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Dispiace. Vol.1



I fagiolini, le mafie, il calciomercato, chi dice dieciotto, imprestato, addoprato
I tifosi, la Borsa, il ciclismo, l'infarto, chi appena parla 'il problema è un altro'
I froci vampiri, Moccia, Scamarcio, Fibra, Chiambretti, Mondo Marcio
Il raggaeton, le carie, i santini, l'aborto e il diritto ad avere bambini
le spiaggie private, il circo, i tronisti, i Camilleri, i Lucarelli, i chilhavvisti
La Brambilla, Rutelli, Sex and the city, Ghedini, Gheddafi, le Bratz e i Gormiti
Veline, velone, visoni e vallette, Venditti, i Vanzina, le cavallette
gioca e bevi responsabilmente, i Suv, le zanzare, i fa bene all'ambiente
Chi li chiama prodotti del concepimento, gli sconti del 5 e del 10 percento
Gigi D'alessio, i lacchè, la benzina, la mia faccia allo specchio, stamattina.

To be continued.


Vorrei cantare come Biagio Antonacci.


Sentita oggi, in radio, per caso.
Hai presente quelle situazioni in cui ti sforzi disperatamente di pensare ad altro ma non hai scampo? Ecco, quelle.
E' stato un attimo. E' bastato sostituire un paio di parole qua e là e filava una meraviglia.
Chissà, forse il buon Biagio l'ha scritta per lui.

Chiunque avesse un pizzico di tempo libero in più e volesse farne un video avrà la mia gratitudine.

Qui la base per allenarvi al karaoke.

Se l’onor si paga dopo

Io senza inferno, non resterò

Se l’amor mi costa questo

non voglio sconti, voglio pagare


Io, innocente mai mai,

invadente mai mai

prigioniero mai mai,

fuori luogo mai mai

Non regalo mai mai,

non ritardo mai mai

Non dipendo mai mai,

non ho pace mai mai,


Rit. (coro di giovani italici)


E se fosse per sempre, mi sparerei

e se fosse per sempre, emigrerei

perchè quando mi rubi un altro pezzo di mondo

scende forte l’umore

e il futuro va in mona


(da qui in poi egli si rivolge all'amata patria. Un set a caso: L'Aquila)

Tra la polvere del mondo

mi son trovato e ho camminato

Nelle mani avevo fiori e tante scuse

per non morire


Tu, disillusa mai mai, esordiente mai mai,

regolare mai mai, indecente mai mai,

non mi perdi mai mai, ma non vinci mai mai

non t'incazzi mai mai, non subisci mai mai


E se fosse per sempre, non mi stupirei

e se fosse per sempre, ne gioirei

perchè quando mi voti e mi strappi dal gabbio

sale forte l'umore

e l'amore va al sole


(il nostro chiude rivolgendosi ad uno schermo televisivo)


Mia divinità a corrente continua,

mia che come te non ne fanno mai più

profumiamo insieme di un’essenza che resta,

cosa vuoi che sia la diversità


Rit.



Let it slow.



Sono giorni in cui diverse metafore che hanno a che fare con il volo in mongolfiera si fanno strada sempre più spesso nei miei pensieri.
Non ho idea del perchè. O forse si.
Sono giorni densi, intensi. Progetti, scommesse, ma soprattutto scelte.
E paure, certo. E incertezze, tante.
Poi, qualche giorno fa (mi sono arreso all'idea che i post sono sempre meno in tempo reale, ma chissenefrega, l'importante è scrivere, mi serve) sono sprofondato in un bell'articolo di Bruno Giussani, sull'ultimo Wired. Intervistava Piccard. Che non è il comandante dell'Enterprise, ma quasi.
E tra le tante cose belle che vi si possono leggere, c'era anche la risposta che cercavo da mesi.


... non si vola intorno al mondo per venti giorni in una navicella pressurizzata appesa a un pallone sospinto dai venti, guardando il pianeta dall'oblò, senza sviluppare una teoria sulla vita.
Bertrand Piccard vede nel volo in mongolfiera una splendida metafora. Come si dirige una mongolfiera? Sapendo che l'atmosfera è fatta di diversi strati di vento, che soffiano tutti in direzioni diverse. «Quindi se vogliamo cambiare traiettoria, dobbiamo cambiare quota. Nella vita, ciò significa salire a un livello psicologico, filosofico e spirituale più alto», dice Piccard. Come si fa? Come si traduce la metafora in qualcosa di più pratico e quotidiano? In mongolfiera è facile: basta lasciar cadere la zavorra (sabbia, acqua, equipaggiamento che non serve più, bombole vuote) e si sale. Ascoltiamo Piccard: «Penso che nella vita possa essere la stessa cosa.
La gente parla di "spirito pionieristico" pensando che i pionieri sono quelli che sviluppano idee nuove. Non è così. Le idee nuove sono facili da avere. I pionieri sono quelli che hanno il coraggio di buttare fuori bordo molta zavorra. Abitudini. Certezze. Convinzioni. Dogmi. Paradigmi. E quando lo facciamo la vita non è più solo una linea che si sviluppa in una direzione e in una dimensione: diventa l'insieme di tutte le possibili linee che vanno in tutte le direzioni, in tre dimensioni. Uno spirito pionieristico è quello che ci permette di esplorare tutti i modi di fare, di comportarsi, di pensare, per trovare quello che va nella direzione che desideriamo». Come il pilota della mongolfiera che cerca il vento giusto.
Non è facile sapere quale zavorra buttar via, e a quale quota salire. E spesso è un cammino paradossale. Durante una conferenza recente, Piccard ha raccontato un aneddoto rivelatore. Quand'erano in volo nell'Orbiter 3, i meteorologi un giorno chiesero a lui e Brian Jones di volare a bassa quota e lentamente. «Ma disobbedimmo, perché pensavamo che a quella velocità non saremmo mai riusciti a fare il giro del mondo. Così salimmo di quota e trovammo un jetstream che raddoppiò la nostra velocità. I meteorologi ci dissero di scendere subito; noi rifiutammo, eravamo fieri del nostro pilotaggio. Fin quando uno dei meteorologi mi disse: "C'è una bassa pressione alla vostra sinistra; se continuate così fra un paio d'ore virerete e finirete al Polo Nord.
Dimmi, visto che sei un pilota così bravo: preferisci andare molto velocemente nella direzione sbagliata, o lentamente nella direzione giusta?"».


Perchè pubblico queste parole? Beh, perchè è femmina.



Il curioso caso di Benjamin Magnum


E' la storia di un uomo condannato eternamente a dimostrare di più dell'età che ha.

A 13 anni gli amici insistevano per mandarmi in edicola a prendere i pornazzi che a loro non avrebbero dato.
E' l'altezza, dicevano.
A 14, durante la ricreazione, se uscivo per prendere qualcosa da mangiare ma non avevo lo zaino con me, le cassiere mi davano del lei.
Sono i baffi, dicevano.
In diverse occasioni, che fossero di semplice cazzeggio o cose serie tipo i carabinieri, la data stampata sulla carta d'identità è stato l'unico mezzo con cui convincere chi avevo di fronte.
E oggi, a nove mesi dai trent'anni, una stagista me ne da "sicuro meno di quaranta", per poi aggiungere, esitando "Trentasei? Trentacinque?"
E' la barba, mi dice.

Stamattina, con gli occhiali "da riposo", mi sono visto riflesso sullo schermo di un computer e, per un attimo, ho avuto la sensazione di guardare una foto di mio nonno. Ricordo persino di quale foto si tratta. Era giovane, avrà avuto...quarant'anni.
E' la pelata, mi dico.

Non che la cosa mi ferisca particolarmente. E' solo che devo ancora capire bene come usarla a mio favore. (Salvo il periodo dei pornazzi in edicola, ovvio.)
Pensierino della sera: Dormi di più. Mangia più frutta.

Certo, arrivare ai 65 come il signore nella foto qui sopra non mi dispiacerebbe affatto ma di questo passo, alla sua età, non sembrerò più mio nonno. Sembrerò il suo.

E oggi, ragionando su questo, ho fatto caso ad un altro inequivocabile segno di invecchiamento.
Passare da grafico ad art director significa smettere di vedersi salutati via mail con un "a presto", quando non con un "bella".

Oggi mi salutano così:

WTING FEEDBACK ASAP, RGDS.

Che cazzo.


One shot one kill.


L'estivo 2009. Due giorni. Finito.
Stampe + schede tecniche in due lingue + varianti colore. Tutto.
Sono una macchina da guerra. Un fottutissimo velociraptor.

E questo lavoro mi piace sempre meno.
Se è destino che continui a farlo, allora punto Uniqlo.
Eccheccaz.