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Dispiace. Vol.1



I fagiolini, le mafie, il calciomercato, chi dice dieciotto, imprestato, addoprato
I tifosi, la Borsa, il ciclismo, l'infarto, chi appena parla 'il problema è un altro'
I froci vampiri, Moccia, Scamarcio, Fibra, Chiambretti, Mondo Marcio
Il raggaeton, le carie, i santini, l'aborto e il diritto ad avere bambini
le spiaggie private, il circo, i tronisti, i Camilleri, i Lucarelli, i chilhavvisti
La Brambilla, Rutelli, Sex and the city, Ghedini, Gheddafi, le Bratz e i Gormiti
Veline, velone, visoni e vallette, Venditti, i Vanzina, le cavallette
gioca e bevi responsabilmente, i Suv, le zanzare, i fa bene all'ambiente
Chi li chiama prodotti del concepimento, gli sconti del 5 e del 10 percento
Gigi D'alessio, i lacchè, la benzina, la mia faccia allo specchio, stamattina.

To be continued.


La Luccicanza. Ma quella buona.


C'è un nuovo nome nella colonna dei link a sinistra, quella dei fumettari.
E' il frutto di una di quelle sessioni di navigazione random che, magicamente, finiscono col portarti proprio dove volevi stare.
Uno di quei momenti in cui, spinto da insaziabile curiosità, rimbalzo da una parte all'altra della rete in cerca di qualcosa.

Che poi questo qualcosa spesso si può tradurre con un'incoraggiamento a perseverare in determinate scelte che influenzano lo stile di vita. Scelte che hanno a che fare con l'auto che guidi e quella che vendi, le utenze che attivi e quelle che disdici, la scuola per i tuoi figli, la medicina, il tuo lavoro, fare la spesa, eccetera. Sciocchezze, insomma.

Navigazione random, dicevo.
A volte l'esperienza si conclude lasciandomi l'amaro in bocca e una vaga frustrazione, una sensazione di stallo e di impotenza. Gmork che se la ride in un angolo e il Nulla galoppa alla grande. Una bella merda.
Altre volte, invece, accade che dietro un clic si nascondano autentiche sorprese.
Per quanto possa sembrare strano, sono orgoglioso del fatto che alcune splendide amicizie siano nate proprio così, in rete, per caso.
Una manciata di icone 32x32 che diventano volti sorridenti e mani che si tendono ad ogni occasione di ritrovo. I commenti nei post che evolvono in piacevolissime chiacchierate vis à vis, mille città diverse a fare da sfondo a quello che una volta era solo il bagliore di un paio di monitor nel buio di case piene di libri.

Insomma. C'è un nuovo nome qui a sinistra ed è quello di Stuart McMillen.
Chi è? Stuart è una di quelle graditissime sorprese.
E' un ragazzo australiano, di Brisbane. Appena sedicimila chilometri da casa mia. Per una volta è bello riconoscere che Guzzanti si sbaglia.

Non mi ha ancora detto la sua età ma con quella faccia è di sicuro sotto i vent'anni.
Parliamoci chiaro: secondo me nel 2010, mentre la massima soddisfazione di coetanei (e non) è consiste nello starsene su Facebook a suggerirti di diventare fan di fomentare la rabbia dei vecchietti alla posta, un teenager che in certi momenti scavalca Scott McCloud non passa inosservato.

Eppure Stuart era uno di quelli che a scuola le prendeva da tutti. Uno di quelli che il ragazzo è sveglio ma non si applica.
Ma anche uno di quelli che, se non sei ancora totalmente rincoglionita dalla tv, magari gli fai capire che basta un taglio di capelli decente e un pò di flessioni e tu quelli che giocano a football non te li fili più e te lo sposi di corsa.


Perchè, dirai.
Beh, fai un salto a casa sua. Prenditela comoda. Guarda dappertutto, leggi tutto.
Poi dimmi se sei d'accordo con me, quando gli dico che se in ogni Paese ci sono in giro almeno dieci tipi come lui si può ancora pensare che questo pianeta non sarà costretto a cacciarci a calci nel culo nel giro di poche generazioni.

Lui dice che esagero.


Noi zareme patroni ti monto!


Gesù! Questo secolo è la fine del mondo!
Yahoo! Questo secolo è la fine del mondo!
(Caparezza, Epocalisse)

Avviso: questa è proprio random. Scrivo di getto quindi più che mai il rischio di partire per la tangente e finire a parlare di massimi sistemi è altissimo.

Tutto 'sto gran casino per Google Fast Flip... mah.

Per carità, bella l'idea. Basta una parola chiave per generare un'ampia panoramica con una selezione di articoli a tema estratti da quotidiani/blog/magazine di mezzo mondo. Notevole.
Sorvolando sul nome orrendo e sulla consueta veste grafica da avviso comunale, sto pensando all'utilità reale dello strumento e alle implicazioni più delicate.
Tra queste, inutile dirlo, spicca la solita, annosa faccenda della privacy.
L'utente che sfoglia Fast Flip dopo il login nel suo account Google, per dirne una, aggiunge un altro importante tassello alla fornitura volontaria di informazioni personali.
Per la gioia dei nuovi cercatori d'oro del targeting comportamentale.

Insomma, come è giusto, ad ogni minimo movimento del colosso californiano si avvertono ripercussioni mondiali e il regime di libera concorrenza mostra il suo vero volto. Iniziative simili da parte di gruppi più piccoli e/o indipendenti spariscono nell'oblio o nella migliore(?) delle ipotesi vengono fagocitate dal mostro. Basti pensare a tutti i progetti di digitalizzazione dei testi partiti negli ultimi anni, improvvisamente eclissati all'annuncio della nascita di Google Books.

E' facile, a questo punto, scorgere un futuro prossimo al quale basterà applicare il prefisso Google ad ogni attività umana che abbia una qualche rilevanza sociale, economica, politica etc.
Piuttosto che proiettarmi in opprimenti atmosfere orwelliane, preferisco tenermi stretto il caro, vecchio Kiosko.
Ma quanto durerà?

La battaglia infuria mentre ognuno di noi vive la propria vita all'oscuro di intrighi e alleanze che stanno ridefinendo radicalmente l'accessibilità all'informazione, all'intrattenimento, al sapere collettivo.
Intanto, on e offline si moltiplicano le versioni contrastanti delle cronache di guerra.
E' ancora presto per capire dove sia il male minore. Per ora l'entusiasmo giovanile di Zuckerberg (ma anche del golden trio) sembra avere la meglio, deliri di onnipotenza a parte.
Reciproci insulti, clamorose offerte rifiutate, confessioni imbarazzanti (se Facebook trovasse il modo di monetizzare... balbettano terrorizzati i cervelloni dei Google Labs) Zuckerberg che parla di una rivoluzione al pari di quella della stampa (ma lo saprà come è finita, con Gutenberg?) e critica l'approccio di Google, tutto algoritmi e fredda catalogazione di dati, promuovendo il suo progetto di ricerca più umanizzata (...) via Facebook.

Eppure in quegli algoritmi dev'esserci qualcosa di squisitamente umano.
Avete presente la funzione di accesso automatico della search bar di Google? Quella per cui basta scrivere il nome del sito per raggiungerlo?
Ecco.
Basta digitare facebook e vedere quello che succede, per farsi un'idea.

Condividi et impera.



Da oggi il profilo su Facebook dialoga con quello su Twitter che è sincronizzato con FriendFeed che - inutile dirlo - aggrega quelli di LinkedIn e Joost, i feed del Nido, Twitter e, pensa un pò, Facebook.
Questo perchè FriendFeed non permette ancora il sync con Ping, che invece contiene gia Twitter, Facebook, Flickr, il Nido e, suvvia, gia che c'ero, mettiamoci pure Blip.

In sostanza, ho scritto un post-it e l'ho attaccato sul frigo e ora centinaia di persone sparse per il pianeta sanno che devo ricordarmi di prendere quei dannati pomodori e un litro di latte parzialmente scremato.

Sarà che di tutto questo condividere e sincronizzare le identità digitali si compone l'essenza stessa del meraviglioso momento di transizione a cui stiamo attivamente partecipando e blablabla doppio carpiato, ma io per scrivere le prime cinque righe di questo post ci ho messo 32 minuti.

Però volevo proprio farlo. Per curiosità, comodità, per avere un'idea complessiva della situazione.
Anche se qualcosa mi dice che è solo l'inizio.

Ok, scappo che ho l'aborigeno sull'altra linea.

Edit: non pago, ti ho sincronizzato pure il profilo di Google con la relativa Gmail. Inutile dire che dal suddetto profilo si rimbalza ancora su Facebook, Twitter, FriendFeed, Tinkerbell e Cip&Ciop.

Ri-Edit: la febbre sale. Dopo aver rischiato di far esplodere la rete esagerando con le sincronizzazioni (ascoltavo una canzone e questa compariva su iLike, Facebook, Twitter, Blip e FriendFeed rimbalzando all'infinito a causa delle preferenze dei vari account -_-') ho eliminato un pò di connessioni incrociate ma si sono aggiunti Posterous e ZooLoo. Perchè qui galleggiano tutti e non ci facciamo mancare niente. Aò.
Appropò, segnalo l'interessante articolo (uno dei pochi in questo numero, devo ammettere) comparso su Wired.IT di Settembre a tema Facebook/Google ovvero Zuckerberg VS il mondo come è stato dall'alba dei tempi fino all'altroieri.



Le cose eccono.


Quando pranzi alle 3 sei uno che ha da fare.
Quando ti vesti mentre pranzi sei uno che ha parecchio da fare.
Quando scuoci la Garlofalo sei un cretino che ha parecchio da fare.

Pensavo di arrivare a 30 anni senza ma poi ho capito che è meglio dare la priorità alla sanità mentale piuttosto che allo spazio sulla scrivania.
Così ho comprato un planner settimanale.
Io che non sono mai stato tipo da agenda (cartacea o elettronica) e ho sempre combattuto contro l'entropia dei post-it, ho rischiato di implodere e così - apriti cielo - ho finalmente deciso di ascoltare il consiglio della consorte.
Anche la vita può rivelarsi migliore, quando dalla realtà rimuovi quella fastidiosa finestra in sovrimpressione che dice: "Attenzione. Spazio mnemonico insufficiente. Si consiglia un backup dei dati per scoraggiare quei quattro ictus che ti stanno aspettando dietro l'angolo".

Muovo i miei primi passi nel meraviglioso mondo del planning cosciente del fatto che ne vedrò i benefici solo a medio-lungo termine. Per ora, incastrare gli impegni settimanali in quelle caselle è piacevole quanto trascorrere il ferragosto al pronto soccorso.
Ma andiamo con ordine (ecco, appunto).

Scarsa, scarsissima capacità di concentrazione, ultimamente. E'una specie di autismo.
Compro il planner per le cose importanti e poi certi dettagli apparentemente insignificanti mi si fissano nella memoria come fossero marchiati a fuoco, ricollegandosi tra loro nei modi più assurdi.
Mentre progetto il packaging per i prodotti di un cliente mi scopro a pensare ad Ozymandias, al profumo di Veidt e a quanto sia terribilmente anni '80 l'accostamento oro/viola del suo costume.
E ore dopo rintraccio l'origine di quel flusso di pensieri, scoprendo un processo di associazioni mentali decisamente folle. Provo a descriverlo:
Un tipo in ufficio sta guardando divertito il mitico primo spot del Mac. Un'altro tipo passa dietro di lui e sospira: "ah, che nostalgia...".
Il sospiratore avrà al massimo 25 anni. Nostalgia de che, penso io. Nell'84 eri appena nato, imbecille. L'imbecille si chiama Adriano. Subito dopo, mi giro verso la mia scrivania e lo sguardo mi cade su una cartella colori per una collezione. Dalla pila di carta spuntano due campioni. Pantone 132c, Pantone 2602c. Oro e viola.
Ci ho messo mezza giornata a ricollegare tutto ma confesso una certa soddisfazione. Che poi la cosa sia un tantino inquietante è un altro discorso...

Da due settimane il mio culo viaggia in Hibryd Sinergy Drive. Quattropuntosette litri per cento chilometri. Quasi 29mila euri. Poi un giorno vi racconterò come ho fatto a pagarla la metà.
Al lavoro le urgenze sono direttamente proporzionali alla quantità di stronzate che volano nell'aria ma continuo a lottare per tenermi stretta l'indipendenza necessaria a sperimentare, competere e respirare.

Trovo un attimo per andare al cinema dove mi aspettano un Fincher flaccido e imborghesito e la sensazione che Eric Roth scriva le sceneggiature riempendo i campi di un file excel chiamato F_Gump.xls.

Nel frattempo (lo sto vedendo ora), sommando feed e posta arretrata arrivo a quota 728.
Giunto a 815, giuro che programmerò la sveglia con questa:


Anche scartando a priori il fancazzismo dei campioni di Facebook e le loro richieste ad iscrivermi ai gruppi per la salvaguardia della focaccia coi pinoli, resta un numero che non concede scusanti.
Quindi beh, smetto di chiedere scusa e invoco direttamente la pietà.

Leggo dall'hard disk esterno:
Heroes, Lie to me, Life, Lost, Trust me, United States of Tara e il tanto atteso live movie di 20th Century Boys sono tutti lì ad aspettarmi. Li guardo con quel misto di senso del dovere e disperato bisogno d'intrattenimento tipico del mio approccio alla serialità. Se vedrò la vecchiaia, la mia sarà demenza seriale.
Poi arrivano gli amici, quelli che ti capiscono davvero e che ti tendono la mano. E in quella mano c'è un dvd con tutte le stagioni di The Shiled e quattro film che - tanto per cambiare - ti sei lasciato scappare al cinema.
Poi uno dice che non andrà mai a letto con il portatile. 'Fanculo.

New entry degli ultimi giorni, una questione che s'impone con prepotenza su tutto il resto:
E' arrivato il momento di presentare la domanda per iscrivere Leonardo al Nido. E' confortante sapere che anche in questo caso c'è una certa inclinazione al paradosso.
Tornerò sull'argomento quando avrò il tempo necessario a trattarlo con l'attenzione che merita e solo dopo che avrò fatto quattro chiacchiere con chi gestisce la cosa nel quartiere.
Per ora penso che il termine pagliacciata possa rendere l'idea della mia posizione.

Le giornate sembrano tele di Pollock, dischi da deframmentare. Sposto cubetti colorati, unità di tempo.
Ma quando Ray Charles canta Hit the road, Jack, Leonardo gli risponde No mo', no mo', no mo', no mo' e allora va bene così.
Sta funzionando tutto a meraviglia.



Fabrizio Verrocchi ha stretto amicizia con Barack Obama.



Fino ad un attimo prima di leggere il profilo di Barack Obama non ero emotivamente coinvolto.
Ero felice e consapevole della portata storica dell'evento ma non emotivamente coinvolto.

Sesso: Maschile
Situazione sentimentale: Sposato con Michelle Obama
Data di nascita: 4 agosto 1961
Religione: Christian
Interessi: Basketball, writing, loafing w/ kids
Musica preferita: Miles Davis, John Coltrane, Bob Dylan, Stevie Wonder, Johann Sebastian Bach (cello suites), and The Fugees
Film preferiti: Casablanca, Godfather I & II, Lawrence of Arabia and One Flew Over the Cuckoo's Nest
Libri preferiti: Song of Solomon (Toni Morrison), Moby Dick, Shakespeare's Tragedies, Parting the Waters, Gilead (Robinson), Self-Reliance (Emerson), The Bible, Lincoln's Collected Writings Programmi TV preferiti: Sportscenter
Citazioni preferite: "The Arc of the moral universe is long, but it bends towards justice." (Martin Luther King)

No dico. Sul trono del mondo c'è uno che ascolta Miles Davis e i Fugees.
Uno che ama il Basket, il Padrino, Moby Dick.
Uno di noi.

Ora si, cazzo, che sono emotivamente coinvolto.

Delirium


Il social network, Kung Fu Panda, la frammentazione infinita nell'era dell'informazione accessibile e trasparente mancopegnente 2.0, i vecchi amici, FUBU (che poi non parlo del marchio ma del significato ovvero: For Us By Us), e mille altre robe. Questo e molto altro ancora nella capoccia del sottoscritto nei giorni appena trascorsi...e tutto è ancora in fase di sviluppo, elaborazione, process uploading.

Facebook: alla fine ho ceduto. Più che per capire quanti ex compagni di scuola "ce l'hanno fatta" o per "conoscere tante persone nel mondo", è una sorta di esperimento.
In breve, voglio vedere se riesco a convogliare la quantità di gente che ho in mente per presentare una serie di progetti. Vedremo. Appena ho un attimo di tempo attrezzo tutta la baracca dei link e controlink incrociati. Facebook che linka a questo blog che rimbalza su Facebook che ti segnala le foto su Flickr che ti rimanda qui e via dicendo. Per non parlare di Delicious o tutti gli altri. O semplicmente del fatto che con Myspace non se ne parla proprio. Ho provato ad avvicinarmici e non essendo poi tanto ggggiovane ci ho guadagnato solo un leggero mal di testa e un senso d'ansia.
Una cosa per ora l'ho capita: avvicinati a questi strumenti con distacco, sii cauto, sii zen. O fai così o ti rubano la vita in un attimo e diventi il re del social network con una vita sociale pari a zero.

Kung Fu Panda: ieri l'ho visto. Bello. Ben fatto, una gioia per gli occhi e per chi ha passato le estati davanti ai Kung-Fu movies anni '70. Alcune gag valgono l'applauso spontaneo e Fabio Volo, tolto qualche momento dove la dizione lascia ovviamente a desiderare, mi ha divertito in un modo inaspettato. Lo rivedrò in lingua originale perchè, a partire da Jack Black, i doppiatori stavolta sono davvero fondamentali.
Sempre a proposito di doppiaggio, non ho capito una cosa. Ok che Volo è ormai una star ma perchè inserire solo lui nei credits dei titoli di coda? Forse il lavoro degli altri doppiatori (professionisti) non merita di apparire? Che grandissima cazzata. E che cattiveria gratuita. Poi si lamentano degli scioperi della categoria. Bah.

For Us By Us. Ovvero: uno dei progetti che appariranno nel sopra citato "esperimento" Facebook riguarda l'abbigliamento. O meglio, un modo di concepirlo che nasce dal desiderio di realizzare prodotti basati su fenomeni vari (niente pirateria, ovvio), all'insegna del "se non ci arrivano i geni del merchandising ufficiale, fallo tu". Vediamo che succede.

L'altro progetto invece, riguarda la pubblicità e merita un discorso a parte:
Qualche giorno fa, da Ottokin (che ormai è diventato una delle mie principali fonti di "dritte" telematiche relative al lavoro), si parlava di Zooppa. Beh, inutile spendere parole in più. Lo spiegava fin troppo bene Paolo.
Andatevelo a vedere, prendetevi due minuti per pensare a che razza di iniziativa potenzialmente rivoluzionaria hanno tirato su e poi, se volete, buttatevi nella mischia.
Io l'ho fatto. Anzi, gia che ci siamo, cominciamo a fare un pò di questo cross-linkin-social-network-evolution-marketing-public-viral-guerrilla-uanagana-doppiocarpiato:

Clicca qui e votami!

Nei prossimi giorni, scadenze permettendo, proseguirà il lavoro di costruzione dell'impalcatura che sorreggerà l'impero multimediale monovolume del sottoscritto.
Bwahahahah! (Tuono) Il monto è mmmio!
Stay tuned.

E "Ilaria Condizionata" suona sempre più forte nella testa...