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Eccolucca.

Tempo zero + pigrizia mille = per dire una cosa linka il post in cui la dicevi l'anno scorso.

Vo via.

L'anno prossimo sono 20, magari ci scappa un discorso un pò più articolato.

Ci vediamo fra 4 giorni.

Woooooosh.

Scuola. Pt.1


«Allora Leo, adesso papà va al lavor[GUARDAHOICALZINIDIDRAGONBALL!] ... ssseh.

Dicevo, Leo, papà adesso ti saluta e va al[GUARDAGUARDANBENTEN!] ... ok. Insomma Leo, dopo viene mamma a prender[GUARDAGUARDAHOLACINTACHESIAPRECOIBAKUGAN!] ...

Leo, come si chiama questo bambino?» «Daniele» «Ok, Daniele, per favore, puoi-[GUARDAHOLAMAGLIETTADISPIDERMAN!]... DANIELE, IO HO TUTTA UNA SERIE DI SUPERPOTERI CHE NON STO QUI A DIRTI E HO UNA DELOREAN CHE PENDE DAL SOFFITTO DI CASA E HO UNO DEI CENTO ESEMPLARI DI BOTTIGLIE DI SAKE DISEGNATE DA RUMIKO TAKAHASHI E HO IL CAPPELLO DI ARALE MA SE POSSO DARTI UN CONSIGLIO CERCA DI TENERE UN BASSO PROFILO ALTRIMENTI MAJIN BU, GLI ALIENI E VENOM TI STANERANNO IN FRETTA E A QUEL PUNTO NÉ. IO NÉ LEO POTREMO AIUTARTI CON LA NOSTRA BARRIERA ENERGETICA».

«Ciao Leo, a dopo» «Ciao papà».

Cliffhanger.


(continua da qui)

B?


Bradford & Hall?

Layman e Guillory, ma insomma! Quante volte devo ripetervi che non si mangia in classe?

Kelly & Niimura?

Morse?

Neel?

Neil, ti ho visto, sai? Smettila di passare foglietti a McKean!
Silenzio per favore.

Peeters?

Bene signori.
Nonostante in questa classe di fuoriclasse ci sia già abbastanza classe, voi tutti siete a conoscenza della dedizione e dell'amore per il proprio lavoro che contraddistinguono il nostro illustrissimo Preside e rendono onore al nostro prestigioso Istituto.
E' dunque con immensa gioia ed autentico orgoglio che vi comunico la pubblicazione dei dati inerenti le prossime disposizioni scolastiche, nello specifico i nomi dei nuovi arrivati per il semestre in arrivo che, inutile dirlo, si preannuncia denso e ricchissimo.

Salutiamo dunque questa nuova stagione di meraviglie assicurando un momento di meritata suspance al Lettore, destinatario ultimo di ogni nostra prodezza.
Al mio tre girate la lavagna.





Woof.


Will, Cliff & me.


Insomma, chi è Bao Publishing?

"Il Roberto Saviano del fumetto italiano." (cfr. Boris, S3E01)

Ehm... bel logo. Chi è il grafico che l'ha realizzato?

Non è un grafico. E' Cliff Chiang.

Ah.

...

Qualche anticipazione?

Sicuri?

Si, dai, facci qualche nome.

Ok. Dunque.
Mike Allred, David B, Émile Bravo, Neil Gaiman, Rob Guillory, Joe Kelly, Karl Kerschl, John Layman, Dave McKean, Scott Morse, JM Ken Niimura, Frederik Peeters, Reuno, Cameron Stewart, Charles Vess...

°_°


Già. In pratica mancano solo Obama e Jacob.

Chi?

Quello di Lost.

Ahah...

Ha detto che fino a maggio è pieno di impegni ma poi sarà ben lieto di discuterne.

Obama?!?

No, Jacob.

...

e Will, nel titolo? Chi è?

Eisner.

°______°

I premi, intendo.
Otto tra titoli ed autori presenti nel catalogo Bao sono in nomination. La cosa ci riempie d'orgoglio. E' il migliore incoraggiamento che si possa desiderare. La prova del nostro fiuto per le cose belle.

WOOF!

Prego?

Era Cliff.

E cos...?

"Diglielo, fratello."

[to be continued...]

______________________________________________________

E' inutile che mi guardi così.
Che pure tu, se ti chiedevano di fare l'art director per una squadra simile, davi di matto.


La Luccicanza. Ma quella buona.


C'è un nuovo nome nella colonna dei link a sinistra, quella dei fumettari.
E' il frutto di una di quelle sessioni di navigazione random che, magicamente, finiscono col portarti proprio dove volevi stare.
Uno di quei momenti in cui, spinto da insaziabile curiosità, rimbalzo da una parte all'altra della rete in cerca di qualcosa.

Che poi questo qualcosa spesso si può tradurre con un'incoraggiamento a perseverare in determinate scelte che influenzano lo stile di vita. Scelte che hanno a che fare con l'auto che guidi e quella che vendi, le utenze che attivi e quelle che disdici, la scuola per i tuoi figli, la medicina, il tuo lavoro, fare la spesa, eccetera. Sciocchezze, insomma.

Navigazione random, dicevo.
A volte l'esperienza si conclude lasciandomi l'amaro in bocca e una vaga frustrazione, una sensazione di stallo e di impotenza. Gmork che se la ride in un angolo e il Nulla galoppa alla grande. Una bella merda.
Altre volte, invece, accade che dietro un clic si nascondano autentiche sorprese.
Per quanto possa sembrare strano, sono orgoglioso del fatto che alcune splendide amicizie siano nate proprio così, in rete, per caso.
Una manciata di icone 32x32 che diventano volti sorridenti e mani che si tendono ad ogni occasione di ritrovo. I commenti nei post che evolvono in piacevolissime chiacchierate vis à vis, mille città diverse a fare da sfondo a quello che una volta era solo il bagliore di un paio di monitor nel buio di case piene di libri.

Insomma. C'è un nuovo nome qui a sinistra ed è quello di Stuart McMillen.
Chi è? Stuart è una di quelle graditissime sorprese.
E' un ragazzo australiano, di Brisbane. Appena sedicimila chilometri da casa mia. Per una volta è bello riconoscere che Guzzanti si sbaglia.

Non mi ha ancora detto la sua età ma con quella faccia è di sicuro sotto i vent'anni.
Parliamoci chiaro: secondo me nel 2010, mentre la massima soddisfazione di coetanei (e non) è consiste nello starsene su Facebook a suggerirti di diventare fan di fomentare la rabbia dei vecchietti alla posta, un teenager che in certi momenti scavalca Scott McCloud non passa inosservato.

Eppure Stuart era uno di quelli che a scuola le prendeva da tutti. Uno di quelli che il ragazzo è sveglio ma non si applica.
Ma anche uno di quelli che, se non sei ancora totalmente rincoglionita dalla tv, magari gli fai capire che basta un taglio di capelli decente e un pò di flessioni e tu quelli che giocano a football non te li fili più e te lo sposi di corsa.


Perchè, dirai.
Beh, fai un salto a casa sua. Prenditela comoda. Guarda dappertutto, leggi tutto.
Poi dimmi se sei d'accordo con me, quando gli dico che se in ogni Paese ci sono in giro almeno dieci tipi come lui si può ancora pensare che questo pianeta non sarà costretto a cacciarci a calci nel culo nel giro di poche generazioni.

Lui dice che esagero.


Vo via.


18 anni.
Cosa?
Lucca.
Lucca?
Lucca.
Lucca?!?

Si, Lucca! Hai presente?
Porta Elisa, il Fillungo, le piazze, gli amici, i naruti, LUCCA!

Diapositive



Laggiù, proprio adesso (fuso a parte), passeggia con la sua bella un'amico.
Lui sa di meritarselo e io so che è vero, quindi riesco a tenere a bada l'invidia contrapponendola ad una specie di profondo senso di giustizia, una solidarietà spontanea con i professionisti, i pochi rimasti a questo mondo.

Se così non fosse, il rosicamentum tremens mi avrebbe gia posseduto trasformandomi in un golem urlante e l'avrei raggiunto surfando sulla scia della mia saliva solidificata mietendo vittime e cantando Hold on, I'm coming.

E invece no. O meglio, darei ancora un braccio per essere lì ma decido di concentrarmi su un'altra immagine. Una diapositiva che mostra il presente e l'immediato futuro. Inspiro, espiro.
Un paio di soddisfacenti progetti conclusi e i big ones che reclamano la mia dedizione in un agosto che si prospetta denso e distensivo allo stesso tempo.

Nessuna trasferta se non nei primi di settembre, quando il tunnel del divertimento sarà alle spalle dei più.
Ho la netta sensazione che dall'ultimo trimestre di questo 2009 dipenderanno molte, moltissime cose.
Da qui ai prossimi 40 giorni dovrò dare il meglio di me ma avrò Ilaria e Leonardo dalla mia.
Nothing could be better, and nothing ever was.


Sense of wonder.

dexter




Dopo l'i-Phone "cellulare della Mac" ho sentito parlare di "iPod sufflè". Sul serio.
Uno dovrebbe passeggiare per centri commerciali solo per captare quei frammenti di dialoghi che ti illuminano la giornata.
"Non c'è bisogno di prendere il nano, con tutti quei giga. Prendi il sufflè, non ha lo schermo ma la musica la devi sentì, mica vedè."

Sono arrivati gli invasori. Altro che TeleProboscide. Li metti in salone e ti diventa un angolo di novecento. Turbonerd ma sempre novecento.

"Via via che la cultura si omogeneizza a livello mondiale, il compito del marketing diventa sempre più quello di differire il terribile momento in cui i prodotti di marca cesseranno di apparire come stili di vita o idee strepitose per rivelarsi ad un tratto i comuni oggetti che sono.
Nella sua liquida etnicità, questo condimento universale del marketing è stato introdotto come antidoto all'orrore dell'omogeneità culturale. Incarnando identità d'impresa spiccatamente individuali e sempre nuove, i marchi cercano di immunizzarsi dalle accuse di vendere, di fatto, nient'altro che l'uniformità".
E' inutile che ci giri intorno. Se mentre lavori ti vengono in mente queste parole di Naomi Klein è davvero giunto il momento di dare una svolta e smetterla di lavorare con persone animate da valori che non condividi ed iniziare a fare delle scelte. Forse la prima è scegliere cosa farai da grande.

Piccole gioie:
  • - Un mese a Dexter e poco meno a Heroes.

  • - Online c'è il Dizionario Urbano (grazie SupaDupaTroopa DJ Jetter!) e si può acquistare qui.

  • - Quando ho scritto quel delirio travestito da recensione per Hellboy II - The Golden Army non avrei mai pensato di vincere. Come "vincere cosa?"?!? Per Universal Pictures, Way to Blue ha realizzato un piccolo contest: proiezione del film in anteprima per fumettari e affini. Ovviamente io andavo in rappresentanza della categoria degli affini...
    Insomma, scrivendo una recensione del film sui propri blog, gli invitati avrebbero partecipato alla corsa per accaparrarsi l'artbook del film.
    Il vostro baffo preferito ha vinto e ora si gusta l'artbook con il bel lavoro di character design sui personaggi di Mignola...che dire..anbelivebol!
    Grazie ancora a Silvia Palermo per la disponibilità e la gentilezza e ovviamente al mitico Tony Soprano di Capannelle a.k.a. S3keno Piccoli!

  • Grazie a Michele Foschini devo scegliere quale dei quattro bellissimi poster di The Spirit attaccare in studio. Adoro avere questo genere di problemi. (Michele, alla fine la Redbull l'ho bevuta io...devastante! Ma come fai?!?)

  • Argentario + Abbruzzo + "in volo senza piume / in un volume di fumetti sotto il lume".
    Si, mi sono riposato. Let's go.


Pandalismo



Panda è naif ma anche un pò bohemienne.
Panda è uno spasso ma è anche un pò zen.

Panda è un poeta a cui piace fare le puzze verso gli aerei.
E' l'unico che ti sta simpatico anche quando si monta.

Panda è un ottimo motivo per amare i fumetti.
Panda è "il risultato di eventi e casualità". Un risultato spettacolare, aggiungo.
Panda è l'alter ego di Giacomo Bevilacqua. O forse è il contrario.

A Panda piacciono tante cose.
A Thomas piace Panda.
E a voi?


Il ruolo del Mito nel secolo XXI e le implicazioni socioculturali della gommapiuma.



Davide Gianfelice è un disegnatore dannatamente in gamba. Adoro il suo stile, ho visto la sua tecnica affinarsi tavola dopo tavola e spesso faccio un salto sul suo blog per gustarmi i suoi lavori.
L'anno scorso, di ritorno da Luccacomics, invece di matite e chine trovai una foto di Dart Fener/Darth Vader (come volete) in sella ad uno scooter.
Pur amandola e portandole il dovuto rispetto, non sono un superfan della saga di Lucas ma in quella foto vedevo sintetizzato alla perfezione l'universo dei cosplayers e la sua naturale(?) evoluzione fino ad oggi. Dai timidi tentativi degli albori all'impero odierno, così vasto da rendere impossibile un'analisi completa.
Inutile dilungarmi in dettagli relativi al Cosplay. Chiunque fosse interessato può approfondire l'argomento con la piacevole lettura di Cosplay Culture, saggio di Luca Vanzella edito da Tunuè.

Oppure, citando Caparezza, "tanto c'è Wikipedia".

Posso solo dire che in 18 anni di fiere e mostre-mercato in giro per l'Italia ne ho viste davvero di tutti i colori.
Camicie rosse su giacche nere per pigri e improbabili indagatori dell'incubo, pigiami Diadora per uomini ragno della domenica, Lamù e Catwoman sovrappeso, gabbie di polistirolo spacciate per esoscheletri, geni incompresi con i piedi cementati nelle basi dei calciatori del Subbuteo, Cavalieri dello Zodiaco avvolti nel Domopak, Barbalberi da caucciù, Legolas bombardati dall'acne, piume di struzzo e paillettes che a detta degli esperti omaggiano i protagonisti di noti videogames ma che ai più rimandano a Platinette e Vladimir Luxuria al carnevale di Rio.
Poi ci sono i professionisti. Gente che prepara il proprio costume con mesi di anticipo sfruttando la manodopera di mamme e zie per confezionare abiti degni del Moda Lab dello IED, tipi che ordinano online - forse dai fornitori di Bruce Wayne - tessuti e cianfrusaglie varie, gruppi che provano e riprovano entrate teatrali con tanto di colonna sonora per trionfare sul palco.

Lo confesso: qualche anno fa, un manipolo di baldi giovani riuscì a trasmettermi una dose di entusiasmo tale da convincermi a partecipare. Soffocavo sotto strati di cuoio nero e brandivo una spadina niente male.
Quell'anno il viaggio lo vinse uno Spiderman in pigiama e la delusione fu grande.
Forse è per questo che la mia acclamata performance non ha avuto seguito.
(O forse è perchè oggi potrei permettermi solo lui...vabeh, lasciamo perdere...-_-')

La maggior parte degli organizzatori delle mostre-mercato italiane ha intuito il potenziale di questo fenomeno e ha risposto con eventi e competizioni sempre più grandi.
Per intenderci: io in Giappone ci sono andato in viaggio di nozze e mi ci sono trattenuto appena il tempo concesso dagli impegni di lavoro. Conosco gente che lo stesso viaggio se l'è pagato con una vittoria ai cosplay contest.

Torno a monte.
Il Darth Scooter è emblematico. E' il primo passo di un percorso semantico-filosofico-concettuale e blablabla che ci porta dritti al (meraviglioso) Elvis delle truppe imperiali ed è solo l'inizio.
Il cosplay si evolve ad una velocità incredibile ed i suoi protagonisti - o almeno i più maturi tra loro - hanno gia raggiunto un tale livello di "consapevolezza di sè" (...) da potersi permettere il lusso dell'autoironia, gli ibridi, le rivisitazioni. Uno stadio che, a mio avviso, risulta ancora inaccessibile per buona parte dei fumettari (e con questo termine intendo sia gli autori che i lettori). Alcuni cosplayers di mia conoscenza, ad esempio, sono arrivati ad accettare quello che fino a qualche anno fa suonava come pura blasfemia ai loro orecchi: sanno che accostare il cosplay al carnevale non è una pratica discriminatoria nè offensiva perchè ne hanno compreso le ragioni. Il bisogno di sciogliere temporaneamente gli obblighi sociali e tutto il resto.
Ovviamente parlo di gente tra i 20 e i 30 anni e mi sembra logico escludere il tredicenne vestito da Naruto accompagnato dalla mamma.
Beh, basta confrontare queste aperture con l'imbarazzo vissuto da molti professionisti del fumetto nel definire pubblicamente ciò che fanno. Graphic novel, romanzo grafico, arte sequenziale. Per carità, lode e gloria a quest'ultima bellissima definizione coniata dal Maestro Will Eisner ma parliamoci chiaro, quanti altri termini possiamo inventare per aggirare l'ostacolo? Quanti sono, ancora oggi, quelli che "sto lavorando al mio nuovo libro"? Perchè è così difficile chiamarli con il loro nome?

Paradossalmente, credo ci sia qualcosa da imparare da quei turbonerd che imbracciano spade laser avvolti nella gommapiuma.
(Che poi il mio nazionalismo fumettofilo mi porti a sognare una mostra per il fumetto e una per il cosplay, in date e luoghi diversi, è un altro discorso.)

Mah. Se ne potrebbero aprire di parentesi, polemiche o meno. Oggi però mi non mi sento velenoso al punto giusto. Rimando questo genere di discussioni a giorni peggiori.
Che ci volete fare, quando ascolto Jack Johnson "I'm easy like Sunday morning".

I shall be released, pt.2


Qualche giorno fa ho finito (?) di dare gli ultimi (?) ritocchi alla sceneggiatura.
130 tavole. Bum.
Oggi avevo un attimo di tregua è ho scelto di impiegarlo gettando le fondamenta di un miniblog che presto fungerà da deposito/scambio di idee per i baldi avventurieri che sceglieranno di accompagnarmi in questo viaggio.
Il blog si chiama Motel Florenc, in omaggio allo squallido tugurio dove vive il protagonista.

Quale protagonista?
Giusto. Tomas, il sicario.
Chi?!?
Il sicario. "SICARIO" è anche il titlo della storia, quindi lui è il protagonista. No?
Ah, se lo dici tu...
(-_-')

Che ci crediate o no è una storia seria. Ops, volevo dire drammatica. Cioè...di quelle dove non c'è proprio un cazzo da ridere, insomma.
C'è di mezzo un teatro, una diva e un silenzio durato troppo a lungo.
Il "cast" (nella mia testa) è sempre stato di un certo livello. Daniel Craig, Cate Blanchett, Nick Nolte, Dylan Baker.
Al Pacino aveva gia firmato per una cosa a Broadway altrimenti sarebbe salito volentieri sul carrozzone.

A breve, brevisssssimo, comincerà ad arrivare del materiale, giu al Motel.
Vediamo che succede.
Stay tuned,
TM

I shall be released.



Ok, dopo un paio di post per assecondare la mia naturale inclinazione al cazzeggio, torniamo seri per un attimo.
Inizia oggi una parentesi lavorativa particolarmente intensa. Quattro progetti molto diversi tra loro da seguire in contemporanea. Uno è..."carino", gli altri tre sono puro e semplice mestiere.
Anzi, ora che ci penso è da un bel pò che si tratta si puro e semplice mestiere.
L'obiettivo è cambiare la situazione "with my own two hands", come dice Ben Altro.
Per questo motivo, terminata questa parentesi che stando alle mie previsioni dovrebbe durare una decina di giorni, ho promesso a me stesso di rimettere mano ad un'idea che ho gia portato abbastanza avanti (attualmente si tratta di una sceneggiatura completa, un pò di documentazione, info e immagini sui personaggi principali).
In tutta onestà si tratta di qualcosa per cui sento - forse per la prima volta in assoluto - la cosiddetta "urgenza di raccontare". Da una parte è una sensazione bellissima: ti tiene acceso il cervello, ti accorgi che è quando le dai spazio che ti senti vivo davvero, la storia ti rapisce ovunque tu sia e qualsiasi cosa tu stia facendo e ti costringe a pensare a lei. Dall'altra è un'esperienza che ti consuma. Scalcia. E' imperativa. Se non la assecondi ti ricambia a colpi di frustrazione e fa apparire futile tutto il resto.
Insomma, è qualcosa che DEVO realizzare o ne va della mia salute psichica.
Obiettivo a breve termine: trovare la matita che mi accompagnerà in quest'avventura.
Primo step: individuare almeno due disegnatori interessanti e interessarli. (Uno ce l'ho gia in mente da un pò di tempo e più vado avanti più mi convinco che he's the one. Vedremo.)
Secondo: importunarli con il materiale prodotto, confidare nella forza della storia per coinvolgerli.

Piano B: fare il politicante (leggi: trasmetti entusiasmo mediante raffinata demagogia)
(nel frattempo: analisi dell'attuale mercato editoriale e relativa scelta degli editori potenzialmente interessati. Nota: HELP!)

Obiettivo a medio termine:
Con il disegnatore che ha sposato la causa, definire il character design e realizzare qualche tavola di prova che accompagni la sceneggiatura ed il resto del materiale in presentazione.

Obiettivo a lungo termine:
Sedere all'ombra della mia gloria.

Ok, dai, scherzavo.
Ringrazio pubblicamente Michele Foschini per la dose di motivazione fornita gratuitamente, con entusiasmo e...taurina ;). Ora so che se voglio posso dare una forma a questa storia. Credetemi, non è affatto una cosa da poco per uno che, preso dal turbine del lavoro come tanti, aveva iniziato ad accettare l'idea del sogno nel cassetto che resta nel cassetto per sempre.

They say ev'ry man needs protection
They say ev'ry man must fall
But I swear I see my reflection
Some place so high above this wall
(Bob Dylan - I shall be released)