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Scuola. Pt.1


«Allora Leo, adesso papà va al lavor[GUARDAHOICALZINIDIDRAGONBALL!] ... ssseh.

Dicevo, Leo, papà adesso ti saluta e va al[GUARDAGUARDANBENTEN!] ... ok. Insomma Leo, dopo viene mamma a prender[GUARDAGUARDAHOLACINTACHESIAPRECOIBAKUGAN!] ...

Leo, come si chiama questo bambino?» «Daniele» «Ok, Daniele, per favore, puoi-[GUARDAHOLAMAGLIETTADISPIDERMAN!]... DANIELE, IO HO TUTTA UNA SERIE DI SUPERPOTERI CHE NON STO QUI A DIRTI E HO UNA DELOREAN CHE PENDE DAL SOFFITTO DI CASA E HO UNO DEI CENTO ESEMPLARI DI BOTTIGLIE DI SAKE DISEGNATE DA RUMIKO TAKAHASHI E HO IL CAPPELLO DI ARALE MA SE POSSO DARTI UN CONSIGLIO CERCA DI TENERE UN BASSO PROFILO ALTRIMENTI MAJIN BU, GLI ALIENI E VENOM TI STANERANNO IN FRETTA E A QUEL PUNTO NÉ. IO NÉ LEO POTREMO AIUTARTI CON LA NOSTRA BARRIERA ENERGETICA».

«Ciao Leo, a dopo» «Ciao papà».

Tu-tum, tu-tum, tu-tum.


Dormivi.
Così abbiamo sbirciato con calma quel musetto imbronciato e quel nasino dritto dritto, come quello della mamma.
Trentuno settimane, quarantaquattro centimetri. Una sventola.
Mentre pedalo sotto il sole parigino in Place du Parvis mi arriva un messaggio: si è liberato un posto alla Casa del Parto Naturale AcquaLuce. Apriti cielo.
Lì lavora l'ostetrica che venne da noi la mattina del 29 maggio 2007. Lì contiamo di replicare l'indescrivibile esperienza della nascita del tuo fratellone. Perchè lì l'ambiente è come quello di casa nostra. Di casa tua.

A proposito di fratelloni, come noi Leo non vede l'ora di conoscerti. E' tutta mia, dice.
Mi piace pensare che in quel momento, due creature unite da sempre e venute al mondo in momenti distinti potranno finalmente ritrovarsi, che noi siamo solo il tramite per portarvi qui. Chissà, forse è davvero così. Non importa. Tanto impazzirò lo stesso.

A presto,

papà


Io sono tuo padre. (Vol. 8 - "come si cambia, per non morire")


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Diventare padre significa diventare cintura nera di diversivi, sesto dan di creatività.

Diventare padre significa essere grati a Dario che regalandoti una cuffia Sony stereo ti ha salvato la vita.

Diventare padre signif-NO! Leo! Non toccccCCCCCRAAASH!! *_*

Diventare padre significa garantirsi una dose quotidiana di sorprese ben oltre ogni umana immaginazione.
Riconoscere un padre è facile. E' quello che, quando un coboldo attraversa la strada in sella ad un unicorno cantando Yellow Submarine, dice "toh, un altro."
Lo riconosci anche dalle occhiaie e dal deambulatore, ma questa è un'altra storia.

Diventare padre significa ritrovarsi in macchina dischi dei quali non avresti mai pensato neanche di pronunciarne il nome.

Diventare padre significa ritrovarsi in mente canzoni che non hai il coraggio di scrivere qui.

Diventare padre significa sperimentare la dualità del tempo.
Giornate intere che volano via in un soffio e quando alla fine ti stendi su quel letto da cui ti sei alzato almeno sedici ore prima, giureresti che sia trascorsa almeno una settimana.

Diventare padre significa dimenticare la faccia sotto la barba.

Diventare padre significa che i tuoi problemi con l'autorità esigono risposte immediate.
Perchè nell'istante in cui hai preso tuo figlio tra le braccia sei diventato quel problema.

Diventare padre significa dove sono gli altri della mia ballotta mo che sono nel ciclone.

Diventare padre significa prendere posizione. Continuamente. Costantemente.
E' per questo, e non per i tuoi due metri incompatibili col pianeta, che ti fa male la schiena anche da fermo. Da tre anni stai giocando a Twister contro il mondo intero.

Diventare padre significa
"papà, che cos'è?"
"Non lo so. Vieni, andiamo al mare. Guarda, una lucertola!"

Diventare padre significa ringraziare Miyazaki e i pastelli. Nascondere i dvd Pixar e i pennarelli.

Diventare padre significa acquisire un superpotere: puoi vedere fino a dieci secondi nel futuro.
Pro: prendi al volo ferri da stiro e bicchieri in caduta libera. Gli salvi la vita un paio di volte al giorno. Jack Bauer è un dilettante.
Contro: nervi a pelle, allucinazioni auditive. Nei momenti peggiori, puoi scorgere con la coda dell'occhio Ignazio La Russa per poi scoprire che era il tuo riflesso su uno specchio di passaggio. Ciò ti predispone alla tachicardia e alla fine arte del sacramentare sottovoce.

Diventare padre significa... ok, sarò strano io ma i nomi dei personaggi dei fumetti che ti hanno reso ciò che sei, pronunciati da tuo figlio, sono bellissimi.

Diventare tuo padre significa dirottare i budget.
iPad? No. Stokke.

Diventare padre non è questo. Un figlio è più della somma delle sue parti.

Diventare padre significa che


CompLeoAnno 3.0


Uno (ma devo ritrovare il video, dannato Youtube),
Tre.

Chiusi i "terrible twos".
Chi non sa cosa significhi quest'espressione si consideri graziato dal cielo.

Tre anni. Superbi. Devastanti. Densi ma fulminei. Inenarrabili.
Azione, commedia, romanticismo, impegno, risate, poesia. Senza interruzioni pubblicitarie.
Pura realtà aumentata.

L'ho scritto gia, ma vale la pena ripeterlo. Un figlio è una lente per vedere il mondo com'è davvero. Da dentro. Chi sei tu, chi sono gli altri che ti circondano. Perchè ci sono posti in cui devi restare e perchè ce ne sono altri da cui devi fuggire.
Chissà come sarà dalla fine del prossimo agosto, quando le lenti saranno due.

Forse l'ultima sacca di sabbia che ci tiene a terra sarà abbandonata e questa mongolfiera si librerà definitivamente.
Forse impazziremo del tutto.

Com'è ormai tradizione, lascio che a parlare siano le immagini e la musica.
Quella dell'anno scorso era per me. Questa è tutta per lui.

Buon compleanno, Leonardo aka Gnapu, Atom o Turbonano.
Per gli amici - manco a dirlo - Saetta McQueen.

Life is a highway / I wanna ride it all night long / if you going my way / I wanna drive it all night long.




PS: Okay, non sarà Iron Baby, ma è evidente che monsieur Bovin (al quale va tutta la mia stima) non ha un beneamato da fare se non contare i - meritati - dollari che gli piovono in casa...

Io sono tuo padre. (Vol. 7 - L'arte della guerra)



Politica, scuola, ecologia, arte, sport. Società. Amici.
Un figlio è un paio di occhiali 3D per vedere il mondo com'è davvero.

Avere un figlio significa trasformare la porta della tua casa nell'ingresso dell'Ambasciata di Nutopia.

Ma un figlio in un Paese che gli dedica si e no l'1% del Pil è il corno che precede la carica, una danza Maori, un kiai permanente.

Un figlio è uno strumento che nessuna scienza e nessuna tecnologia saranno mai in grado di eguagliare. E' Lo specchio di ogni sfumatura del tuo essere. Puoi vedere come ti muovi attraverso i suoi gesti.
Ascoltandolo puoi scoprire come parli. Il tono della voce, la cadenza, le parole che usi. E limare, smussare, affilare.

E presto, quando saranno due, sarai chiamato ad eleccellere nell'Hyōhō Niten.

Perchè la prima conquista dell'arte della spada è l'unità tra uomo e spada.
Quando la spada è nell'uomo e l'uomo è nella spada, anche un filo d'erba è un'arma affilata.
La seconda conquista è che la spada è assente nella sua mano, ma è presente nel suo cuore. Anche a mani nude egli può abbattere il proprio nemico a cento passi.
La conquista finale dell'arte della spada è l'assenza della spada nella mano e nel cuore.
La mente aperta contiene tutto. L'uomo di spada è in pace col mondo.
Egli non uccide, e porta la pace all'umanità.


Due figli sono due specchi. E tua nonna te lo diceva sempre: non mettere uno specchio contro l'altro o arriverà il diavolo.

Come frecce nella mano d'un prode, così sono i figli della propria giovinezza.
Beato l'uomo che ne ha piena la faretra.

(Sal 127: 4,5)

Io salto come un pop corn / su questa terra che brucia / su questa eterna sfiducia.
(Caparezza)




L'allenadraghi



Ieri mio papà è andato in un villaggio che si chiama Berk.
Siccome che mio papà è un fichingo gigante e ha la barba lunga lunga qualcuno l'ha fatto entrare prima.
Poi ieri mio papà è tornato ed era tutto contento e ha detto che non vede l'ora di tornarci con me e che appena sono un pò più grande mi ci porta, a Berk.

- Grande quanto?
- Devi riempire l'elmo che mi ha regalato Stoick l'Immenso, allora sarai pronto.

Poi è andato da mamma e ha detto che è davvero bello bello bello e che non solo è meraviglioso come hanno reso il rapporto padre-figlio e non solo l'avventura si fonde alla perfezione con la poesia ma che l'intuizione di rendere i draghi muti, a differenza dei libri della Cowell, l'ha reso davvero magico.

Che mi sa che vuol dire che gli è piaciuto tanto.

Poi, siccome che mio papà quando attacca non lo ferma più nessuno, ha cominciato a parlare strano. Diceva che DreamWorks ha fatto il colpaccio, che Alessandro Carloni ne sa a pacchi e che presto scriverà una recensione per Director's Cup - no, non Alessandro Carloni, lui, papà - e che quando vede cose come questa (o Up) gli torna la fiducia nel genere umano.

Poi ha continuato a parlare per un'altra ora e mezza ma io e mamma dormivamo.
Però io facevo finta, perchè un vero fichingo non dorme mai.

Let it slow.



Sono giorni in cui diverse metafore che hanno a che fare con il volo in mongolfiera si fanno strada sempre più spesso nei miei pensieri.
Non ho idea del perchè. O forse si.
Sono giorni densi, intensi. Progetti, scommesse, ma soprattutto scelte.
E paure, certo. E incertezze, tante.
Poi, qualche giorno fa (mi sono arreso all'idea che i post sono sempre meno in tempo reale, ma chissenefrega, l'importante è scrivere, mi serve) sono sprofondato in un bell'articolo di Bruno Giussani, sull'ultimo Wired. Intervistava Piccard. Che non è il comandante dell'Enterprise, ma quasi.
E tra le tante cose belle che vi si possono leggere, c'era anche la risposta che cercavo da mesi.


... non si vola intorno al mondo per venti giorni in una navicella pressurizzata appesa a un pallone sospinto dai venti, guardando il pianeta dall'oblò, senza sviluppare una teoria sulla vita.
Bertrand Piccard vede nel volo in mongolfiera una splendida metafora. Come si dirige una mongolfiera? Sapendo che l'atmosfera è fatta di diversi strati di vento, che soffiano tutti in direzioni diverse. «Quindi se vogliamo cambiare traiettoria, dobbiamo cambiare quota. Nella vita, ciò significa salire a un livello psicologico, filosofico e spirituale più alto», dice Piccard. Come si fa? Come si traduce la metafora in qualcosa di più pratico e quotidiano? In mongolfiera è facile: basta lasciar cadere la zavorra (sabbia, acqua, equipaggiamento che non serve più, bombole vuote) e si sale. Ascoltiamo Piccard: «Penso che nella vita possa essere la stessa cosa.
La gente parla di "spirito pionieristico" pensando che i pionieri sono quelli che sviluppano idee nuove. Non è così. Le idee nuove sono facili da avere. I pionieri sono quelli che hanno il coraggio di buttare fuori bordo molta zavorra. Abitudini. Certezze. Convinzioni. Dogmi. Paradigmi. E quando lo facciamo la vita non è più solo una linea che si sviluppa in una direzione e in una dimensione: diventa l'insieme di tutte le possibili linee che vanno in tutte le direzioni, in tre dimensioni. Uno spirito pionieristico è quello che ci permette di esplorare tutti i modi di fare, di comportarsi, di pensare, per trovare quello che va nella direzione che desideriamo». Come il pilota della mongolfiera che cerca il vento giusto.
Non è facile sapere quale zavorra buttar via, e a quale quota salire. E spesso è un cammino paradossale. Durante una conferenza recente, Piccard ha raccontato un aneddoto rivelatore. Quand'erano in volo nell'Orbiter 3, i meteorologi un giorno chiesero a lui e Brian Jones di volare a bassa quota e lentamente. «Ma disobbedimmo, perché pensavamo che a quella velocità non saremmo mai riusciti a fare il giro del mondo. Così salimmo di quota e trovammo un jetstream che raddoppiò la nostra velocità. I meteorologi ci dissero di scendere subito; noi rifiutammo, eravamo fieri del nostro pilotaggio. Fin quando uno dei meteorologi mi disse: "C'è una bassa pressione alla vostra sinistra; se continuate così fra un paio d'ore virerete e finirete al Polo Nord.
Dimmi, visto che sei un pilota così bravo: preferisci andare molto velocemente nella direzione sbagliata, o lentamente nella direzione giusta?"».


Perchè pubblico queste parole? Beh, perchè è femmina.



Due virgola due centimetri.



Uno pensa che è come la prima volta.
E invece no.

Lui (lei?) se ne sta lì, senza sapere che esiste da appena nove settimane* ed è gia la seconda volta che mi lascia senza parole.

Ma questa è solo un'altra delle migliaia di cose incredibili che accadranno, da qui ad agosto e da agosto in poi.

Stay tuned. (Lo dico a me per primo, s'intende.)


* 9°/10° settimana: Iniziano a svilupparsi le ossa, i muscoli, i nervi ed i grossi vasi. L'estremità cefalica dell'embrione comincia a separarsi dal torace ed in essa si possono distinguere gli abbozzi del naso, delle orecchie e delle mandibole. Si formano le prime gemme dentali (strutture da cui si svilupperanno successivamente i denti. L'estremità cefalica ha un volume pari ad un terzo di tutto il corpo embrionale. La parete addominale non è ancora completa e c'è un "ernia ombelicale fisiologica". A livello cerebrale compare il cosiddetto "corpo calloso" ovvero la struttura nervosa che collega i due emisferi cerebrali.

We share the same soul. O-o-o-ooh.


E' un sentimento, anzi no, uno stato d'animo indescrivibile.
A volerci provare a tutti i costi, è come se una parte del corpo fosse pervasa da un delirio di onnipotenza, mentre un'altra - le gambe, i polsi, le mani - venisse attraversata da un tremito costante.

E' eccitazione, paura, gratitudine, sussulto, respiro profondo prima di un nuovo tuffo nell'ignoto.

E' Ilaria che, sorridente di un sorriso nuovo, mi mostra due linee rosse, nette, e mi dice

- buon Natale -

E' il Beta-HCG che ha aspettato i nostri trent'anni (e i trenta mesi di Leonardo) per tornare a farci visita scoprendoci diversi, lontani anni luce dall'uomo dalla donna che eravamo prima e - per quanto sia a volte tentato di pensare il contrario - migliori.

E' la gola secca, tuo figlio che capisce al volo e prima sorride, poi ti morde con tutta la forza che ha.

E' Jack che, ancora una volta, trova le parole al posto mio.

She could make angels
I've seen it with my own eyes
you gotta be careful when you've got good love
'cause the angels will just keep on multiplying.

E' vivo, è vero. E' un secco due a zero contro il mondo intero.

Buon anno, gente.

Fabrizio

Io sono tuo padre. (Vol. 6 - The School Issue)



Diventare padre significa alle 8 pappa, alle 9 a nanna.
Tutti.

Diventare padre significa mors mea, vita sua.
Mors loro, vita nostra.
Per la proprietà transitiva degli elementi, mortacci vostra.

Diventare padre significa alterare il continuum spazio-tempo con 1.21GW di madonne tirate giù di prima mattina, quando puntualmente gli oggetti intorno a te ti ricordano che nulla - nulla - è pensato per agevolare un bambino e men che meno il genitore che lo segue, in questo stracazzo di città.

Diventare padre significa soprendersi davanti ad un film, un libro, una canzone, a pensare a come sarà condividere tutto questo con lui.
Volere che accada più presto e più volte possibile.

Diventare padre significa che, nel giorno in cui Edison testava la prima lampadina e in Francia le donne accedevano al voto, nel giorno in cui Taiwan cadeva in mano ai giapponesi e a New York inauguravano il Guggenheim, a poco più di un mese dai tuoi primi trent'anni lo accompagni a scuola per la prima volta. E non ci credi. E non ci crederai per molto, ancora.

(E se nel farlo ti senti improvvisamente vecchio, quel bambino all'ingresso che ti guarda ed esclama nonno! non aiuta.)

Diventare padre significa risposte pronte, strategie collaudate a casa, insieme, prima dello scontro.
u-jitsu sociale.
- No, signora. Non è vaccinato. Si, è nato a casa. Si, per scelta. No, non siamo nè amish nè mormoni, signora. No, neanche quelli del Regno. Abbiamo solo acceso il cervello.
(...)
Vede, io e Dio abbiamo un accordo.

Io non discuto sul perchè lui abbia popolato il mondo di gente come lei e l'abbia messa sulla mia strada e lui non discute di come distribuisco la sua ira. -

Diventare padre significa l'inserimento, il distacco graduale, la stanza della vista, quella dell'udito, del tatto, dell'olfatto, del gusto. Un paio di ciabattine nuove che sembrano disegnate da Frezzato, la foto più bella sulla bacheca dei nuovi arrivati, il cerchio delle presentazioni, il traffico la mattina, la maestra Martina, il profumo del legno, la rata in base all'ISEE, l'orario flessibile, lo porti tu, lo prendo io.

Da qui al 2025, anno in cui prenderà la patente.

Per questo, s'intende.

Bittersweet.


Was it you who spoke the words that things would happen but not to me /
Oh things are gonna happen naturally/
And taking your advice I'm looking on the bright side/
And balancing the whole thing/
But often times those words get tangled up in lines/
And the bright lights turn to night/
Until the dawn it brings/
A little bird who'll sing about the magic that was you and me.
(Jason Mraz, You and I both)


Scarlattina, otite, idrocele, denti, febbre a cannone.
1/14 Agosto 2009.
Avere un figlio significa arresti domiciliari.


Bitter

E' saltato l'80% delle cose che avevo (avevamo) pensato di fare in questi giorni.
E' saltato il pellegrinaggio a casa di Banksy.
Sono saltati il mare, il lago e la montagna. Gli amici, il cinema, la musica.
L'amato/odiato planning settimanale mi fissa dalla scrivania. Ha gli occhi di Bush quando parlava di Asse del Male e Giustizia Infinita.
Malattie, farmacie, file, telefonate, custodi delle scienze mediche che procedono a tentoni nel buio di ciò che ancora non sanno del corpo umano. L'assenza dell'umiltà necessaria per ammettere una sconfitta, la presunzione, la mediocrità, il veleno.
Per gran parte del giorno ho "i pugni nelle mani".

Quest'improvvisa reclusione mi da troppo tempo per pensare e per quelli come me la cosa non è quasi mai un bene.
La "società civile" mi appare sempre più come un idiota che esce di casa nudo e va da Bulgari per comprare un paio di gemelli.
Il tempo scorre lentamente, troppo lentamente. E trovarsi alla fine della giornata con la sensazione di non aver fatto abbastanza è devastante.
Ogni decisione da prendere in questo delicatissimo momento (che è tale anche per mille altri motivi), è una roba da filo rosso/filo blu. Sudori freddi, gola secca e mascelle serrate.

Sweet

Ho tempo per recuperare una serie di letture arretrate, riprogrammare l'immediato futuro (stavolta cercando di ricordare, come suggeriva John, che la vita è ciò che ti accade mentre sei tutto preso a fare altri programmi).
E faccio questo con un'urgenza che puoi percepire solo quando diventi padre. Non è presunzione o superbia, è che tuo figlio ormai parla. Punto. E tu devi saper rispondere. Sempre.

Cullati dal silenzio onirico degli appartamenti chiusi per ferie che ci circondano, passiamo le serate leggendo, ascoltando musica nella luce soffusa del salone.
Basta la voce di Al Bowlly a portarci dove vorremmo essere. Ci guardiamo negli occhi e l'istante dopo siamo lì.
Sto scrivendo. Piano, ma sto scrivendo.
Giochiamo con Leonardo.
Ci aiutiamo. Facciamo i turni, ci diamo i cambi.
Siamo invincibili.


Io sono tuo padre. (Vol.5 - the pre-holiday release)


Diventare padre significa avere un alleato.
Diventare padre significa non riprendere fiato.

Diventare padre significa progettare fughe.
Per lui. Da lui.

Diventare padre significa Dio benedica i nonni.
Diventare padre significa Dio fulmini i nonni.

Diventare padre significa dire
scarlattina
quando tutti intorno a te dicono
ferie.

Diventare padre significa ricordarsi di ricordare.
Diventare padre significa che ti guardi dentro e poi gli racconti cosa hai visto.

Avere un figlio significa troppo.
Tanto che cominci a volerne un altro.


CompLeoAnno 2.0

E due.
Vorrei scrivere qualcosa, ma poi ricordo le parole dell'anno scorso. Nulla da aggiungere, ad eccezione della meraviglia di un anno che è appena passato e dell'incontenibile smania di vivere quello che verrà.
Perchè mi dicono che tre anni è l'età più bella, ma io una cosa più bella di questa non riesco neanche a pensarla.

L'anno scorso c'erano i Creedence, con il loro joy to the world di Jeremiah was a bullfrog.
Ero troppo fuori di testa per pensare ad un commento musicale più strutturato.

Durante quest'anno ho capito che Beautiful boy (darling boy) di John Lennon era assolutamente perfetta.
Forse non l'avrà scritta il miglior padre del mondo ma credetemi, quando hai un figlio questa canzone è come un orologio che scandisce il tempo.

Da zero a sei mesi (e tutte le notti, ancora adesso) è

Close your eyes,
Have no fear,
The monsters gone,
He's on the run and your daddy's here


Per poi arrivare alle sue prime parole e quindi

Before you go to sleep,
Say a little prayer,
Every day in every way,
It's getting better and better


Ora sono a

Out on the ocean sailing away,
I can hardly wait to see you to come of age,
But I guess we'll both,
Just have to be patient


Ma in the meantime, come dice la canzone, c'è una sensazione costante che ti pervade.
E' descritta nella strofa finale, con spaventosa esattezza.

Before you cross the street,
Take my hand,
Life is just what happens to you while your busy making other plans.




Ah, dimenticavo. Come ogni megaparty che si rispetti, anche questo ha un poster celebrativo.
L'avessi avuta io la Pixar, a due anni...


Si, insomma, sono mesi che è fissato con Cars. Una mezzora di sano Photoshop glie la dovevo. O no?
La mattina si alza dal letto e tap-tap-tap-tap te lo trovi in cucina che si stropiccia gli occhi con quell'aria stralunata...punta dritto alla colazione, mentre noi ci prodighiamo nei nostri migliori buongiooooorno, bensvegliaaaatoo!
All'inizio farfugliava i suoi teneri 'ngionno in risposta. Gioia et gaudio.
Poi però ha capito che tutti quei salamelecchi non facevano altro che ritardare il suo obiettivo principale, così ha preso a guardarti storto limitandosi a dire

LATTE.

Adesso siamo oltre. Si alza, arriva e fa:

SAETTAAAA!

E' come vivere dentro un'episodio di Arale. Guardi fuori e vedi il sole che suda e mangia il gelato. Una scimmia ed un koala giocano a domino ai piedi di un albero. Gli alieni non riescono a tornare a casa, la cacca è rosa, cose così.

E sorridi, perchè non hai mai desiderato altro.


Io sono tuo padre. (Vol.4 Random)




Diventare padre significa un mese tra un post e l'altro.

Diventare padre significa "chissenefrega".

Diventare padre significa scegliere, con estrema cura, quale sarà il suo primo film al cinema.
Coraggio. Pensare che il tuo è stato E.T. serve solo a cedere definitivamente all'idea che con i nonni non ci sia competizione.

Diventare padre significa passare più serate con i membri della Dharma (o la polizia di Los Angeles, o una coppia di pubblicitari di Chicago, o un serial killer di Miami, o quello che volete) che con i propri amici.

Diventare padre significa che quando sei altruista augureresti a tutti i tuoi amici di avere un bambino e quando sei egoista... pure.

Diventare padre significa una media di 20 parole nuove al giorno e alcune sono migliori di quelle che usavi tu.
Cocciolato, puliscio, podònolo, appla, uffiore.

E il capolavoro di Collodi è Copompo, l'hai sempre saputo.

Diventare padre significa trovarsi a fare i conti con l'Italia del futuro sotto il sole di un parco giochi. Scoprire perchè gli italiani sono sempre quelli che non amano fare la fila, che devono arrivare prima a costo di scavalcare chi hanno davanti e si esibiscono in continue furbate per avere la meglio sui loro simili.
E' che li indottrinano da piccoli.

Diventare padre significa che per diventare peggio di certe mamme basta una foto su Threadless.

Diventare padre significa che potete anche venirmi sotto tutti insieme, perchè ha iniziato a dire "buonanotte papà", e io ho la forza di cento uomini.


Le cose eccono.


Quando pranzi alle 3 sei uno che ha da fare.
Quando ti vesti mentre pranzi sei uno che ha parecchio da fare.
Quando scuoci la Garlofalo sei un cretino che ha parecchio da fare.

Pensavo di arrivare a 30 anni senza ma poi ho capito che è meglio dare la priorità alla sanità mentale piuttosto che allo spazio sulla scrivania.
Così ho comprato un planner settimanale.
Io che non sono mai stato tipo da agenda (cartacea o elettronica) e ho sempre combattuto contro l'entropia dei post-it, ho rischiato di implodere e così - apriti cielo - ho finalmente deciso di ascoltare il consiglio della consorte.
Anche la vita può rivelarsi migliore, quando dalla realtà rimuovi quella fastidiosa finestra in sovrimpressione che dice: "Attenzione. Spazio mnemonico insufficiente. Si consiglia un backup dei dati per scoraggiare quei quattro ictus che ti stanno aspettando dietro l'angolo".

Muovo i miei primi passi nel meraviglioso mondo del planning cosciente del fatto che ne vedrò i benefici solo a medio-lungo termine. Per ora, incastrare gli impegni settimanali in quelle caselle è piacevole quanto trascorrere il ferragosto al pronto soccorso.
Ma andiamo con ordine (ecco, appunto).

Scarsa, scarsissima capacità di concentrazione, ultimamente. E'una specie di autismo.
Compro il planner per le cose importanti e poi certi dettagli apparentemente insignificanti mi si fissano nella memoria come fossero marchiati a fuoco, ricollegandosi tra loro nei modi più assurdi.
Mentre progetto il packaging per i prodotti di un cliente mi scopro a pensare ad Ozymandias, al profumo di Veidt e a quanto sia terribilmente anni '80 l'accostamento oro/viola del suo costume.
E ore dopo rintraccio l'origine di quel flusso di pensieri, scoprendo un processo di associazioni mentali decisamente folle. Provo a descriverlo:
Un tipo in ufficio sta guardando divertito il mitico primo spot del Mac. Un'altro tipo passa dietro di lui e sospira: "ah, che nostalgia...".
Il sospiratore avrà al massimo 25 anni. Nostalgia de che, penso io. Nell'84 eri appena nato, imbecille. L'imbecille si chiama Adriano. Subito dopo, mi giro verso la mia scrivania e lo sguardo mi cade su una cartella colori per una collezione. Dalla pila di carta spuntano due campioni. Pantone 132c, Pantone 2602c. Oro e viola.
Ci ho messo mezza giornata a ricollegare tutto ma confesso una certa soddisfazione. Che poi la cosa sia un tantino inquietante è un altro discorso...

Da due settimane il mio culo viaggia in Hibryd Sinergy Drive. Quattropuntosette litri per cento chilometri. Quasi 29mila euri. Poi un giorno vi racconterò come ho fatto a pagarla la metà.
Al lavoro le urgenze sono direttamente proporzionali alla quantità di stronzate che volano nell'aria ma continuo a lottare per tenermi stretta l'indipendenza necessaria a sperimentare, competere e respirare.

Trovo un attimo per andare al cinema dove mi aspettano un Fincher flaccido e imborghesito e la sensazione che Eric Roth scriva le sceneggiature riempendo i campi di un file excel chiamato F_Gump.xls.

Nel frattempo (lo sto vedendo ora), sommando feed e posta arretrata arrivo a quota 728.
Giunto a 815, giuro che programmerò la sveglia con questa:


Anche scartando a priori il fancazzismo dei campioni di Facebook e le loro richieste ad iscrivermi ai gruppi per la salvaguardia della focaccia coi pinoli, resta un numero che non concede scusanti.
Quindi beh, smetto di chiedere scusa e invoco direttamente la pietà.

Leggo dall'hard disk esterno:
Heroes, Lie to me, Life, Lost, Trust me, United States of Tara e il tanto atteso live movie di 20th Century Boys sono tutti lì ad aspettarmi. Li guardo con quel misto di senso del dovere e disperato bisogno d'intrattenimento tipico del mio approccio alla serialità. Se vedrò la vecchiaia, la mia sarà demenza seriale.
Poi arrivano gli amici, quelli che ti capiscono davvero e che ti tendono la mano. E in quella mano c'è un dvd con tutte le stagioni di The Shiled e quattro film che - tanto per cambiare - ti sei lasciato scappare al cinema.
Poi uno dice che non andrà mai a letto con il portatile. 'Fanculo.

New entry degli ultimi giorni, una questione che s'impone con prepotenza su tutto il resto:
E' arrivato il momento di presentare la domanda per iscrivere Leonardo al Nido. E' confortante sapere che anche in questo caso c'è una certa inclinazione al paradosso.
Tornerò sull'argomento quando avrò il tempo necessario a trattarlo con l'attenzione che merita e solo dopo che avrò fatto quattro chiacchiere con chi gestisce la cosa nel quartiere.
Per ora penso che il termine pagliacciata possa rendere l'idea della mia posizione.

Le giornate sembrano tele di Pollock, dischi da deframmentare. Sposto cubetti colorati, unità di tempo.
Ma quando Ray Charles canta Hit the road, Jack, Leonardo gli risponde No mo', no mo', no mo', no mo' e allora va bene così.
Sta funzionando tutto a meraviglia.



Ti tocca riconoscere che è vero

...quando qualcuno ti fa notare che sarà impossibile assistere alla prima e che il giorno dopo tuo fratello compie 27 anni.


Però avverti una specie di bizzarro orgolio fanboy con retrogusto nerd quando scopri che il film che stai aspettando più di tutti gli altri (si, più di Watchmen) uscirà nel giorno del compleanno di tuo figlio.

Io sono tuo padre. (Vol. 3 The Tech Issue)



Diventare padre significa che per la prima volta c'è qualcuno che si piazza davanti ad Apple nella top five dei tuoi marchi preferiti.

Diventare padre significa che non stiamo parlando di Mustang, Bang&Olufsen o Jacuzzi.
No. Stiamo parlando di Stokke.

Diventare padre significa che tu ad aprile vai a fare il tuo primo sopralluogo a Granara ma ti senti un pò in colpa se pensi che la prima volta che ha detto mela è stato davanti ad un iMac.

Diventare padre significa includere una nuova cartella nei preferiti.

Diventare padre significa omeopatia.com, cittàdelsole.it, giocattolidilegno.it e un pizzico di gradipo.net quando senti il bisogno di un pò d'ulcera nella tua vita quotidiana.

Diventare padre significa avvertire il debito che hai contratto con Samuel Hahnemann e il credito dilapidato in Boiron.

Diventare padre significa che mancano poche ore al test drive e tu stai pregando affinchè il portabagagli sia sufficientemente grande da convincere anche tua moglie.

Diventare padre significa esercitare l'autocontrollo. Significa che ogni età ha i suoi sciali. Per lui. Per te.

Diventare padre significa piantarla con i capricci e sentire il bisogno di una tecnologia utile, amica, in grado di apportare un autentico miglioramento alla qualità della tua vita, consapevole che questo si rifletterà in benefici concreti nella sua.

Diventare padre significa yes we can. Altro che chiacchiere.

E tenersi stretta questa consapevolezza per circa quattro secondi per poi tuffarsi nel web, pronti a tradurre in bit i dati della propria carta di credito in cambio di questi e questa.


Io sono tuo padre. (Vol.2)


Diventare padre significa comprare cose.

Diventare padre significa scoprire cose.

Diventare padre significa pulire cose.

Diventare padre significa imparare i nomi delle cose.
Dentizione, lallazione, allopatia.

Diventare padre significa che ok, la partita è appena iniziata ma per ora è un secco quattro a zero per l'omeopatia.

Diventare padre significa sperimentare improvvisi sbalzi d'umore.
Prima sembri la reincarnazione di Rudolf Steiner, poi quella di Erode il Grande.
Un esempio?
Diventare padre significa una tale mole di novità quotidiane, un caleidoscopio di emozioni sempre diverse, di infinite sfumature e nuovi colori / Essere padre significa vivere in un fottutissimo Tamagotchi gigante.

Diventare padre significa fare sul serio.

Diventare padre significa scoprirsi giullare.

Diventare padre significa non caricare su di lui le tue aspettative, i tuoi sogni. Lascia che abbia i suoi.
Non dire alla mamma che a volte ti chiamo Kal El. E che quando ti parlo del mondo ti sussurro all'orecchio che "sono un grande popolo ma hanno bisogno della luce che mostri loro la via".

Diventare padre significa che "il padre diventa figlio, il figlio diventa padre" e il nonno diventa scemo.

Diventare padre significa fare ordine nel proprio cuore, buttare tante inutili cianfrusaglie e ricavare lo spazio necessario per un monumento ai propri genitori.

Diventare padre significa... qualcuno ha idea di come faccia 'sto dannato sto coccodrillo?!?

Io sono tuo padre.



Diventare padre significa perdere l'immediatezza. L'agilità.
Borsa, passeggino, biberon, pannolini, borsetta, ciuccio, mettilagiacca, prendilcappello.
Il tempo che passa tra "ok, usciamo" e la porta di casa che si chiude dietro di te è la prova che la tua vita è cambiata per sempre.

Diventare padre significa addormentarsi alle 10 con i vestiti addosso e le scarpe ai piedi.
La schiena a pezzi, la casa pure.

Diventare padre significa che sono tutti più esperti di te e fanno a gara per regalarti i loro illuminati pareri scientifici.
Dà retta a me che ne ho tre, dà retta a lei che ne ha sei.

Diventare padre significa togliere le spazzole dalla tazza del cesso, spendere 300 euro di scatole per chiuderci dentro libri e fumetti, non lasciare mai nulla in giro che non sia almeno a un metro e mezzo da terra.

Diventare padre significa scoprire chi sei.

Diventare padre significa chiedersi il perchè dell'esistenza di asole, lacci, bottoni e fibbie quando dovrebbe regnare il velcro da qui ai suoi 18 anni.

Diventare padre significa essere sopraffatti dalla bellezza.
Dare vita a un essere umano che è altro da te, che pensa da sè, che è in costante divenire e non si fermerà mai.

Significa essere continuamente sbattuti da un lato all'altro dello spettro.
Impotente, onnipotente. Impotente, onnipotente. Ad libitum.
Quelli dei supereroi sono superproblemi for beginners. Ti fanno quasi tenerezza.

Diventare padre significa navigare nella merda. A volte, ma solo a volte, in senso metaforico.

Diventare padre significa fare l'acrobata in mezzo alla vita degli altri.

Significa soprendersi a pensare che si è fatti per questo, solo per questo, e che lo si fa a meraviglia.

Diventare padre significa avere un figlio. Che significa che tutto il resto, finalmente, è solo un dettaglio.

Diventare padre significa una moglie come alleato e il resto del mondo come campo di battaglia.

Significa mille altre cose ma adesso è quasi mezzogiorno e significa che fra poco devo andarlo a prendere. Dai nonni. Nonnipotenti pure loro.

Diventare padre significa guardarlo mentre ti viene incontro a braccia aperte
- papà! -
e all'improvviso capire la vita a che serve.

Infinity and jelly doughnuts.





Nell'ufficio postale sotto casa hanno installato un paio di bei monitor 40 pollici schermo piatto.
Dev'essere l'effetto del recente cambio ai vertici. Ho notato infatti, che il direttore è nuovo.
E' una distinta signora sui 45 e, stranamente, sembra immune all'isteria collettiva. Senza dubbio ha iniziato la sua scalata quando le Poste Italiane erano ancora Poste e Basta.
Oggi che si sono trasformate in Banca-Bazar-Cartoleria-OperatoreTelefonico-TiVendoIlCiddiDiCelentanoARate, le occasioni di scazzo si sono moltiplicate e fino a qualche giorno fa assistere alla scena del vecchietto che sclera e dell'impiegata che gli urla contro era routine.
Problema risolto, elegantemente, con la tivvù.
Ora le impiegate possono finalmente concentrarsi (...) sul proprio lavoro e i vecchietti attendere pazientemente il proprio turno seduti ai bordi dell'ufficio, incantati da una sequenza che non lascia scampo:
spot + stanlio&ollio + spot + news + spot + oroscopo + spot + borsa e da capo.
Niente più inutili polemiche, leinonsachisonoio o michiamildirettore.
Poi dicono che la tivvù è cattiva maestra.
Il diabolico scatolo ha tentato anche me e devo ammettere che se non hai di meglio da fare è dura resistere alla lobotomia.
Insomma, l'oroscopo mi ha messo in guardia: giove è incazzato con noi centauri non so per quale motivo, fatto sta che sono in arrivo imprevisti di ogni tipo.
Poco male, io ci sguazzo negli imprevisti. Se giove avesse le palle di venire qui e dirmi cosa c'è che non va forse potremmo risolvere la questione civilmente, da uomo a globo.

Pochi giorni fa ho visto Wall-E.
Meraviglia. Come sempre. No, di più.
E' adulto, è spassoso, è fatto da dio, è a tratti disturbante, brillante, sincero.
Bis al cinema e dvd a casa, non ci piove.

Sempre qualche giorno fa, mio figlio mi ha detto grazie.
Sul serio. Ha sedici mesi.
Gli ho passato il biberon, lui ha teso la mano e ha detto "a-ttie".
Sono ancora intontito dall'esperienza. E' stato qualcosa di trascendentale, lo giuro.

Giove, sai chi sono, sai dove abito.
Se hai le palle di non mandarmelo a dire, vieni qui. Ti aspetto.