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Tu-tum, tu-tum, tu-tum.


Dormivi.
Così abbiamo sbirciato con calma quel musetto imbronciato e quel nasino dritto dritto, come quello della mamma.
Trentuno settimane, quarantaquattro centimetri. Una sventola.
Mentre pedalo sotto il sole parigino in Place du Parvis mi arriva un messaggio: si è liberato un posto alla Casa del Parto Naturale AcquaLuce. Apriti cielo.
Lì lavora l'ostetrica che venne da noi la mattina del 29 maggio 2007. Lì contiamo di replicare l'indescrivibile esperienza della nascita del tuo fratellone. Perchè lì l'ambiente è come quello di casa nostra. Di casa tua.

A proposito di fratelloni, come noi Leo non vede l'ora di conoscerti. E' tutta mia, dice.
Mi piace pensare che in quel momento, due creature unite da sempre e venute al mondo in momenti distinti potranno finalmente ritrovarsi, che noi siamo solo il tramite per portarvi qui. Chissà, forse è davvero così. Non importa. Tanto impazzirò lo stesso.

A presto,

papà


One dimensional fool in a three dimensional world.



Living these days is making me nervous. Eccetera.
Premessa: questo post è pieno di link. Time isn't on my side. Scegli anche tu i comodi e pratici link salvatempo.

Tanto per contraddire quanto affermato nel post precedente, queste righe parlano di cose.
Negli ultimi dieci giorni ne sono successe - e arrivate - a grappoli. Dopo tante to do list, ogni tanto una done list ci vuole.

Altra premessa. Per tutte le voci che seguiranno vale la regola: di questa cosa vorrei parlarne ora in maniera approfondita ma mi tocca rimandare a momenti migliori. Non per fare quello che non perde occasione di sottolineare quanto la sua sia una vita densa di impegni senza un attimo di respiro ma, come dire, se arrivi a raderti in modalità "pelo un giorno, contropelo il giorno dopo" la Carta Procrastinator è tua. E ti tocca usarla. A quel punto è una questione di diritti umani.

Ok, vamos.
C'è un lavoro che se non se ne va lui me ne vado io. Quando va bene, al massimo, è così. Ma il più delle volte è così.
C'è Granara che con certe proposte mi tenta ogni giorno di più.
C'è che sono mesi che faccio il conto alla rovescia in attesa di ricaricarmi l'anima allo Zenith. Parigi. Domani.
C'è una casa ad un passo dall'Aniene finalmente restaurata, pronta per una parentesi estiva al fresco, prima dell'armageddon (leggi: nasce tua figlia).
C'è l'upgrade dell'unica suite di cui ho bisogno dopo quella di Alan Silvestri.
Ci sono una serie di dischi che mi sono giunti attraverso varie strade ma ce n'è uno, di una band che ho adorato sin dal primo ascolto, che è stato un piacere autentico ricevere a casa direttamente dal titolare della voce che ne anima i pezzi. Al gaudio aggiungiamo pure due ganzissime tees in limited edition firmate da un collega che non conosco di persona ma che ha tutta la mia stima. E ora se me ne bullo capitemi.
C'è la roba nuova di Threadless a rinfrescare il guardaroba del turbonano.
C'è un passeggino norvegese per il quale serve la patente dei Gundam che tra le varie cose è un tentativo di riconciliazione con la mia schiena, che dopo due anni di PegPerego non mi parla più.
C'è la festa per chiudere un anno d'asilo che finisce e quella per aprire il prossimo che inizierà, con mille dubbi, altrove.
C'è il secondo capitolo di una trilogia che ho sparato dritta dopo Il Padrino.
Ci sono idee nuove e vecchi progetti da tornare a maneggiare.
C'è che prossimamente fumetto e cinema vi delizieranno con due orsi.
No, non è l'oroscopo di Rob Brezsny. Nel primo caso si tratta di un'opera piena di poesia che non dovete assolutamente perdervi. Davvero. Un titolo su cui ho avuto il piacere e l'onore di lavorare con gente che ne sa.
Il secondo manca forse della vena poetica (dipende dai punti di vista) ma ha il merito di perculare a dovere cinepanettoni vanzinari ed è firmato dal Roberto Saviano della fiction italiana. Che c'entra l'orso qui, dite? C'entra. L'orso sono io.

Stay tuned.

Dimenticavo: vendo Wii. Mail o cell, quando vi pare.


Io sono tuo padre. (Vol. 8 - "come si cambia, per non morire")


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Diventare padre significa diventare cintura nera di diversivi, sesto dan di creatività.

Diventare padre significa essere grati a Dario che regalandoti una cuffia Sony stereo ti ha salvato la vita.

Diventare padre signif-NO! Leo! Non toccccCCCCCRAAASH!! *_*

Diventare padre significa garantirsi una dose quotidiana di sorprese ben oltre ogni umana immaginazione.
Riconoscere un padre è facile. E' quello che, quando un coboldo attraversa la strada in sella ad un unicorno cantando Yellow Submarine, dice "toh, un altro."
Lo riconosci anche dalle occhiaie e dal deambulatore, ma questa è un'altra storia.

Diventare padre significa ritrovarsi in macchina dischi dei quali non avresti mai pensato neanche di pronunciarne il nome.

Diventare padre significa ritrovarsi in mente canzoni che non hai il coraggio di scrivere qui.

Diventare padre significa sperimentare la dualità del tempo.
Giornate intere che volano via in un soffio e quando alla fine ti stendi su quel letto da cui ti sei alzato almeno sedici ore prima, giureresti che sia trascorsa almeno una settimana.

Diventare padre significa dimenticare la faccia sotto la barba.

Diventare padre significa che i tuoi problemi con l'autorità esigono risposte immediate.
Perchè nell'istante in cui hai preso tuo figlio tra le braccia sei diventato quel problema.

Diventare padre significa dove sono gli altri della mia ballotta mo che sono nel ciclone.

Diventare padre significa prendere posizione. Continuamente. Costantemente.
E' per questo, e non per i tuoi due metri incompatibili col pianeta, che ti fa male la schiena anche da fermo. Da tre anni stai giocando a Twister contro il mondo intero.

Diventare padre significa
"papà, che cos'è?"
"Non lo so. Vieni, andiamo al mare. Guarda, una lucertola!"

Diventare padre significa ringraziare Miyazaki e i pastelli. Nascondere i dvd Pixar e i pennarelli.

Diventare padre significa acquisire un superpotere: puoi vedere fino a dieci secondi nel futuro.
Pro: prendi al volo ferri da stiro e bicchieri in caduta libera. Gli salvi la vita un paio di volte al giorno. Jack Bauer è un dilettante.
Contro: nervi a pelle, allucinazioni auditive. Nei momenti peggiori, puoi scorgere con la coda dell'occhio Ignazio La Russa per poi scoprire che era il tuo riflesso su uno specchio di passaggio. Ciò ti predispone alla tachicardia e alla fine arte del sacramentare sottovoce.

Diventare padre significa... ok, sarò strano io ma i nomi dei personaggi dei fumetti che ti hanno reso ciò che sei, pronunciati da tuo figlio, sono bellissimi.

Diventare tuo padre significa dirottare i budget.
iPad? No. Stokke.

Diventare padre non è questo. Un figlio è più della somma delle sue parti.

Diventare padre significa che


Io sono tuo padre. (Vol. 7 - L'arte della guerra)



Politica, scuola, ecologia, arte, sport. Società. Amici.
Un figlio è un paio di occhiali 3D per vedere il mondo com'è davvero.

Avere un figlio significa trasformare la porta della tua casa nell'ingresso dell'Ambasciata di Nutopia.

Ma un figlio in un Paese che gli dedica si e no l'1% del Pil è il corno che precede la carica, una danza Maori, un kiai permanente.

Un figlio è uno strumento che nessuna scienza e nessuna tecnologia saranno mai in grado di eguagliare. E' Lo specchio di ogni sfumatura del tuo essere. Puoi vedere come ti muovi attraverso i suoi gesti.
Ascoltandolo puoi scoprire come parli. Il tono della voce, la cadenza, le parole che usi. E limare, smussare, affilare.

E presto, quando saranno due, sarai chiamato ad eleccellere nell'Hyōhō Niten.

Perchè la prima conquista dell'arte della spada è l'unità tra uomo e spada.
Quando la spada è nell'uomo e l'uomo è nella spada, anche un filo d'erba è un'arma affilata.
La seconda conquista è che la spada è assente nella sua mano, ma è presente nel suo cuore. Anche a mani nude egli può abbattere il proprio nemico a cento passi.
La conquista finale dell'arte della spada è l'assenza della spada nella mano e nel cuore.
La mente aperta contiene tutto. L'uomo di spada è in pace col mondo.
Egli non uccide, e porta la pace all'umanità.


Due figli sono due specchi. E tua nonna te lo diceva sempre: non mettere uno specchio contro l'altro o arriverà il diavolo.

Come frecce nella mano d'un prode, così sono i figli della propria giovinezza.
Beato l'uomo che ne ha piena la faretra.

(Sal 127: 4,5)

Io salto come un pop corn / su questa terra che brucia / su questa eterna sfiducia.
(Caparezza)




Due virgola due centimetri.



Uno pensa che è come la prima volta.
E invece no.

Lui (lei?) se ne sta lì, senza sapere che esiste da appena nove settimane* ed è gia la seconda volta che mi lascia senza parole.

Ma questa è solo un'altra delle migliaia di cose incredibili che accadranno, da qui ad agosto e da agosto in poi.

Stay tuned. (Lo dico a me per primo, s'intende.)


* 9°/10° settimana: Iniziano a svilupparsi le ossa, i muscoli, i nervi ed i grossi vasi. L'estremità cefalica dell'embrione comincia a separarsi dal torace ed in essa si possono distinguere gli abbozzi del naso, delle orecchie e delle mandibole. Si formano le prime gemme dentali (strutture da cui si svilupperanno successivamente i denti. L'estremità cefalica ha un volume pari ad un terzo di tutto il corpo embrionale. La parete addominale non è ancora completa e c'è un "ernia ombelicale fisiologica". A livello cerebrale compare il cosiddetto "corpo calloso" ovvero la struttura nervosa che collega i due emisferi cerebrali.

We share the same soul. O-o-o-ooh.


E' un sentimento, anzi no, uno stato d'animo indescrivibile.
A volerci provare a tutti i costi, è come se una parte del corpo fosse pervasa da un delirio di onnipotenza, mentre un'altra - le gambe, i polsi, le mani - venisse attraversata da un tremito costante.

E' eccitazione, paura, gratitudine, sussulto, respiro profondo prima di un nuovo tuffo nell'ignoto.

E' Ilaria che, sorridente di un sorriso nuovo, mi mostra due linee rosse, nette, e mi dice

- buon Natale -

E' il Beta-HCG che ha aspettato i nostri trent'anni (e i trenta mesi di Leonardo) per tornare a farci visita scoprendoci diversi, lontani anni luce dall'uomo dalla donna che eravamo prima e - per quanto sia a volte tentato di pensare il contrario - migliori.

E' la gola secca, tuo figlio che capisce al volo e prima sorride, poi ti morde con tutta la forza che ha.

E' Jack che, ancora una volta, trova le parole al posto mio.

She could make angels
I've seen it with my own eyes
you gotta be careful when you've got good love
'cause the angels will just keep on multiplying.

E' vivo, è vero. E' un secco due a zero contro il mondo intero.

Buon anno, gente.

Fabrizio

Io sono tuo padre. (Vol. 6 - The School Issue)



Diventare padre significa alle 8 pappa, alle 9 a nanna.
Tutti.

Diventare padre significa mors mea, vita sua.
Mors loro, vita nostra.
Per la proprietà transitiva degli elementi, mortacci vostra.

Diventare padre significa alterare il continuum spazio-tempo con 1.21GW di madonne tirate giù di prima mattina, quando puntualmente gli oggetti intorno a te ti ricordano che nulla - nulla - è pensato per agevolare un bambino e men che meno il genitore che lo segue, in questo stracazzo di città.

Diventare padre significa soprendersi davanti ad un film, un libro, una canzone, a pensare a come sarà condividere tutto questo con lui.
Volere che accada più presto e più volte possibile.

Diventare padre significa che, nel giorno in cui Edison testava la prima lampadina e in Francia le donne accedevano al voto, nel giorno in cui Taiwan cadeva in mano ai giapponesi e a New York inauguravano il Guggenheim, a poco più di un mese dai tuoi primi trent'anni lo accompagni a scuola per la prima volta. E non ci credi. E non ci crederai per molto, ancora.

(E se nel farlo ti senti improvvisamente vecchio, quel bambino all'ingresso che ti guarda ed esclama nonno! non aiuta.)

Diventare padre significa risposte pronte, strategie collaudate a casa, insieme, prima dello scontro.
u-jitsu sociale.
- No, signora. Non è vaccinato. Si, è nato a casa. Si, per scelta. No, non siamo nè amishmormoni, signora. No, neanche quelli del Regno. Abbiamo solo acceso il cervello.
(...)
Vede, io e Dio abbiamo un accordo.

Io non discuto sul perchè lui abbia popolato il mondo di gente come lei e l'abbia messa sulla mia strada e lui non discute di come distribuisco la sua ira. -

Diventare padre significa l'inserimento, il distacco graduale, la stanza della vista, quella dell'udito, del tatto, dell'olfatto, del gusto. Un paio di ciabattine nuove che sembrano disegnate da Frezzato, la foto più bella sulla bacheca dei nuovi arrivati, il cerchio delle presentazioni, il traffico la mattina, la maestra Martina, il profumo del legno, la rata in base all'ISEE, l'orario flessibile, lo porti tu, lo prendo io.

Da qui al 2025, anno in cui prenderà la patente.

Per questo, s'intende.

Io sono tuo padre. (Vol.5 - the pre-holiday release)


Diventare padre significa avere un alleato.
Diventare padre significa non riprendere fiato.

Diventare padre significa progettare fughe.
Per lui. Da lui.

Diventare padre significa Dio benedica i nonni.
Diventare padre significa Dio fulmini i nonni.

Diventare padre significa dire
scarlattina
quando tutti intorno a te dicono
ferie.

Diventare padre significa ricordarsi di ricordare.
Diventare padre significa che ti guardi dentro e poi gli racconti cosa hai visto.

Avere un figlio significa troppo.
Tanto che cominci a volerne un altro.


Io sono tuo padre. (Vol.4 Random)




Diventare padre significa un mese tra un post e l'altro.

Diventare padre significa "chissenefrega".

Diventare padre significa scegliere, con estrema cura, quale sarà il suo primo film al cinema.
Coraggio. Pensare che il tuo è stato E.T. serve solo a cedere definitivamente all'idea che con i nonni non ci sia competizione.

Diventare padre significa passare più serate con i membri della Dharma (o la polizia di Los Angeles, o una coppia di pubblicitari di Chicago, o un serial killer di Miami, o quello che volete) che con i propri amici.

Diventare padre significa che quando sei altruista augureresti a tutti i tuoi amici di avere un bambino e quando sei egoista... pure.

Diventare padre significa una media di 20 parole nuove al giorno e alcune sono migliori di quelle che usavi tu.
Cocciolato, puliscio, podònolo, appla, uffiore.

E il capolavoro di Collodi è Copompo, l'hai sempre saputo.

Diventare padre significa trovarsi a fare i conti con l'Italia del futuro sotto il sole di un parco giochi. Scoprire perchè gli italiani sono sempre quelli che non amano fare la fila, che devono arrivare prima a costo di scavalcare chi hanno davanti e si esibiscono in continue furbate per avere la meglio sui loro simili.
E' che li indottrinano da piccoli.

Diventare padre significa che per diventare peggio di certe mamme basta una foto su Threadless.

Diventare padre significa che potete anche venirmi sotto tutti insieme, perchè ha iniziato a dire "buonanotte papà", e io ho la forza di cento uomini.


Io sono tuo padre. (Vol. 3 The Tech Issue)



Diventare padre significa che per la prima volta c'è qualcuno che si piazza davanti ad Apple nella top five dei tuoi marchi preferiti.

Diventare padre significa che non stiamo parlando di Mustang, Bang&Olufsen o Jacuzzi.
No. Stiamo parlando di Stokke.

Diventare padre significa che tu ad aprile vai a fare il tuo primo sopralluogo a Granara ma ti senti un pò in colpa se pensi che la prima volta che ha detto mela è stato davanti ad un iMac.

Diventare padre significa includere una nuova cartella nei preferiti.

Diventare padre significa omeopatia.com, cittàdelsole.it, giocattolidilegno.it e un pizzico di gradipo.net quando senti il bisogno di un pò d'ulcera nella tua vita quotidiana.

Diventare padre significa avvertire il debito che hai contratto con Samuel Hahnemann e il credito dilapidato in Boiron.

Diventare padre significa che mancano poche ore al test drive e tu stai pregando affinchè il portabagagli sia sufficientemente grande da convincere anche tua moglie.

Diventare padre significa esercitare l'autocontrollo. Significa che ogni età ha i suoi sciali. Per lui. Per te.

Diventare padre significa piantarla con i capricci e sentire il bisogno di una tecnologia utile, amica, in grado di apportare un autentico miglioramento alla qualità della tua vita, consapevole che questo si rifletterà in benefici concreti nella sua.

Diventare padre significa yes we can. Altro che chiacchiere.

E tenersi stretta questa consapevolezza per circa quattro secondi per poi tuffarsi nel web, pronti a tradurre in bit i dati della propria carta di credito in cambio di questi e questa.


Io sono tuo padre. (Vol.2)


Diventare padre significa comprare cose.

Diventare padre significa scoprire cose.

Diventare padre significa pulire cose.

Diventare padre significa imparare i nomi delle cose.
Dentizione, lallazione, allopatia.

Diventare padre significa che ok, la partita è appena iniziata ma per ora è un secco quattro a zero per l'omeopatia.

Diventare padre significa sperimentare improvvisi sbalzi d'umore.
Prima sembri la reincarnazione di Rudolf Steiner, poi quella di Erode il Grande.
Un esempio?
Diventare padre significa una tale mole di novità quotidiane, un caleidoscopio di emozioni sempre diverse, di infinite sfumature e nuovi colori / Essere padre significa vivere in un fottutissimo Tamagotchi gigante.

Diventare padre significa fare sul serio.

Diventare padre significa scoprirsi giullare.

Diventare padre significa non caricare su di lui le tue aspettative, i tuoi sogni. Lascia che abbia i suoi.
Non dire alla mamma che a volte ti chiamo Kal El. E che quando ti parlo del mondo ti sussurro all'orecchio che "sono un grande popolo ma hanno bisogno della luce che mostri loro la via".

Diventare padre significa che "il padre diventa figlio, il figlio diventa padre" e il nonno diventa scemo.

Diventare padre significa fare ordine nel proprio cuore, buttare tante inutili cianfrusaglie e ricavare lo spazio necessario per un monumento ai propri genitori.

Diventare padre significa... qualcuno ha idea di come faccia 'sto dannato sto coccodrillo?!?

Io sono tuo padre.



Diventare padre significa perdere l'immediatezza. L'agilità.
Borsa, passeggino, biberon, pannolini, borsetta, ciuccio, mettilagiacca, prendilcappello.
Il tempo che passa tra "ok, usciamo" e la porta di casa che si chiude dietro di te è la prova che la tua vita è cambiata per sempre.

Diventare padre significa addormentarsi alle 10 con i vestiti addosso e le scarpe ai piedi.
La schiena a pezzi, la casa pure.

Diventare padre significa che sono tutti più esperti di te e fanno a gara per regalarti i loro illuminati pareri scientifici.
Dà retta a me che ne ho tre, dà retta a lei che ne ha sei.

Diventare padre significa togliere le spazzole dalla tazza del cesso, spendere 300 euro di scatole per chiuderci dentro libri e fumetti, non lasciare mai nulla in giro che non sia almeno a un metro e mezzo da terra.

Diventare padre significa scoprire chi sei.

Diventare padre significa chiedersi il perchè dell'esistenza di asole, lacci, bottoni e fibbie quando dovrebbe regnare il velcro da qui ai suoi 18 anni.

Diventare padre significa essere sopraffatti dalla bellezza.
Dare vita a un essere umano che è altro da te, che pensa da sè, che è in costante divenire e non si fermerà mai.

Significa essere continuamente sbattuti da un lato all'altro dello spettro.
Impotente, onnipotente. Impotente, onnipotente. Ad libitum.
Quelli dei supereroi sono superproblemi for beginners. Ti fanno quasi tenerezza.

Diventare padre significa navigare nella merda. A volte, ma solo a volte, in senso metaforico.

Diventare padre significa fare l'acrobata in mezzo alla vita degli altri.

Significa soprendersi a pensare che si è fatti per questo, solo per questo, e che lo si fa a meraviglia.

Diventare padre significa avere un figlio. Che significa che tutto il resto, finalmente, è solo un dettaglio.

Diventare padre significa una moglie come alleato e il resto del mondo come campo di battaglia.

Significa mille altre cose ma adesso è quasi mezzogiorno e significa che fra poco devo andarlo a prendere. Dai nonni. Nonnipotenti pure loro.

Diventare padre significa guardarlo mentre ti viene incontro a braccia aperte
- papà! -
e all'improvviso capire la vita a che serve.