisti di un film del ’78 firmato da Enzo G. Castellari noto ai più agguerriti cinefili d’Italia con il titolo “Quel maledetto treno blindato”.
E’ sufficiente scorrere la filmografia di Castellari – dove spicca in postproduzione un eloquente Caribbean Basterds (si, con la “e”!) – per capire la natura del soggetto scritto da Tarantino. Soggetto che era in lavorazione da quasi dieci anni e che, sia ben chiaro a chi grida al remake, ha davvero poco a che vedere con l’originale.

Perché siamo nel ’41 e un commando di ebrei americani guidato da un tenente che si ispira agli Apache può partire per la Francia con l’obiettivo di uccidere i crucchi solo se dietro la macchina da presa c’è Quentin Tarantino.
E se vuoi divertirti alla grande devi crederci. Per 153 densissimi minuti.

Aggiungiamo pure un piccolo cinema francese gestito da una giovane ebrea scampata per miracolo ad un massacro. La premiere di un film di propaganda nazista trasformata in una trappola mortale e l'irripetibile occasione di far fuori il gotha del Reich (Führer incluso).
Questi gli elementi di una una pellicola che farà sicuramente parlare di sé a lungo, checchè ne vogliano i critici di Cannes.

Ormai non si può più parlare di citazionismo, postmodernariato, cultura o sottocultura pop.
Piuttosto, è facile immaginare un Tarantino sornione intento ad architettare un altro colpo, mentre seleziona accuratamente gli ingredienti per un nuovo frullato di immaginario collettivo.
Si, perché per quanto nelle interviste si mostri abbattuto dal flop di Grindhouse, Tarantino resta una scheggia impazzita capace di legare l’altrimenti inconciliabile.

Un cast internazionale dove le star (Pitt per primo) offrono una caricatura di sé e del proprio paese d’origine, una colonna sonora che stride ma ipnotizza affiancando David Bowie a Morricone e un tocco finale dato da un montaggio più calibrato del solito, condito qua e là da tocchi di postproduzione squisitamente kitsch.
Come definire altrimenti, in un film ambientato durante la seconda guerra mondiale, le presentazioni dei personaggi con tanto di fermo immagine blaxploitation accompagnate dalla voce narrante di Samuel L. Jackson?

Once upon a time…
… in nazi occupied France… inizia così l’avventura dei bastardi senza gloria e quel “c’era una volta” si rivela subito una soluzione snella ed elegante per mettere in guardia lo spettatore.
Ehi – dice. – se mai ti fosse venuto in mente di prendere questa roba sul serio, ricordati che è un film di Tarantino. Anzi, è il film di Tarantino, quello che ha sempre sognato di fare sin dai tempi in cui avere il numero di telefono di Brad Pitt era una fantasia che accomunava Quentin alle ragazzine di mezzo mondo.
Ma la storia del giovane che lavorava nel videonoleggio e che finisce nell’olimpo del cinema la conosciamo tutti. Oggi questo ragazzo può permettersi di scrivere i personaggi pensando agli attori che vuole, sapendo che quelli non potranno dirgli di no.

Latte, strudel, whisky delle Highlands e vino francese
Ovvero: ricordati questo intruglio prima di vedere il film.

La pellicola, che nelle parole del regista è “una storia di vendetta in cui il cinema assume il ruolo di salvatore del mondo” è retta da quattro pilastri ben definiti.
Quattro scene, croce e delizia del film, quattro tavoli diversi con i personaggi che vi siedono intorno fanno da snodi fondamentali portando l’intreccio verso l’esplosivo finale. Se lì, nella tensione crescente e nei dialoghi calibrati alla perfezione si riconosce il Tarantino migliore, lo stesso finisce con il cedere all’autocompiacimento e le scene in questione diventano lunghissime, traghettando abbondantemente oltre le due ore una storia che avrebbe senz’altro guadagnato da una maggiore sintesi.

Ma il cast ci crede e così, mentre Aldo l’Apache (un Pitt divertente e divertito) arricchisce la sua collezione di scalpi nazisti (!) e Christoph Waltz eclissa tutti regalandoci un indimenticabile Colonnello Hans Landa, la lucida follia prosegue fino ad un’imprevedibile quanto catartico epilogo.

Inglorious Basterds inizia come un western, prosegue come una commedia e si immerge rapidamente nella spystory senza mai dimenticare l’ormai caro, vecchio gusto pulp.
Tarantino ottempera al suo preciso dovere piazzando qua e là scene di violenza che mai come in questo film sembrano inserite a forza. E’ forse questo l’unico accostamento azzardato che stavolta non gli riesce alla perfezione. L’America, che qui fa capolino solo in una telefonata, ne esce sbeffeggiata ma contenta, spavalda e incorreggibile come nel vecchio cinema. E se ai ritratti schizzati di Hitler siamo ormai abituati, qui persino l’infallibile Herr Landa, una volta trovatosi di fronte ai bastardi senza gloria, si mostrerà vulnerabile nel suo unico punto debole: quello di non essere americano.

Come sempre, Tarantino ha confessato di avere molto altro materiale sui basterds che è poi stato accantonato per esigenze di sceneggiatura. Accenna appena all’ipotesi di un sequel (o Volume II, che fa più cool) ma poi parla chiaro: “dipenderà tutto dalla risposta del pubblico.

Presentato come il primo esempio di un nuovo cinema internazionale, il film punta molto sulle sfumature delle lingue. Tedesco, inglese, francese e persino un imbarazzante (e irresistibile) siparietto in italiano
Persino gli accenti dei vari personaggi hanno un ruolo chiave e per quanto si possa confidare nella direzione del doppiaggio, questo è un film da vedere in versione originale.
Se non altro per lo spettacolo offerto dall’austriaco poliglotta Waltz o per sentire Brad Pitt finalmente libero di massacrare la lingua inglese come fanno tutti i nati dal Kansas in giù.


E ora scusate ma...
CHRISTOPH WALTZ E' UN FOTTUTISSIMO GENIO!

Special thanks to Paolo @Director's Cup.

Say auf wiedersehen to your nazi balls!


Edit: Anteprima prevista alle 18. Arrivo in anticipo ma il tipo all'ingresso sta gia tenedo a bada una dozzina di persone che sbraitano. Sala piena. C'è Tarantino, dicono. Abbiamo fatto un casino, dicono. Overbooking, dicono. Scusate, dicono.
Vabeh. Ne approfitto per fare un paio di giri in centro lasciati in sospeso da luglio, penso.
E prima di andarmene rispolvero tutto il mio savoir fer da stalliere del peggior romanzo Harmony avvicinando la signorina e chiedendo con garbo una proiezione per noi poveri esclusi, relitti umani, rifiuti del sistema.
Così, mentre dietro di me è tutto un eh ma non si può fare così eh ma siamo dei professionisti eh ma succede solo in questo paese, ottengo il mio posticipo.

Insomma, un bagno di traffico a/r come a Roma non ne facevo da tempo e una data, martedi prossimo, per riprovarci con i basterds.
Però non male la cartella stampa con gli schizzi di sangue.
Stay tuned.

Today I'm gonna get my scalps.
Farò del mio meglio per non entrare in sala in modalità spettatore ostile, per quanto negli ultimi tempi sia arrivato a preferire Tarina a Quentin.

Vabeh, andiamo a vedere di che pasta sono fatti questi bastardi.
Presto la recensione. Ovviamente su Director's Cup. See ya.

So long, Bodhi.


Poor old Pete's got nothing cuz he's been falling,
And somehow Sunny knows just where he's been.

He thinks that singin on Sunday's gonna save his soul,
now that Saturday's gone.
And sometimes he thinks that he's on his way,
but i can see, that his brake lights are on.

He just wanders around, unaffected by,
the winter winds yeah, and he'll pretend that
he's somewhere else, so far and clear,
about two thousand miles... from here.

(Jack Johnson, Taylor)

Casa Wheeler, interno notte. Scena 29 prima. Motore. Azione.








FRANK (CONT'D)

...I mean who ever said I was supposed
to be a big deal, anyway?

APRIL
When I first met you, there was
nothing in the world you couldn't
do or be.

FRANK
I was a little wise guy with a big
mouth, that's all.

APRIL
You were not! How can you even say
that?

FRANK
...All right... So, I'll have
time. And God knows that's
appealing. It's very appealing.
And I mean, everything you say
might make a certain amount of
sense, if I had some definite
talent maybe. If I were an artist
or a writer.

APRIL
But Frank, listen to me: It's what
you are that's being stifled here.
It's what you are that's being
denied and denied and denied in
this kind of life.

FRANK
And what's that?

APRIL
Don't you know...?

He looks at her. She gazes back at him.

APRIL (CONT'D)
You're the most valuable and
wonderful thing in the world...
You're a man.


Be careful what you wish for.

Fremevo dalle prime voci di corridoio che, anni fa, ne annunciavano l'adattamento per il cinema, prima da Burton (yeah) poi da Selick (meglio ancora).
La febbre saliva grazie ad alcune azzeccatissime mosse nella promozione internazionale (meno che italiana -_-') del film.
Oggi, finalmente, vado a vedere cos'hanno combinato.
Poi potrò - passatemela - sbottonarmi.

Su Director's Cup, ovviamente.



Il curioso caso di Benjamin Magnum


E' la storia di un uomo condannato eternamente a dimostrare di più dell'età che ha.

A 13 anni gli amici insistevano per mandarmi in edicola a prendere i pornazzi che a loro non avrebbero dato.
E' l'altezza, dicevano.
A 14, durante la ricreazione, se uscivo per prendere qualcosa da mangiare ma non avevo lo zaino con me, le cassiere mi davano del lei.
Sono i baffi, dicevano.
In diverse occasioni, che fossero di semplice cazzeggio o cose serie tipo i carabinieri, la data stampata sulla carta d'identità è stato l'unico mezzo con cui convincere chi avevo di fronte.
E oggi, a nove mesi dai trent'anni, una stagista me ne da "sicuro meno di quaranta", per poi aggiungere, esitando "Trentasei? Trentacinque?"
E' la barba, mi dice.

Stamattina, con gli occhiali "da riposo", mi sono visto riflesso sullo schermo di un computer e, per un attimo, ho avuto la sensazione di guardare una foto di mio nonno. Ricordo persino di quale foto si tratta. Era giovane, avrà avuto...quarant'anni.
E' la pelata, mi dico.

Non che la cosa mi ferisca particolarmente. E' solo che devo ancora capire bene come usarla a mio favore. (Salvo il periodo dei pornazzi in edicola, ovvio.)
Pensierino della sera: Dormi di più. Mangia più frutta.

Certo, arrivare ai 65 come il signore nella foto qui sopra non mi dispiacerebbe affatto ma di questo passo, alla sua età, non sembrerò più mio nonno. Sembrerò il suo.

E oggi, ragionando su questo, ho fatto caso ad un altro inequivocabile segno di invecchiamento.
Passare da grafico ad art director significa smettere di vedersi salutati via mail con un "a presto", quando non con un "bella".

Oggi mi salutano così:

WTING FEEDBACK ASAP, RGDS.

Che cazzo.


Anteprima. Per i nati sotto il segno Del Toro...





Stasera Frankie-quattro-fottute-dita mi aspetta per offrirmi una performance che ha tutte le carte in regola per regalargli l'immortalità.

Non mi deludere, eh?

Presto la recensione su Director's Cup.
Stay tuned.



Perchè la grafica non è solo cervi, uccelli, nuvolette, fiori e gocce di vernice qua e là.




Con questo post/sfogo - che ai più potrà apparire come una sequenza di parole senza senso - rischio di tagliare i ponti con parecchia gente.
Stimati colleghi o presunti tali (dove per presunti intendo sia stimati che colleghi).
Come Doc Brown "ho pensato...chissenefrega".



Quando gli nominavo Kevin Tod Haug e loro annuivano tanto per farmi contento.
"Augh...come Toro Seduto?" Ahahahah. Ah. Ah.
Ah.
Silenziosamente, nel profondo del cuore ho desiderato per loro un futuro in cui l'unico rapporto con la grafica sarebbe stata la visione quotidiana dei pittogrammi uomo-donna dell'autogrill dove avrebbero pulito i cessi per l'eternità.

Quando i più fighi mi facevano notare che Haug ha un sito che sembra fermo dal '92 e io dicevo loro che forse questa gente ha di meglio da fare che riprogettare la propria vetrina, forse perchè non ha bisogno di una vetrina, e loro, per nulla convinti, mi nominavano Billy Bussey, roba che quello ce l'ha sul serio il sito fermo al '92 e non si sa cosa diavolo abbia fatto nella vita.

Poi si andava al cinema e in quel periodo davano Panic Room e all'improvviso era tutto un vociare, un brusio continuo (i blog non erano ancora esplosi) su quella sequenza iniziale così potente, innovativa, sensazionale e blablabla.
E io mi trattenevo dal mostrare loro questo e continuavo a farmi i cazzi miei. Però sussurravo Augh.

Quando diventavano checche isteriche e facevano gli occhi di Bambi parlando delle didascalie tridimensionali di Fringe e io gli parlavo di Andrew Kramer e poi pensavo, e facevo l'errore di condividere il mio pensiero: "Kramer, quello che collabora con yU+co" e loro: "cazzo è yU+co?!?"
Padre perdonali, mi dicevo.

E adesso sono tutti lì ad estasiarsi per i titoli di testa di Watchmen.

E sono di yU+co.

E si, quella sequenza, incorniciata dalla voce di Dylan è un vero gioiello. Forse il momento migliore in quasi tre ore di film.

E del loro glissare ci sto godendo da matti.


What you'll see watching Watchmen...


Con colpevole ritardo dovuto al delirio di cui sotto (che non accenna a finire), eccola QUI.

Di buono c'è che in questi tre giorni ho potuto ragionarci su e metabolizzare.
Altrimenti, lo ammetto, avrei scritto solo:
OMMADONNA.CORRETE.A.VEDERLO.

Special thanx to Paolo (The Director's Cup) per la succosissima anteprima.

Ti tocca riconoscere che è vero

...quando qualcuno ti fa notare che sarà impossibile assistere alla prima e che il giorno dopo tuo fratello compie 27 anni.


Però avverti una specie di bizzarro orgolio fanboy con retrogusto nerd quando scopri che il film che stai aspettando più di tutti gli altri (si, più di Watchmen) uscirà nel giorno del compleanno di tuo figlio.

Ok, prometto di recuperare almeno Harry Potter.

Un pò perchè non postavo nulla da giorni, un pò perchè di cose da postare ne avrei eccome (ma sono così tante si accatastano una sull'altra formando un blob che ti fa passare tutta la voglia di scrivere)...insomma, stamattina nei feed di /Film trovo questa simpatica idea di Dan Meth.
E decido che forse è ora di fare il punto della situazione.

Dite la vostra che io dico la mia.


Annodare il fazzoletto.




"Il tempo è come una strada. Possiamo percorrerla avanti e indietro ma non possiamo costruire un'altra strada". Tentare di far accadere qualcosa che non sia gia successo si rivelerà un fallimento. Eccetera, eccetera, eccetera.

Vallo a spiegare a George McFly, caro Daniel -è-dai-tempi-di-Solaris-che-mi-pagano-per-gestilcolare- Faraday.

Il nostro pelato preferito, oltre ad essere l'omonimo di un noto filosofo britannico, oltre a scegliere come pseudonimo il nome di un altro noto filosofo britannico, oltre ad essere il miglior cosplayer del colonnello Kurtz che la storia ricordi, è il centro della faccenda.
Bene. E' dalla scena del primo episodio in cui sorride mostrando la buccia d'arancia che ho grandi progetti per lui.
Certo, non avrei mai immaginato che sarebbe finito a dover morire due volte per ripristinare il continuum spazio-tempo.
O forse il disco salta perchè è morto dove/quando non doveva morire?
O semplicemente perchè Jack e soci sono riusciti a lasciare l'isola?
Tutto è gia successo ed è destinato a riaccadere in eterno? La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere?
Cos'è sta storia delle 70 ore? E Jacob? E Walt e Desmond che sono "speciali"? E papà Shepard?
Non mi manderete a puttane tutta la faccenda del magnete (e con essa altre circa sette-ottocento questioni in sospeso), vero?

La bionda con l'incazzatura facile è la madre di Faraday. E mi sta bene.
Se Widmore è il padre, però, il tutto comincia a prendere una piega da famiglia Petrelli e la cosa non mi ispira affatto.
Stanotte ho sognato di scoprire l'identità del figlio di Marvin Candle (che, ovviamente, intorno a metà sesta stagione si rivelerà fondamentale). Si tratta di Keanu Reeves, che arriva sull'isola in giacca e cravatta. L'eletto in doppiopetto.

Boh.
Non so voi ma io dopo i primi venti minuti speravo che il cielo flashasse gia a fine stagione...


t'ha d'adattà.


Chi mi vuole bene ha provato a proteggermi fino all'ultimo. Mi hanno avvertito, consigliato, minacciato ma non è servito a nulla. Qualcuno ha persino scomodato il Maestro Ferretti. (Ma non avevo letto la recensione pubblicata in seguito, altrimenti, forse, la perla "eri morto come Star Trek" mi avrebbe salvato)


Ecco, vedete? Una roba più o meno così. E io, come tanti altri, l'ho presa di faccia. Ottimista fino all'ultimo. Arreso all'evidenza dopo pochi minuti.
Io che ho finto di non ascoltare una vocina che, durante la visione dei trailer, mi intimava di fuggire il più lontano possibile.


"Ho visto degli orrori, orrori che ha visto anche lei [...] e' impossibile trovare le parole per descrivere, cio' che e' necessario, a coloro che non sanno cio' che significa...l'orrore."



Eh si, proprio così.
La parola adattamento, qui, ha davvero poco senso. Qui si tratta solo del capriccio di un ego smisurato che approfitta di un'occasione ghiotta per farsi bello con la storia di un altro. E non ci riesce.
Miller ci regala la sua "visione" (come dicono quelli che ancora sostengono una certa onestà intellettuale del papà di Sin City) dell'opera di Eisner e noi siamo qui a piangere dopo avergli regalato i nostri spiccioli. Hai vinto, Frank. Stavolta ci hai fregati di brutto ma questa davvero non te la perdono.

Basta, ok? Continuare a fare il tipo cool in b/n e sprazzi di rosso non è più divertente. Insistere con quest'idea che per fare il regista serva solo un telo blu e le dritte di qualche amico neohipster non ha più senso. Ora che hai offeso la memoria di uno dei più grandi (se non IL più grande) che ne dici di tornare a fare il tuo lavoro?
Poco importa della meritata fama. Frank Miller è un dannato profanatore di tombe. Punto e basta. Questa non è una recensione, penso sia chiaro. Questa è un'accusa.
E' sconcertante notare (sorvolando sulla regia, sugli attori, sul ritmo, su tutto) quanto il film appaia paradossalmente statico paragonato alle tavole del vecchio Will.
Certe scelte di regia puoi farle solo quando il tuo art director è quello del film delle Bratz.

Ok, mi fermo qui.
Per riacquistare un briciolo di fiducia nel genere umano dovrò attendere questo:


Uscirà il 30 gennaio ed io ho gia sguinzagliato Chihiro per le strade di Shizuoka.
Ne parlavo qualche tempo fa con la giusta calma ed il dovuto distacco. Il giorno dopo, Chihiro e i suoi connazionali potranno godersi il secondo capitolo al cinema.
Si, è una trilogia. Dio esiste.
E probabilmente ha partecipato al casting.

Si, in Francia è uscito al cinema, con tanto di prima su invito e attori presenti.
Anche Satana esiste e se forse non è direttamente coinvolto nell'adattamento di The Spirit, di certo ha un ruolo chiave nella distribuzione delle pellicole nelle sale italiane.


Fast & Curious








Ho un paio di post che mi ronzano in testa da giorni.
Non riesco a staccare un istante per scriverli e pubblicarli, colpa delle dannate scadenze per le consegne di lavoro (condite da imprevisti ai confini della realtà) che fino a due giorni prima della partenza per Lucca mi stanno letteralmente inchiodando al Mac. Come si evince dal post qui sotto, mi resta appena il tempo per le sessioni notturne a base di serie tv.
Eh no, a quelle non ho ancora rinunciato e ammettendolo pubblicamente mi sono giocato ogni scusa per i destinatari dei pacchi di email arretrate che aspettano da tempi biblici.

Stasera volevo provarci ma è uscita fuori l'anteprima per "l'uomo che ama" della Tognazzi.
C'è Monica - almenomiomaritosatirareicalcivolanti- Bellucci ma c'è anche Pierfrancesco - Senevòannà - Favino quindi si può fare.
All'Auditorium fra 2 ore.
No rest for the wicked.


Infinity and jelly doughnuts.





Nell'ufficio postale sotto casa hanno installato un paio di bei monitor 40 pollici schermo piatto.
Dev'essere l'effetto del recente cambio ai vertici. Ho notato infatti, che il direttore è nuovo.
E' una distinta signora sui 45 e, stranamente, sembra immune all'isteria collettiva. Senza dubbio ha iniziato la sua scalata quando le Poste Italiane erano ancora Poste e Basta.
Oggi che si sono trasformate in Banca-Bazar-Cartoleria-OperatoreTelefonico-TiVendoIlCiddiDiCelentanoARate, le occasioni di scazzo si sono moltiplicate e fino a qualche giorno fa assistere alla scena del vecchietto che sclera e dell'impiegata che gli urla contro era routine.
Problema risolto, elegantemente, con la tivvù.
Ora le impiegate possono finalmente concentrarsi (...) sul proprio lavoro e i vecchietti attendere pazientemente il proprio turno seduti ai bordi dell'ufficio, incantati da una sequenza che non lascia scampo:
spot + stanlio&ollio + spot + news + spot + oroscopo + spot + borsa e da capo.
Niente più inutili polemiche, leinonsachisonoio o michiamildirettore.
Poi dicono che la tivvù è cattiva maestra.
Il diabolico scatolo ha tentato anche me e devo ammettere che se non hai di meglio da fare è dura resistere alla lobotomia.
Insomma, l'oroscopo mi ha messo in guardia: giove è incazzato con noi centauri non so per quale motivo, fatto sta che sono in arrivo imprevisti di ogni tipo.
Poco male, io ci sguazzo negli imprevisti. Se giove avesse le palle di venire qui e dirmi cosa c'è che non va forse potremmo risolvere la questione civilmente, da uomo a globo.

Pochi giorni fa ho visto Wall-E.
Meraviglia. Come sempre. No, di più.
E' adulto, è spassoso, è fatto da dio, è a tratti disturbante, brillante, sincero.
Bis al cinema e dvd a casa, non ci piove.

Sempre qualche giorno fa, mio figlio mi ha detto grazie.
Sul serio. Ha sedici mesi.
Gli ho passato il biberon, lui ha teso la mano e ha detto "a-ttie".
Sono ancora intontito dall'esperienza. E' stato qualcosa di trascendentale, lo giuro.

Giove, sai chi sono, sai dove abito.
Se hai le palle di non mandarmelo a dire, vieni qui. Ti aspetto.